Alcuni genitori ritengono che l’istruzione di un figlio sia una responsabilità talmente grande da preferire non delegarla a terzi.

Manca poco meno di un mese al fatidico rientro in classe: per qualcuno rappresenterà proprio il primo giorno di scuola, per altri la continuazione di un percorso già avviato da più o meno tempo. Vogliamo oggi parlarvi di un’istruzione diversa: anche In Italia infatti ci sono famiglie che scelgono di avvalersi dell’istruzione parentale, anche detta homeschooling.

Non è un fenomeno diffusissimo nel nostro Paese poiché sono soltanto poco più di un migliaio le famiglie che hanno scelto di avvalersi del diritto di impartire ai propri figli l’istruzione parentale, ma sembra essere comunque un fenomeno in crescita. In Italia come in numerosi Paesi nel mondo, è legale non mandare i propri figli a scuola ed educarli al di fuori dell’istituzione scolastica tradizionale. Una educazione diversa in cui i bambini imparano i concetti basilari o più complessi attraverso una istruzione rispettosa di tempi e peculiarità di ciascuno. Ad aiutare e seguire i genitori in questa scelta viene in aiuto un portale denominato, appunto, Educazione Parentale: il network è dedicato a coloro che hanno intenzione di occuparsi dell’istruzione dei propri figli ora e in futuro e a coloro che lo hanno fatto in passato. “Educazione Parentale – si legge dal portale – non segue nessuna ideologia specifica, è aperta a tutti coloro che praticano l’educazione familiare indipendentemente dalla loro religione, filosofia di vita, paese d’origine, identità etnica, metodo educativo e stato di salute (sia del figlio che del genitore). Il nostro scopo è di accogliere realtà quanto più diversificate possibile per creare una comunità online multiculturale”. Il MIUR definisce i termini con una circolare.
Le famiglie che scelgono di avvalersi dell’homeschooling adducono come motivazione quella di voler seguire l’educazione e l’istruzione dei propri figli senza imporre loro la standardizzazione che, a loro avviso, la scuola pubblica e privata impongono con i programmi ministeriali da seguire. In questo modo si lasciano i ragazzi liberi di scegliere i propri ritmi di apprendimento riuscendo anche a valorizzare quelle che sono, poi, i talenti specifici del singolo individuo.

Alcuni genitori ritengono che l’istruzione di un figlio sia una responsabilità talmente grande da preferire non delegarla a terzi. L’homeschooling non è soltanto una scelta che riguarda l’istruzione dei ragazzi ma il loro intero stile di vita: l’obbligo scolastico è riferito ad una fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni per puntare all’acquisizione delle competenze di base.

La Costituzione Italiana dispone, a tal proposito, con l’articolo 34 che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita” non specificando che debba essere impartita dalla scuola. Quindi si può praticare l’istruzione parentale senza violare la legge anche se la scuola, e in particolare ai dirigenti scolastici, spetta il dovere di vigilare sull’effettivo adempimento di tale istruzione. Solitamente i genitori che scelgono questo tipo di formula sono convinti che i bambini apprendano in maniera più consapevole in casa che a scuola dove ogni cosa è preimpostata e studiata per la maggioranza senza andare incontro alle esigenze dei singoli. Le famiglie che decidono di educare direttamente i propri figli, sia in casa o presso precettori, devono essere informate dal dirigente scolastico di quali sono i vari obblighi che tale scelta comporta, compreso quello di accettare la vigilanza da parte della scuola e del Comune.

Tenuti alla vigilanza sono, infatti, sia il dirigente scolastico presso la cui istituzione l’alunno sarebbe dovuto essere istruito, sia il sindaco del Comune presso cui i giovani hanno residenza. Le istituzioni sono tenute ad una valutazione annuale per certificare le competenze acquisite da parte dei docenti previste dai piani di studi personalizzati.