“Chi più lontano sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più lontano sogna” (W.Bonatti)

Da mamma auguro a tutti i bambini di vedere lontano e di sognare sempre.

Da più di quarant’anni ho la fortuna di trascorrere le vacanze estive a Falcade, nella valle del Biois, immersa tra le mie amate montagne e i miei pensieri. Con un velo di romanticismo, affermo che parte del mio cuore appartiene a tutta la valle, alle cime scalate, avvicinate o semplicemente fotografate: la catena dell’Auta, le cime del Focobon e il monte Mulaz, il monte Palmina, e il monte Civetta che insieme al monte Pelmo fa da cornice al paese. Di Falcade posso indubbiamente dire che “ne conosco in pratica tutti i sassi” (da sempre collezionati con rigore). Da ragazza non era difficile seguire le iniziative dei miei genitori, in cammino tra malghe (Malga ai Lach, Malga Bosch Brusà, Vales Bas) e Rifugi (Flora Alpina, Laresei).

O condividere le “trovate” di tutti i ragazzi (incredibilmente tanti, se ci ripenso) che come me soggiornavano per più di un mese in paese. Da quando sono mamma però, ho dovuto re-inventare tutte le giornate a misura di bambino, in modo da godere appieno delle bellezze naturali della valle, in un compromesso tra riposo e avventura. Diciamo che non sono una mamma pigrona (forse non ne esiste nemmeno una) ma in tutta sicurezza e guardando alla loro crescita e capacità, ho iniziato presto a mettergli zaino in spalla e scarponcini. E prendetelo proprio in senso letterario. Zaino preparato ogni giorno insieme, completo di felpina, kw e bottiglietta d’acqua, e se dico scarponcini, intendo proprio scarponcini. I piedini dei bambini oltre ad essere comodi devono sempre essere protetti sia nei giochi sia nelle camminate tra i prati e i sentieri.

Falcade e le cime del Focobon

Passeggiamo tra Falcade e Caviola

Che cosa facciamo oggi mamma? Rapida occhiata al cielo e se non scendono già di primo mattino, minacciose nuvole dal Valles o nuvoloni coprono le cime del Focobon… via, una nuova avventura può iniziare!
Se da piccoli, quando erano ancora in passeggino, ho girato in lungo e in largo la piana e il suo grande e attrezzato parco giochi, solo pochi anni dopo, ho iniziato a percorrere al loro passo, la camminata che da Falcade porta a Caviola costeggiando il torrente Biois. Una camminata semplice e ben segnalata. Meta finale o tappa di ristoro per chi vuole continuare a scendere fino a Canale D’Agordo, raggiungibile in un’altra oretta, il parco giochi di Caviola, ben si adatta a far giocare liberamente tutti i bambini essendo piccolo e raccolto (anzi diciamo proprio delimitato da una staccionata), sotto l’occhio sempre attento del genitore che finalmente, riuscirà a gustarsi un po’ di ombra e tranquillità, senza correre da una giostra all’altra. Chi sente la mancanza dei giochi d’acqua però, può scendere in qualche piccola spiaggetta lungo il corso del torrente Biois. Dopo la tempesta di Vaia, il letto del torrente è visibilmente modificato, ma in alcuni punti si possono ancora immergere e rinfrescare i piedi, e per i più piccoli costruire con sassi e fantasia delle piccole dighe. Mi raccomando, il corso d’acqua è veloce, perciò eviterei di giocare a pallone lì vicino! Ne ho abbandonati parecchi…

Viaggio con le “meduse volanti”: Le Buse e il giardino delle formiche

Oggi invece piccoli miei… oggi un po’ di emozione! A Molino, intimo e fiabesco borghetto, salendo da Falcade verso Falcade Alto, troviamo aperti, anche in estate, gli impianti di risalita con cabinovie (le “meduse volanti” come le chiamano i miei bimbi). Destinazione “spaziale”, località Le Buse. Tre punti di ristoro ad attenderci lì vicino: Baita Gigio Picol, Chalet Le Buse e la malga omonima poco più distante.
Ai miei bimbi però, l’emozione di aver “volato” sopra i boschi, scatena la voglia di curiosare ancora in qua e in là e non di sedersi subito a mangiare. Meglio intraprendere allora il sentiero che ci porta nel giardino delle formiche, dove grazie ai cartelli illustrati possiamo conoscere la flora e la fauna del bosco. E per giocare con la fantasia possiamo soffermarci ad ammirare le opere di pittori e scultori, che hanno donato la loro arte a tutti noi. La capanna del gallo cedrone, la casa del topolino, l’orso intagliato nel legno, il folletto delle Buse, per citarne solo alcune. A metà percorso c’è poi una vista mozzafiato verso tutta la valle. Qui, sono sicura, nessuno si lascia scappare uno scatto fotografico con il cellulare e uno indelebile con il cuore.

