Non tutte le ricette dei dolci pasquali sono semplici da preparare, ma ognuna racchiude una bella storia da poter condividere con i bambini.

Nel periodo pasquale le nostre tavole si riempiono di dolcezze e di simboli che celebrano l’annuncio della pace e della bella stagione: alcune ricette tradizionali di dolci pasquali legate a questo periodo dell’anno sono semplici e possono essere preparate con i bambini, ai quali potrete anche raccontarne la nascita, legata – chi lo avrebbe mai sospettato! – a cavalieri e battaglie, dee e misteriosi monasteri in cui si inventavano dolci… divini. Anche i più piccoli così potranno cominciare a capire che il cibo è cultura.

La colomba pasquale – Lombardia

Questo dolce di pasta lievitata, che chiude tradizionalmente il pranzo pasquale, non è facile da preparare in casa. Ma poiché, nonostante l’origine lombarda, è ormai diffuso in tutta Italia, sicuramente potrete raccontare ai vostri bambini la sua avvincente storia. Anzi, le sue storie: già, perché la nascita della colomba, che originariamente era un dolce molto semplice a base di uova, farina, lievito e miele, vanta due versioni.

La prima ha come protagonista re Alboino che, conquistata Pavia dopo tre anni di assedio alla vigilia di Pasqua del 572, avrebbe salvato la città dal saccheggio perché tra i doni ricevuti vi erano dei pani dolci di suprema bontà preparati a forma di colomba.

La seconda, invece, è legata alla battaglia di Legnano (1176), vinta della Lega dei comuni lombardi contro Federico Barbarossa: l’idea del dolce sarebbe nata ad un condottiero che, per celebrare la vittoria, fece confezionare dei pani speciali in omaggio alle tre colombe che durante la battaglia avevano “vigilato” sulle insegne lombarde.

Salame del papa – Piemonte

E’ un goloso salame di cioccolato tipico del Piemonte, consumato nel periodo quaresimale e pasquale. L’impasto si prepara velocemente, lavorando il burro morbido con zucchero a velo e poi aggiungendo cacao, uova, biscotti secchi sbriciolati, nocciole e rhum. Dopo avergli dato la forma di un salame, va fatto riposare in frigorifero un paio d’ore prima di essere gustato.

Oggi presente nell’intera penisola tutto l’anno, anche in diverse varianti, il salame al cioccolato è in realtà originario di Alessandria: secondo una curiosa leggenda nei secoli passati durante la Quaresima il consumo di dolci era proibito, così i cuochi alessandrini inventarono questo singolare salame per soddisfare comunque il desiderio di dolcezza della propria clientela.

Pizza di Pasqua – Italia Centrale

Nelle regioni dell’Italia centrale – Umbria, Marche, Lazio – il dolce della Resurrezione è la soffice Pizza di Pasqua, ottenuta da un impasto a base di farina, uova, zucchero, burro o strutto, lievito di birra e latte, aromatizzato con vaniglia, bucce grattugiate di arancia e limone, cannella e un po’ di liquore. In alcune ricette è arricchita da uvetta e canditi e ricoperta da una glassa di albume e codette di zucchero colorato.

Fino a metà del Novecento era questo il dolce che i bambini dei paesi e delle città attendevano con trepidazione, non c’erano né colomba né uova di cioccolato. Erano necessari tre giorni per prepararlo e in alcune zone c’era l’usanza di far benedire l’impasto prima di cuocerlo poi, finalmente, per la colazione della domenica di Pasqua arrivava in tavola.

Pastiera – Napoli

Con il suo profumo intenso la pastiera invade le strade e i vicoli di Napoli a partire dal Venerdì Santo, giorno in cui viene tradizionalmente preparata, con un po’ di anticipo rispetto a quando sarà consumata, per consentire al dolce di pasta frolla, con un cremoso ripieno di ricotta, di raggiungere la consistenza giusta e ai vari sapori di amalgamarsi tra loro alla perfezione.

Una forma rudimentale di pastiera era presente già in epoca romana ed era legata al culto pagano di Cerere, dea della fertilità. Ma quella che conosciamo oggi, così come molte altre delizie partenopee, nacque nelle cucine del convento di San Gregorio Armeno (in un’epoca a noi ignota), dove le suore nel periodo di Pasqua ne sfornavano in gran quantità, regalandole ai ricchi benefattori.

Scarcelle (Puglia) e Cudduraci (Calabria)

Le scarcelle sono semplicissimi biscotti pasquali tipici della Puglia che al centro racchiudono un uovo sodo, preparate per tutta la Settimana Santa e anche in quella precedente. Proposti oggi in molte forme (coniglietti, pulcini, cestini…), tradizionalmente erano rotondi perché nell’antichità si riteneva che la forma tonda avesse attinenza con la fortuna. Inoltre, la scarcella è un dolce che simboleggia la nascita di una nuova vita e per questo era arricchita con l’uovo.

Simile alla scarcella è la “cuddura cull’ova” siciliana, che può contenere anche più di un uovo, ma sempre in numero dispari. L’espressione “cuddura cull’ova“ dà origine anche ai cudduraci, o colloraci, dolci tipici di Reggio Calabria. Parliamo ancora di biscotti di pasta frolla con un uovo al centro, dolce originariamente povero, con l’uovo perché il cioccolato costava molto e con forme particolari per invogliare i bambini. In passato questi dolci pasquali venivano preparati per essere mangiati durante il lunedì dell’Angelo (detto anche Pascuni) durante la gita fuoriporta. Secondo la tradizione grecanica, le giovani fidanzate preparavano questo dolce per il promesso sposo, dandogli la forma di un cuore. Più grandi e ricchi di uova erano, più era l’amore provato.

Agnello di pasta reale – Sicilia

I dolci siciliani, oltre ad essere deliziosi, si distinguono anche per essere molto scenografici: è il caso anche dell’agnellino pasquale di pasta di reale, a base di mandorle, albume d’uovo e zucchero.

Nella splendida isola ogni comune custodisce la propria ricetta: a Palermo è fatto soltanto con la pasta reale e la forma è ottenuta grazie a calchi di gesso, così come nel resto della Sicilia; a Erice, in provincia di Trapani, è ripieno di conserva di cedro e viene forgiato a mano dalle abili mani dei maestri pasticceri; a Messina è ricoperto da macchie bianche e nere; a Catania e Ragusa viene farcito con zucca candita.

L’agnello di pasta di mandorle vanta oltre un secolo di storia: come la pastiera napoletana, ebbe origine all’interno di un monastero, il Collegio di Maria a Favara, nell’agrigentino, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Ancora oggi l’agnello favarese si distingue dagli altri perché racchiude un cuore di pasta di pistacchio.