Si chiamano Baby Pit Stop o Baby Point e sono sempre più diffusi nelle città italiane, per garantire alle neomamme poppate comode e serene anche fuori casa

Uscire per una commissione o per un po’ di svago con un bimbo piccolo che ancora si allatta non è… una passeggiata. L’attaccamento al seno non ha orari fissi, né un numero definito di poppate nell’arco della giornata e, se fino a qualche anno fa poteva essere limitante per una neo mamma pianificare un’uscita, oggi, per fortuna, pare che le cose stiano cambiando. Pur dovendo constatare che le città italiane sul piano del sostegno all’allattamento materno non vanno tutte alla stessa velocità, vale tuttavia la pena segnalare le realtà virtuose e quelle che si sono rimboccate le maniche riconoscendo la necessità di dotarsi di spazi adeguati e accoglienti.

Capofila è sicuramente Milano: il capoluogo lombardo nel 2010 ha dato il via a una rete di cinquanta Baby Pit Stop voluti da Asl di Milano e Unicef Italia, ma è anche patria della più recente iniziativa del Comune Happy Popping, che coinvolge ristoranti e luoghi pubblici e della cultura disponibili a mettere a disposizione delle mamme spazi e attrezzature (tra questi l’Anagrafe comunale, il Museo del Novecento e la Gam).

Sempre in Lombardia segnaliamo anche l’esperienza di Bergamo: il Comune ha ideato Mammapp, applicazione utile ad individuare gli spazi cittadini in cui le famiglie sono le benvenute e possono fermarsi per la poppata o il cambio pannolino.

A Trento (ma anche a Rovereto, Pergine e Riva del Garda) è attivo invece il progetto Mamma, qui puoi allattare dell’Associazione amici di neonatologia trentina, che coinvolge un’ottantina di negozi tra farmacie, pasticcerie, librerie, ottici.

Altra città che si è rivelata particolarmente sensibile è Ravenna, dove Romagna Mamma, Comune, Ausl e Lega per l’allattamento hanno dato vita ad Amici dell’allattamento, una rete di negozi dove poter allattare al seno, ma anche cambiare il bambino o scaldare il biberon. Tra le realtà che hanno aderito vi è anche la Banca di Romagna con le sue cinque filiali, dove a turno impiegati e dirigenti offrono la precedenza alle mamme che hanno la necessità di allattare o cambiare il proprio bambino, prestando il proprio ufficio.

Attenzione merita anche Bebènvenuti, iniziativa del Gruppo Giovani Imprenditori della Confcommercio di Trieste. Vi aderiscono gli esercizi commerciali che offrono alle mamme uno spazio riservato all’allattamento all’interno dei propri locali in maniera completamente gratuita (contraddistinti dall’adesivo sulle vetrine).

Frammentata è invece la situazione a Firenze, ma si sa, dove non arrivano le istituzioni arrivano gli utenti, ed è così che il blog Mammeafirenze si è riproposto di mappare, con l’aiuto delle mamme fiorentine, le realtà attrezzate per l’accoglienza di madri che necessitano di allattare. E ne ha già scovate un bel po’!

Nemmeno a Roma vi è un progetto che coinvolga tutta la città in modo organico, ma dal 2011 un contributo importante è offerto dalla campagna 0 – 3. Noi contiamo in favore dell’allattamento, promossa dal Municipio Roma IX in collaborazione con l’associazione Il Melograno e rivolta ai commercianti. Ad oggi sono una cinquantina le attività che hanno aderito, e tra queste anche di negozi che fanno parte di Municipi II, XV e XVI.

Dalla capitale arriva un altro segnale importante, ovvero che nemmeno i “palazzi” possono fare eccezione nell’assecondare le esigenze delle neomamme: poiché con la XVII legislatura a Montecitorio sono entrate tante giovani deputate, molte delle quali con bambini piccoli, da luglio la sede del Parlamento ha predisposto alcuni locali attrezzati per l’allattamento e il cambio pannolino.

Infine, la rete Unicef arriva anche al sud: ne fanno parte il Baby pit stop della caffetteria Bacio di latte (e mai nome fu più appropriato!), il primo a Bari nella centralissima via Sparano, e quello di Catania all’interno della Rinascente – il primo in Sicilia e il primo all’interno della grande catena -.