Il primo approccio con l’acqua salata può riservare grandi sorprese: bambini che si rivelano subito dei pesciolini, e altri che vedono il mare come una tortura. Come assecondare o aiutarli nel primo incontro con il mare? Ecco le differenze per fascia d’età

L’estate è la stagione in cui la famiglie fanno esperienze insieme, approfittando delle vacanze. Una delle esperienze più attese è quella del bagno in acqua, per i più simbolo di divertimento e di libero sfogo dopo i lunghi mesi invernali. Ma cosa succede ai piccoli che si avvicinano per la prima volta a questa situazione? Come poterli iniziare a questo appuntamento estivo? Come possono mamma e papà essere accompagnatori di un’avventura sconosciuta e nuova?

Una prima risposta a questi quesiti può essere quella di considerarla come esperienza individuale prima che familiare. Ognuno potrà trarne il meglio se si considerano le diverse esigenze ascrivibili alla fase di vita di appartenenza: per i più piccoli si tratta della fase di conoscenza del nuovo. A questo proposito è importante tenere in mente che vi sono alcuni accorgimenti da prendere, soprattutto con i neonati e i bambini molto piccoli.

L’approccio giusto al primo bagnetto per ogni fascia d’età

neonato 1- 3 mesi di vita

La sua pelle è sottile e sensibile sia al clima che alla temperatura dell’acqua. È importante che i genitori scelgano un luogo adatto alle esigenze del piccolo e che lo portino in spiaggia in ore non troppo calde della giornata. Devono proteggerlo con creme ad alta protezione, non esponendolo direttamente al sole, ma utilizzando indumenti leggeri e comodi che lascino liberi gli arti, e cappellini per proteggere gli occhi da rischio di congiuntiviti.

Per il bagnetto, è meglio che l’acqua abbia una temperatura vicina al benessere termico, in quanto l’organismo del neonato non è ancora in grado di adattarsi a temperature lontane da tale condizione. Una soluzione potrebbe essere quella di munirsi di una piscinetta gonfiabile all’interno della quale porre dell’acqua dolce scaldata al sole ed immergervi il piccolo. Questo accorgimento consentirà allo stesso di fare una prima esperienza adeguate alle sue esigenze, e nel contempo permetterà a mamma e papà di godersi la spiaggia con il piccolo.

a partire dal 3 mese di vita

L’esperienza con l’acqua può essere preceduta anche dall’ausilio di corsi di acquaticità effettuati nelle piscine. In questi casi il neonato che arriva al mare potrebbe essere già più pronto al contatto con l’acqua, anche se la salinità potrebbe essere un elemento nuovo da conoscere. Il bagnetto nella piscinetta di acqua salata può essere un inizio per familiarizzare con la stessa.

a 5/6 mesi di vita

L’immersione diretta in acqua è più accessibile. Il piccolo ha un’interazione più attiva e aperta con il mondo circostante. È utile tener presente la gradualità di avvicinamento al mare, cominciando con l’appoggio dei piedini sulla battigia e solo successivamente passare agli arti, all’addome ed infine provare con l’immersione. In questa circostanza potrebbero aiutare diverse piccole sessioni, accompagnate da dolci parole di mamma e papà che rassicurano il piccolo su quanto sta vivendo.

verso i 12 mesi

Il bambino, che cammina e si muove più in autonomia, manda ritorni più evidenti in merito alla gradevolezza o alla sgradevolezza del bagno in mare. È possibile osservare che alcuni si avvicinano all’acqua con slancio e senza paura, mentre altri potrebbero mostrare disappunto e non vivere questo momento con piacere. Nel primo caso, è importante supervisionare il piccolo, dandogli anche l’opportunità di utilizzare braccioli o supporti galleggianti per muoversi più in autonomia. Mentre nel secondo scenario è fondamentale non forzarlo e soprattutto non sgridarlo o insistere affinché faccia il bagno, ma accompagnarlo in ciò che può vivere in serenità e libertà. Se si lascia che il bambino possa esprimere la propria emotività senza che questa venga da subito connotata, egli si sentirà più in grado di tollerare la fatica esperita e potrà riprovare successivamente (nella stessa giornata o nei giorni seguenti).

per gli anni successivi

è importante che il bambino continui ad avvinarsi al mare con i propri tempi e che si senta legittimato a progredire fidandosi di sé e dell’adulto. La fiducia in sé è un elemento fondamentale in ciascuna esperienza di vita. Il bagno potrà cosi diventare un momento di condivisione e di socializzazione, all’interno del quale poter mettersi alla prova e correre il “rischio” di provare a muoversi in acqua in maniera più competente e divertente. Il bagno potrà essere un’esperienza fatta con la famiglia o con i pari, dai quali il bambino potrà trarre spunto per osare di più o cominciare a nuotare in maniera più spontanea e fluida, fino ad arrivare a godere pienamente e in maniera più prolungata dei giochi in acqua o delle nuotate.

Il fattore emotivo è importante… anche in acqua

Ciò che permette di comprendere un’esperienza è l’affettività e l’emotività ad essa connesse. Se viviamo una situazione in cui sentiamo di poterci muovere in libertà e secondo dei tempi individuali che colorano le nostre azioni, ci sentiamo contenti e soddisfatti di noi perché affrontiamo nuove e diverse avventure. Contrariamente, se si percepisce che le aspettative degli altri si presentano pressanti e poco in ascolto del nostro modo di essere, ci sentiremo poco adeguati e non riusciremo ad accedere liberamente alle nostre risorse e capacità. Questa dinamica si presenta maggiormente nei piccoli che stanno compiendo un percorso di crescita del sé, nelle piccole e nelle grandi situazioni di vita.

Il bagno sarà una delizia se il bambino potrà percepire lo sguardo facilitatore del genitore accanto a sé che lo sostiene e che gli permette di conoscere il mondo e se stesso a partire dalle sue esigenze e dalle sue attitudini. Tutti al mare… a deliziarsi e a godersi l’acqua salata, le nuove esperienze e gli sguardi di complicità!

Il profilo della dott.ssa Lamera del Policentro Pediatrico di Milano