L’Oasi di Cervara a Quinto di Treviso, l’ultima area paludosa sul fiume Sile che accoglie cicogne, aironi e martin pescatori, dal 2012 ospita anche una selva di gufi. E due volte al mese c’è la possibilità di conoscerli da vicino, molto da vicino. Kid Pass non si è lasciato scappare l’occasione!

Ci sono i fratelli Maya e Soren, che sono barbagianni come Neve. Poi gli allocchi Bilbo ed Eolo, quest’ultimo un po’ più grande, perché è un allocco degli Urali. Il velocissimo Jack, gufo comune e, infine, il più grande e maestoso di tutti: Obi, il gufo reale. Sono gli abitanti della selva dei gufi, una delle realtà ospitate all’Oasi di Cervara, parco naturalistico sul fiume Sile, a Quinto (Treviso). Tutti i fine settimana è possibile incontrare questi sette rapaci in occasione del Volo dei gufi: nella loro arena, e sotto la supervisione delle guide del parco, Obi e gli altri si sgranchiscono le ali volando sulle teste del pubblico. Ma per conoscerli meglio, ecco che due sabati al mese c’è la possibilità di partecipare a Un pomeriggio da gufiere, un’attività in grado di entusiasmare sia grandi che piccoli. Kid Pass sabato 30 aprile è andato a vedere com’è.

Primo: impariamo il linguaggio dei gufi

Il pomeriggio comincia tornando, in un certo senso, a scuola con una breve lezione molto interattiva sui rapaci notturni, la grande famiglia di cui i gufi fanno parte. Prima di incontrarli, ci spiegano infatti i nostri “professori” Stefania Falcone e Gianfranco Maschietto, le guide naturalistiche dell’Oasi di Cervara, dobbiamo imparare il linguaggio dei gufi. Perché sono loro che comandano in arena: noi non siamo i loro addestratori, ma degli amici di cui si possono fidare. Imparare il linguaggio dei gufi significa conoscerne le caratteristiche e il carattere per poter poi interagire al meglio con loro. Tutti, infatti, abbiamo degli stereotipi in mente che è il caso di aggiornare, che siano basati su Anacleto di mago Merlino, sui gufi e le civette dei libri di Harry Potter o i guardiani del cartone il Regno di Ga’Hoole. Foto, versi da ascoltare, piume e artigli da toccare… con l’aiuto delle guide abbiamo imparato (eravamo sei adulti e sette bambini) un sacco di cose. Abbiamo imparato, per esempio, che i gufi vogliono controllare tutto: girano la testa di 270 gradi perché i loro occhi sono come dei binocoli, e si girano a ogni rumore perché hanno un udito sviluppatissimo. Quindi, ci hanno spiegato, mai mettersi dietro a un gufo perché se ne accorge subito, e mai urlare perché gli diamo fastidio! Abbiamo scoperto che il loro piatto preferito sono i topolini e che il loro piumaggio fa sì che il volo dei gufi sia silenzioso… per cacciare meglio! Appunto per questo non bisogna mai accarezzare un gufo: i gufi sono molto gelosi delle loro piume, e l’unico gesto d’affetto che gradiscono davvero è una carezza solo sulla pancia. Abbiamo così anche capito la realtà di alcuni video che vengono spesso condivisi sui social network: non è vero che un gufo è contento di essere coccolato o che è felice di ballare al ritmo di una musica ad alto volume. L’espressione che all’occhio umano sembra di divertimento in realtà denota una grandissima sofferenza.

E ora infiliamo i guanti nell’arena dei gufi

E ora vediamo chi di voi farà lo sguardo da gufiere, ci dice sorridendo Stefania dandoci i guanti da falconiere e portandoci nell’arena dei gufi. Dopo la lezione, infatti, siamo pronti a conoscere i sette abitanti della selva con un’ultima raccomandazione: ricordiamoci che l’arena è casa loro, siamo noi gli ospiti. Stefania e Gianfranco ci spiegano come gestire l’atterraggio dei gufi sul nostro braccio e come “passarceli” da braccio a braccio, come chiamarli per farli volare da un gufiere all’altro e come ricompensarli ad ogni atterraggio con un premio, un pezzettino di pollo. Ci mettiamo in cerchio e uno alla volta le guide portano fuori dalle voliere Eolo, poi Neve, poi Jack e tutti gli altri. Per gufi, allocchi e barbagianni era il momento della “merenda”, e abbiamo imparato un’altra cosa: sono animali molto furbi. Volano da chi è sicuro che è pronto a dar loro da mangiare e se non arriva il premio state pur certi che sono in grado di protestare o… andare da un altro offerente! Molti di noi hanno accontentato Stefania perché, naturalmente, sul nostro volto è comparso, appunto, lo “sguardo da gufiere”: un’espressione mista di felicità e riverenza nel sorreggere il gufo finalmente accomodato sul tuo braccio. Dopo un’ora e mezza letteralmente, è il caso di dirlo, volata, il gran finale è di Obi, il gufo reale: Obi arriva in arena da solo, con un’entrata da vero divo. I bambini che erano già stati all’Oasi di Cervara non aspettavano altro! Normalmente i voli con Obi sono riservati agli adulti perché il gufo reale è molto grande: pesa quasi 2 chili e ha un’apertura alare che supera il metro e mezzo. Tuttavia, con i genitori d’accordo e l’aiuto delle guide, anche i più piccoli hanno potuto provare l’emozione di sorreggerlo e farlo volare.

La voce dei bambini

Proprio per un discorso di “stazza”, l’attività di Un pomeriggio da gufiere è consigliata per i bambini dagli otto anni in su. L’Oasi di Cervara resta comunque un posto ideale per le famiglie con figli di tutte le età: tutti i percorsi sono accessibili con i passeggini, infatti, e in generale lo stile delle guide è tale da coinvolgere indifferentemente adulti e bambini in tutte le attività proposte. Dal dare da mangiare alle cicogne, alla visita alla garzaia degli aironi etc etc. Ad accompagnarmi in questa esperienza sono venuti i miei nipoti. Anita, 13 anni, è rimasta stupita dall’indipendenza dei gufi e ha promosso l’Oasi in sé: Pensavo fossero più addomesticabili, avevo un po’ di paura che mi pizzicassero, invece è divertente tenerli – ha detto – Mi piacerebbe tornare qui: è un posto molto bello anche per fare delle passeggiate. Francesco, 10 anni, ha descritto così l’esperienza in arena: è stato bello vedere i gufi volare liberi. Sembrava di giocare a palla, ma con una palla un po’ testarda. Mi ha colpito il modo in cui atterrano, è come se tu fossi un ramo.