Allattare ovunque la mamma lo desideri? Si può fare nei luoghi pubblici, non sempre in quelli aperti al pubblico. E com’è la situazione dei “Baby Pit Stop” in Italia? Cerchiamo di fare il punto della situazione anche alla luce delle recenti novità normative.

Per l’Organizzazione mondiale della Sanità e per l’Unicef il cosiddetto diritto di poppata in pubblico è, per l’appunto, “un diritto fondamentale dei bambini e delle madri”. Non a caso proprio l’Oms ha scritto con l’Unicef un decalogo di misure pratiche che ogni struttura sanitaria del mondo deve dimostrare di rispettare prima di poter essere riconosciuta “Ospedale Amico dei Bambini“. Questo per i luoghi di cura. Ma quando la cronaca ci restituisce episodi di mamme allontanate da ristoranti o da uffici postali perché volevano allattare, possiamo parlare di diritti violati?

La direttiva del ministro Madia e i movimenti sul web

Negozi, musei, ristoranti, bar, librerie, farmacie: l’allattamento al seno può essere fatto ovunque. O quasi. In Italia quantomeno è così. È di fine gennaio scorso uno degli episodi eclatanti che ha visto protagonista una mamma di Biella: in ufficio postale è stata invitata ad allontanarsi dopo aver iniziato ad allattare il suo bimbo durante l’attesa. Un episodio che ha suscitato la reazione di una mamma “autorevole”: la ministra della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha subito emanato una direttiva per invitare le amministrazioni e dipendenti pubblici a non adottare atti che ostacolino l’allattamento in pubblico, così come dal 2001 va ampiamente sottolineando l’Oms. Il tema sta a cuore anche alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin che nel settembre 2016 ha promosso una guida dedicata alle mamme dal titolo Allattare al seno, un investimento per la vita scaricabile dal sito del ministero. Nel web la questione dell’allattamento in pubblico coinvolge e divide: c’è chi dice sì e c’è chi dice no. Tante donne dello spettacolo utilizzano la loro immagine per sottolineare la bellezza e la naturalezza di allattare il proprio figlio, ovunque se ne senta la necessità. Ci sono le “guerrigliere” del Movimento allattamento materno italiano (Mami), associazione affiliata alla World Alliance for Breastfeeding Action (Waba), Waba è un’alleanza globale che promuove e sostiene l’allattamento al seno attraverso una serie di eventi e flashmob e promuove nel mese di agosto la World Breastfeeding Week. In Italia e in altri paesi europei questa “settimana dell’allattamento“ si tiene a inizio ottobre perché, in pratica, d’estate da noi si ferma tutto. I temi al centro della settimana sono uguali in tutto il mondo. È pur vero, non bisogna dimenticarlo, che ci sono mamme per i quali l’allattamento è e rimane un “tema difficile”.

Allattamento e Baby Pit Stop in Italia

I primi a Milano sono stati inaugurati nel 2010, poi è stata la volta di Roma nel 2015, poi Firenze nel 2016 con la Galleria degli Uffizi, che si è attrezzata per essere il primo museo toscano ad accogliere il progetto dell’Unicef “Ospedalißamp;Comunità amici dei bambini” che si pone l’obiettivo di aprire 1000 Pit Stop Unicef in tutta Italia. Esempi virtuosi esistono poi un po’ in tutta Italia. Ma cosa sono esattamente i Baby Pit Stop? Sono uno dei servizi più utili che esistano per le neomamme che non vogliono rinunciare a uscire e a fare una vita normale con bambini a seguito. Si tratta di aree riservate alle mamme e ai loro bimbi dove allattare, dare il biberon o cambiare i pannolini in assoluta tranquillità e con i confort necessari.
Per sapere dove sono queste aree si può partire giocando “in casa“ su Kid Pass, usando il motore di ricerca e verificando quali strutture abbiano l’icona che indica la presenza di un’area allattamento dedicata. La tecnologia poi ci viene in aiuto tramite la app Baby Pit Stoppers: una web app geolocalizzata per sapere, ovunque in Italia, qual è il posto più vicino dove fare una sosta col proprio piccolo per allattarlo o scaldare una pappa, cambiarlo e ripartire. Si tratta di un progetto nato da neomamme senza scopi commerciali né finanziatori istituzionali e che si sostiene grazie all’autofinanziamento e alle donazioni degli utenti. Attorno al tema è nata anche una petizione lanciata da Raffaella Sottile – neomamma cacciata da uno stabilimento balneare ligure proprio perché allattava – per, come si legge nel testo della petizione, tutelare le madri che allattano dalle molestie e dalle discriminazioni quando devono nutrire i loro bambini in un ambiente pubblico, attraverso una legge specifica che le difenda e che integri un’azione giuridica contro chiunque violi tale diritto. Le firme raccolte ad oggi sono oltre 35mila, per aderire basta collegarsi alla petizione su change.org