Serve davvero aspettare 2-3 ore dopo mangiato prima di permettere ai nostri figli un tuffo? In realtà dipende dal tipo di pasto. Il team del Policentro Pediatrico di Milano ci spiega come stare attenti in spiaggia senza negare il divertimento ai bambini.

è credenza comune che dopo aver mangiato bisogna aspettare un certo numero di ore, 2-3 per esempio, prima di poter fare il bagno in mare. Credenza che i genitori tendono a mettere rigorosamente in pratica con i bambini in spiaggia. In realtà non ci sono evidenze scientifiche che dimostrano questa tesi. È importante però avere degli accorgimenti per evitare di star male mentre la digestione è ancora in corso.

Quanto bisogna aspettare prima di tuffarci in acqua?

La convinzione di dover aspettare “tanto“ ha due fondamenti. Il primo riguarda l’impegno muscolare dovuto al nuoto e ai giochi in acqua. Dopo mangiato, buona parte del sangue viene richiamata dall’apparato digerente per sostenere la digestione in corso e per raccogliere le sostanze nutritive da veicolare agli organi. Se si fa attività fisica, il sangue serve anche ai muscoli. Di conseguenza si crea un deficit in altre parti del corpo con rischio di eccessivo affaticamento e di svenimento. In acqua, ovviamente, questa situazione è più pericolosa perché il rischio è anche quello di annegare. In realtà l’attività fisica che viene fatta in acqua non è quasi mai molto impegnativa dal punto di vista muscolare e, se si osservano gli accorgimenti giusti per il pasto, non si corre alcun rischio.

La seconda motivazione è quella della congestione, cioè di un blocco della digestione legato al cambiamento molto rapido della temperatura entrando in acqua. Questo si verifica sia quando ci si tuffa nell’acqua fredda ma anche quando si beve una bevanda ghiacciata. I sintomi vanno da disturbi circolatori, crampi addominali, nausea, vomito a, nei casi più seri, perdita di coscienza. Anche in questo caso, il pericolo maggiore è quello dell’annegamento.

Il vero fattore: “cosa“ si mangia a pranzo o a merenda

Il problema non è dovuto tanto alla distanza dal pasto, quanto al tipo di pasto, alla temperatura dell’acqua rispetto a quella esterna e alla rapidità d’immersione. Infatti non ci sono supporti scientifici e linee guida ufficiali che impongono un tempo definito tra pasto e il bagno in mare. Gli alimenti ricchi di grassi, di proteine e di sale impegnano di più l’apparato digerente perché sono alimenti che permangono per diverse ore nello stomaco. Il pasto “da mare“ deve essere costituito principalmente da carboidrati complessi che hanno tempi di digestione più brevi e che permettono di avere energia per tanto tempo, senza causare picchi glicemici (questo è importante anche per prevenire sovrappeso e obesità). Via libera a pasta, riso, cous cous, quinoa e ad altri cereali conditi in modo semplice, ad esempio con pomodorini, pisellini, ceci, carote, mandorle, sesamo… Anche un panino con pomodori freschi, crema di ceci e un filo di olio extravergine d’oliva è perfetto.

Oltre che al pranzo, bisogna prestare attenzione anche alla merenda. Le patatine o la pizza sono alimenti eccessivamente ricchi in grassi e in sale. Sconsiglio anche i ghiaccioli, i tè freddi e le bevande zuccherate che danno sicuramente energia, ma che rappresentano calorie vuote (costituite solo da zuccheri semplici che non saziano), prive di vitamine e di sali minerali. La merenda migliore, ovviamente, è quella con frutta fresca (banana, albicocche, pesche, uva, prugne, melone…), oppure con cracker, tarallini, ecc . Ogni tanto va benissimo anche un gelato, purché artigianale e di un gusto semplice come la nocciola, il cioccolato, la frutta, il fior di latte. Meglio evitare gusti elaborati come il tiramisù o il biscotto. I gelati confezionati spesso sono molto più ricchi in zuccheri e contengono grassi di pessima qualità. Una regola importante è quella di leggere sempre la lista degli ingredienti. Se si seguono questi accorgimenti, i bambini possono ricominciare a giocare in acqua poco dopo il pasto o la merenda.

Il profilo della dott.ssa Cancellato del Policentro Pediatrico di Milano