Il folletto delle Buse (artista Dunio Piccolin)

Il nostro primo rifugio: il Bottari

Tra i boschi, poco sopra il paese e sotto le cime del Focobon si nasconde il rifugio Bottari gestito dal Cai di Oderzo. Con i bimbi ho percorso entrambi i sentieri che lo raggiungono. Uno con partenza subito dopo il camping di Molino, l’altro arrivando con la macchina alla stradina secondaria che porta dalla strada provinciale del Passo Valles alla malga Valles Bas. Il primo è sicuro, bello largo ma molto più ripido. Per tutta la camminata è bene munirsi di tanta voglia di raccontare fiabe con protagonisti lupi, orsi, volpi, gnomi… chi più ne ha più ne metta! Giusto per distoglierci dalla monotonia del sentiero e dalla fatica che si fa sentire anche a noi adulti. Il secondo è molto più … avvincente, ma anche più difficile. S’incontrano ruscelli da attraversare, continui sali e scendi tra gli alberi, e punti un po’ più esposti, dove sono sempre scrupolosa nel tenere per mano i miei spavaldi esploratori.

Entrambi non sono percorribili o per un motivo o per l’altro con il passeggino. Si arriva a quota 1573 metri ma la visuale è comunque sorprendente. Le cime dell’Auta, la Forca Rossa, la Valfreda, il passo del Cirelle. A ripagare la fatica dei bimbi c’e una buona cucina casalinga e degli irrinunciabili dolci, anche per noi mamme golosone… tanto poi al ritorno smaltiamo le calorie!! Qui prendono forma gli aspetti del vero e proprio rifugio, che nasce come luogo dove rifugiarsi (appunto) in caso di necessità, mal tempo che sopraggiunge, o altri imprevisti. Allo scalatore o al camminatore che qui interrompono il sentiero sarà chiesto di condividere gli spazi, abbandonare le comodità da resort, in cambio di pace e fratellanza. Chi ha dormito in un rifugio capisce cosa intendo.

vista dal rifugio Bottari

Le cascate delle Barezze

Questa meta l’ho riscoperta da poco. Complici gli amici del paese e il “restylingdel sentiero, che negli ultimi anni è stato arricchito in più tappe da pannelli esplicativi dei vari cambiamenti geologici del territorio. Si può partire e raggiungere le cascate a piedi direttamente dal centro di Falcade prendendo via Venezia (che andrà a congiungersi con un ponticciolo in via Marmolada) o imboccando direttamente via Marmolada (poco prima dell’ingresso a Caviola).
Ammetto però che la prima parte del percorso essendo su strada asfaltata e in mezzo all’abitato, è ampiamente “snobbatadai bambini, con un continuo… quando si arriva? Ma dove sono le cascate? Sono stanco, ho sete…
Questo sottofondo “musicale” può andare avanti finché, proseguendo per via Marmolada, non si abbandona e s’incontra il sentiero vero e proprio. Non è facilissimo devo ammetterlo, si sale sempre, ci sono scalini ricavati con tronchi di legno, cordini che aiutano nei punti più stretti o ripidi. Noi l’abbiamo fatto con un po’ di pioggerella imprevista, molto suggestivo ma scivoloso. Bisogna far attenzione e avere scarpe adatte (i famosi scarponcini già citati). I bimbi comunque ne sono rimasti entusiasti. Anche all’arrivo. Durante il cammino si può intravedere dall’altra parte del torrente Gavon, una piccola cascata, ma è sicuramente la successiva che desta più curiosità. Si può ammirare scendendo ad una piccola terrazzetta e poi raggiungere in seguito. Non è grandissima ma sembra imprigionata dentro le pareti di una grotta. Rimane un luogo davvero magico e affascinante per i bambini. Consiglio l’escursione con bambini grandicelli, non affrontarla con bimbi prima dei cinque-sei anni, o non abituati a camminare in montagna.

