Grazie alla pet therapy gli animali ci aiutano a stare bene. E tenere un animale in casà può essere una splendida oppurtunità di benessere anche per i nostri bambini

Negli ultimi decenni gli animali domestici hanno ricoperto via via un ruolo sempre più importante nella vita di noi umani, dimostrando che possono contribuire in modo significativo anche al miglioramento delle nostre condizioni di salute. Da semplice presenza “di compagnia”, l’animale domestico si mette quindi il camice e diventa co-terapeuta.

Ma cos’è la Pet Therapy? Per soddisfare la nostra curiosità ci siamo rivolti al Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali, istituito con Decreto Ministeriale nel 2009 presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che si occupa di promuovere questa pratica, di valorizzare una rete di esperienze scientifiche di eccellenza, e di organizzare e gestire percorsi formativi per tutte le figure coinvolte in tali progetti.
Luca Farina, medico veterinario, è il direttore del centro: ci spiega che le origini dell’utilizzo a scopo terapeutico del rapporto uomo-animale sono molto antiche, con esperienze di studio avviate già nel XVIII secolo. Il termine pet therapy – prosegue – è stato coniato nel 1962 da Boris Levinson, neuropsichiatra americano che, dopo alcune osservazioni casuali nel suo studio dove teneva il suo cane, utilizzò l’animale in modo sistematico nella relazione psicoterapeutica con i bambini. Da qui la prima teorizzazione della pet therapy nel ’69. Oggi si preferisce tuttavia usare la definizione Interventi Assistiti con gli Animali (IAA).
Gli IAA trovano ampia applicazione principalmente nell’ambito della disabilità, della fragilità e della marginalità sociale, in alcune patologie della sfera fisica e psichica, nel disagio relazionale, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone, sia nei processi di cura che nei percorsi educativi. Attraverso questo tipo di interventi vengono infatti sollecitate le emozioni e gli aspetti simbolici che agiscono sulla motivazione della persona. Ecco allora che chiunque può trarre beneficio da questa pratica: infatti, sebbene bambini e ragazzi siano quelli più coinvolti (anche con interventi nella scuola legati a bullismo, integrazione culturale e facilitazione dell’apprendimento), sono molte le richieste che provengono dai servizi per la terza età. L’età adulta è maggiormente interessata nel caso di disabilità, ma esperienze realizzate con donne vittime di violenza, o pazienti oncologici, non consentono di arginare gli interventi assistiti con animali a determinate categorie di persone.
Ma chi sono i co-terapeuti? Generalmente cani, cavalli, asini, gatti e conigli, quindi animali appartenenti a specie domestiche in grado di instaurare relazioni sociali con l’uomo, che vengono valutati dal punto di vista sanitario e di comportamento dal medico veterinario. Devono infatti essere socievoli, docili, in grado di relazionarsi positivamente sia con altri animali che con l’uomo e non devono presentare comportamenti patologici. Oltre all’adeguato percorso formativo che l’animale deve sostenere, è tenuto molto in considerazione il suo benessere, per cui vengono rispettate le fasi di vita più delicate, come quella giovanile, della gravidanza avanzata, della lattazione, dell’estro ed altre particolari condizioni di salute spiega Luca Farina.
Ma non ci sono solo gli animali: gli interventi di pet therapy prevedono il coinvolgimento di un’équipe multidisciplinare in grado di gestire la complessità della relazione uomo-animale, entrano così in gioco diverse figure professionali, sanitarie e non, e operatori che concorrono a progettare e realizzare l’intervento, ognuno per le proprie competenze, lavorando in stretta collaborazione.

In Italia le strutture operanti nel settore degli IAA sono molto diffuse e hanno differenti livelli di organizzazione: attraverso un censimento in continuo aggiornamento è possibile vedere come associazioni, cooperative, enti pubblici e privati che operano in questo campo si trovino su tutto il territorio nazionale.
Ma quanto è importante che i nostri bambini interagiscano con un animale? Gli animali da compagnia sono importanti non solo per la socializzazione– spiega Farina – ma anche per la salute dei bambini e Secondo alcuni studi i bambini che vivono con gli animali infatti tendono ad avere un sistema immunitario più efficiente e sono stimolati nello sviluppo psico-motorio e delle abilità sociali.
Salvo allergie o fobie nei confronti degli animali, ecco allora che un cucciolo può essere una bella sorpresa sotto l’albero di Natale. Senza però dimenticare che il nuovo arrivato diventerà un vero e proprio membro della famiglia, con tutte le responsabilità che la scelta di prendere un pet in casa deve comportare, sia per rispetto dell’animale stesso che del bambino che di sicuro si affezionerà a lui.