È il titolo di un manuale fresco di stampa che aiuta i più piccoli, i genitori e gli insegnanti a riconoscere i “fake” nel web: ne parliamo con una delle due autrici, la giornalista Fulvia Degl’Innocenti.

Lo yeti, le catene di Sant’Antonio, i coccodrilli nelle fogne: in queste settimane il dibattito sulla diffusione di notizie ingannevoli e falsi miti, e la propagazione a macchia d’olio nel web di contenuti non veritieri, è aperto e si pone il problema di come fare a smascherare i così detti “fake”, credenze diventate reali in virtù del passaparola e del “si dice”. Il fenomeno inevitabilmente riguarda anche bambini e ragazzi che si affacciano all’uso della rete deboli della loro inesperienza. Per offrire a loro, ma anche ai genitori e agli insegnanti, uno strumento per riuscire a smascherare le “bufale” online è appena uscito Cacciatori di Bufale – Come riconoscere e smascherare le notizie infondate e le leggende metropolitane nella realtà e nel Web (Edizioni Sonda), scritto da Chiara Segré, biologa impegnata nella divulgazione scientifica e responsabile della supervisione scientifica della Fondazione Veronesi, e dalla giornalista Fulvia Degl’Innocenti, che ha risposto alle nostre domande.

Il problema delle fake news oggi è amplificato dalla rete, in cui esse rimbalzano e si replicano. Quali sono le tipologie di “bufale” più diffuse?
Ce ne sono davvero di ogni genere: geografiche, storiche, artistiche, paranormali, e non mancano le leggende metropolitane. Nella prima parte del libro ne passiamo in rassegna moltissime: esistono sin dalla notte dei tempi, da molti secoli prima dell’avvento dei social network.

In che modo possono nuocere ai bambini e ragazzi e perché, dunque, è importante che imparino a riconoscerle?
I più giovani, se possibile, sono ancora più vulnerabili alla propagazione di notizie false. Ma è proprio nella fase della crescita che è più facile agire con un progetto educativo specifico, con l’obiettivo di creare in loro una maggiore consapevolezza e sviluppare uno spirito critico. In generale è bene farsi sempre delle domande prima di dare credibilità a una qualsiasi notizia. E avere gli strumenti per poter smascherare le bufale.

Quali sono le prime tre cose che devono far diffidare un ragazzo di fronte a una notizia scovata in rete?
Innanzitutto considerare il luogo in cui questa notizia è stata scovata, ovvero bisogna stabilire l’autorevolezza delle fonti. Poi è necessario fare qualche verifica, per appurare per esempio se quella notizia compare solo lì o se si trova anche altrove. Utile è anche valutare le immagini, osservando bene se una fotografia è alterata, contraffatta.

Chi ha interesse a diffondere fake news? Perché?
Molto spesso ci sono interessi economici alla base. Altre volte c’è il preciso intento di manipolare le coscienze, anche per fini politici. In altre circostanze ancora, invece, è il gusto di tenere in scacco il pubblico, dandogli da bere qualsiasi cosa.

Nella seconda parte del libro proponete divertenti esperimenti da compiere in classe, c’è qualche accortezza che si può insegnare anche a casa?
Le proposte pratiche che suggeriamo possono essere messe in pratica anche a casa, con la collaborazione di genitori e amici. Ad esempio, suggeriamo come realizzare un uovo mummificato senza ricorrere, come qualcuno pretende, a una particolare forma di energia paranormale, o come riuscire a smascherare presunti rabdomanti. Queste sono le proposte più immediate, ma ce ne sono anche altre che richiedono un’organizzazione più elaborata, come la camminata sul fuoco.

Che consiglio darebbe ai genitori di bambini e ragazzi che usano la Rete?
Interessiamoci a ciò che cattura la loro attenzione nel web, discutiamone con loro, mettiamo delle pulci nelle loro orecchie istillando il dubbio e il desiderio di fare delle verifiche. Attraverso il dialogo si aprono molte finestre di consapevolezza che sapranno dare i loro frutti, in tutte le sfere della vita.