sul sentiero delle Barezze

Sappade, la Piccola Baita e il suo “agrigelato”

Sulla strada di ritorno, dopo l’escursione alla cascata delle Barezze, o come momento di relax, noi amiamo passeggiare per la frazione di Sappade. Ancora di più in verità, amiamo farci coccolare dalla gentilezza e dai prodotti dell’agriturismo Piccola Baita. Formaggi, dolci per la merenda, ma soprattutto il golosissimo “agrigelato“. Questo, come gli altri squisiti prodotti ottenuti dalla lavorazione del latte delle mucche, allevate per tradizione dalla famiglia dei proprietari. A causa dell’emergenza sanitaria, quest’anno non è stato possibile partecipare ai tanti incontri e giornate a tema, giustamente organizzate per promozione, ma anche per ricreare momenti di semplicità e convivialità. Tra queste molto belle per i bambini sono state le giornate della mungitura della mucca Lola, e della mucca Zanna (ormai “amicissime” dei bambini e verosimilmente avvistate in tutti i pascoli della valle) e della lavorazione del latte che diventa ricotta. Una bellissima iniziativa che speriamo possa ritornare presto.

passeggiando tra i boschi

Il rifugio Laresei e il Lago Cavia

Una delle altre mete a noi care è il rifugio Laresei. Sarà che i miei bambini l’hanno conosciuta ancora quando erano nel mio pancione, saranno i vasti prati che lo precedono, o semplicemente sarà che ovunque guardi ti senti parte di una meraviglia infinita, ogni anno la scegliamo tra le passeggiate di rito. Le prime volte, quando era troppo lungo il cammino, e avevamo bisogno di una pausetta, ci fermavamo nei prati a fare un picnic accampati con la tenda. Quelle semplici da aprire… e poi da richiudere un po’ meno. Il sentiero è facile se preso dal Passo Valles. Ci sono altre possibili strade, ad esempio salendo dalle Buse, ma credo questo sia quello più indicato per i bambini. Per chi vuole, dopo il rifugio, passeggiare ancora un po’ o vuole fare una variante all’itinerario, c’è la possibilità di scendere al lago Cavia (è una diga artificiale), basta valutare in modo corretto il ritorno, sia come tempo sia come energie rimaste.

Facciamo parlare le sculture

Non è possibile parlare di Falcade e non nominare il maestro Augusto Murer, e le opere del figlio Franco. E’ la storia che parla ai nostri tempi, è il vissuto del paese che si presenta a noi. Una relazione con non può e non deve passare inosservata nemmeno ai bimbi. Avvicinare i bambini all’arte è uno dei modi più semplici per aumentare la fantasia, e coltivare la loro inesauribile curiosità. In una giornata di pioggia, con la voglia sempre di muoverci e divertirci abbiamo fatto una passeggiata all’esterno del museo, dove sono esposte alcune delle opere del maestro. E’ sorprendente come i bambini ne rimangono coinvolti. Quest’anno sarà un’occasione unica ammirarle anche in alta quota, in una bellissima mostra che si dispiega dal Col Margherita fino a Falcade.

Augusto Murer Le Buse

I “grandi posti” che ci riportano bambini

Nonostante io abbia sempre incontrato ospitalità e gentilezza, con una punta di rammarico devo considerare però, che si è sempre lasciato poco spazio agli scambi culturali, tra chi come me voleva vivere e conoscere la montagna in tutti i suoi aspetti, e chi poteva valorizzarla e promuoverla. Molto è stato lasciato all’iniziativa delle singole attività, che negli anni, nonostante tutto, ha apportato un valore aggiunto alle bellezze naturalistiche paese, facendone una meta turistica sempre più conosciuta ed amata anche in estate. Tra i tanti servizi suggerisco l’impeccabile ospitalità dei gestori de “l’Aivaz“, un caratteristico ristorante bar che nasce accanto ad un laghetto artificiale nella piana ai limiti del parco giochi. Un piccolo angolo giochi permette anche a noi genitori di dondolarci in una mega altalena a più posti… e farci tornare bambini con i nostri bambini.

 

 

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