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Non chiamatele app per bambini

da Giu 23, 2015

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Il veronese Luca Prasso nella Silicon Valley sviluppa applicazioni dedicate ai più piccoli: strumenti per connetterli con la realtà e divertirsi con i genitori, come accade anche con i suoi figli!

Luca Prasso, 51 anni, è uno sviluppatore di app per bambini che, partito da Verona, oggi vive e lavora a Mountain View, nel Campus di Google. Dopo aver mosso i primi passi lavorando nello sviluppo della grafica animata, nel 1995 Luca approda a San Francisco, in una società che è poi diventata parte integrante della DreamWorks. Per diciassette anni fa parte di una delle più grandi realtà nell’ambito dell’animazione grafica digitale e collabora a produzioni come Z la formica, Shrek e Madagascar, solo per citarne alcune. Poi, nel 2012, la paternità da un lato e l’innamoramento per il mobile dall’altro, lo conducono sulla strada delle app per bambini e, con la moglie e un amico, crea Curious Hat. Ma Luca non si ferma qui: curioso e amante delle nuove sfide com’è, nel 2014 viene a conoscenza di una divisione di Google che sviluppa e finanzia una serie di progetti sotto la sigla Atap e resta affascinato da quella che viene definita “la nuova frontiera della narrazione”, una nuova piattaforma dove si sviluppano e vengono raccontate una serie di storie che trovano la loro interattività, ancora una volta, attraverso il mobile. Inizia così per lui un nuovo capitolo.

L’animazione grafica digitale prima e ora le app per bambini: l’attenzione ai più piccoli è la costante del tuo lavoro, perché hai scelto di concentrarti su di loro?

Arrivare a concentrarmi sui bambini è frutto di un processo “naturale”. Deriva in parte dal mio percorso professionale: per diciassette anni infatti ho lavorato e sono cresciuto in DreamWorks, circondato da artisti, tecnici e cantastorie, insieme ai quali ho creato film d’animazione al computer. Ma anche la mia vita personale ha influito molto: Nadia, che è anche creative director di Curious Hat, ed io siamo diventati genitori di Noah, 6 anni, ed Emily, 4. Vedere le nuove generazioni interagire con i nuovi i mondi digitali su smatphone e tablet ci ha stimolato a creare esperienze che li connettessero con il mondo reale.

Fai un lavoro che ai più piccoli potrà apparire pazzesco, per farlo bene cosa è importante conservare della propria infanzia?

Imprescindibili sono l’ingenuità e la creatività.

Quali sono i criteri con cui tu e il tuo team ideate una app?

Nello sviluppo di una app ci facciamo ispirare e coinvolgere dalle cose e dalle situazioni più svariate, dai giochi tradizionali e dalle tecnologie più avanzate, dal design e dal tratto di un artista. Poi mescoliamo tutto, cercando di intravvedere qualcosa di nuovo e avvincente.

In questo, quanta attenzione va dedicata al bimbo e quanta al genitore?

Le applicazioni che abbiamo sviluppato spesso richiedono la collaborazione fra adulto, genitore o educatore che sia e bambino. Crediamo infatti che le app possano essere un’opportunità anche per gli adulti di scoprire il bambino e il suo mondo, instaurando con lui un dialogo che continui anche quando si mette da parte lo smartphone o il tablet.

Le app possono essere un modo per migliorare la qualità del tempo che adulti e bambini trascorrono insieme? In che modo? Qualche esempio?

Direi proprio di sì. InfiniScroll, ad esempio, invita ad inventare storie sempre diverse. E’ una app nata per essere il libro senza fine che si legge prima di andare a dormire, stimolo per ideare mille avventure. Ma rappresenta anche l’opportunità per il bambino di raccontare le proprie fiabe.
E ancora, Curious Words offre la possibilità di esprimersi visualizzando parole casuali con cortissimi video, appena un secondo per parola. Il termine è associato all’immagine, all’emozione di un colore, di un oggetto, di un’espressione. Da qui nasce la possibilità di inventare a vicenda, bimbi e adulti.

Quanto spazio occupa la tecnologia nel tuo rapporto con i figli e, eventualmente, in cosa lo facilita?

La relazione dei miei figli con la tecnologia è in evoluzione, vivono di streaming e touch! A casa non abbiamo la tv classica ma solo devices con Netflix e YouTube Kids. Noah ed Emily giocano, poco a dire il vero, con le varie app educative per la loro età, quelle dei nostri concorrenti! E passano invece tanto tempo con le mani sporche di colori, inchiostri, tra carte di tutti i tipi.

Puoi dare infine qualche consiglio pratico ai genitori per un corretto uso di smatphone e tablet da parte dei bambini?

Tutto sta nel trovare il giusto equilibrio. Non dimentichiamo che il device non è né potrà mai essere un sostituto al nostro ruolo di genitori e di educatori.

Ilaria Tonetto

Ilaria Tonetto

laria Tonetto è una giornalista pubblicista e un’esperta nella comunicazione di progetti culturali e di promozione territoriale, dal 2007 dirige l’agenzia trevigiana Koiné Comunicazione. Se ne intende di luoghi, ma anche di bambini: la maggior parte delle sue avventure nell’ultimo decennio le ha condivise con le figlie, di 12 e 8 anni, potendo sperimentare personalmente tutte le modalità di “viaggio con la famiglia”. È una delle firme storiche di Kidpass.it, per il quale si occupa di raccontare gli itinerari di viaggio con i più piccoli in Italia, mixando l’esperienza di giornalista e lo spirito di sopravvivenza di mamma, e di selezionare e segnalare appuntamenti con l’arte per tutte le età.

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