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Dislessia e DSA, come riconoscerli e cosa fare

da Gen 25, 2021

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Cosa sono i DSA? Come riconoscere i disturbi e fare il test? Abbiamo risposto a queste domande con il supporto della specialista del Policentro Pediatrico di Milano, dottoressa Cecilia Elena Preda, Medico neuropsichiatra Infantile.

DSA, cosa sono e come si riconoscono

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) costituiscono uno dei motivi di invio più frequente dei bambini ai Servizi di Neuropsichiatria Infantile, il che non deve sorprendere se si considera che la prevalenza dei DSA, nella popolazione italiana, è calcolabile tra l’1,5% ed il 4,5%. I casi di DSA diagnosticato sono in costante aumento specie in virtù della maggiore consapevolezza del problema. Significa che, in una classe standard, ci saranno in media uno o due alunni con DSA.

I DSA sono definiti “specifici” in quanto coinvolgono esclusivamente una o più funzioni di apprendimento, lasciando intatte le abilità cognitive e neurologiche: il bambino con DSA, infatti, ha un’intelligenza nella norma, non presenta disturbi sensoriali, psichiatrici o neuropsicologici.

Un bambino con DSA fa fatica ad automatizzare i processi di lettura (dislessia), scrittura (disgrafia e disortografia), calcolo (discalculia).

Le funzioni di apprendimento vengono acquisite dal bambino nei primi due anni della scuola primaria, con un meccanismo neuropsicologico analogo a quanto ci accade quando impariamo ad andare in bicicletta o a nuotare: inizialmente ogni piccolo passaggio va pensato e programmato, coinvolgendo così tutte le risorse attentive ed esecutive; successivamente i passaggi diventano automatici, così che le funzioni di scrittura, lettura e calcolo non siano più solo fini a sé stesse, ma finalizzate all’apprendimento del contenuto e alla base di tutti i processi di studio. Esattamente come il meccanismo della pedalata diventa automatico e ci consente di andare in bicicletta, senza pensare a come si fa, ma potendo pianificare il percorso e osservare la strada e il panorama.

Nel bambino con DSA questo processo di automatizzazione non si compie in maniera completamente funzionale, per cui i processi di lettura, scrittura e calcolo richiedono molte energie a fronte di risultati non corrispondenti all’impegno, alla scolarizzazione e alle abilità cognitive.

DSA, perché la diagnosi precoce è fondamentale

Oggi la consapevolezza in merito ai DSA è fortunatamente molto aumentata, la diagnosi si riesce a fare precocemente e gli interventi di riabilitazione diventano sempre più funzionali.

A livello teorico potremmo pensare il DSA come uno stile di apprendimento differente, che mette l’alunno in difficoltà quando alle prese con le modalità scolastiche standard, ma che consente comunque di apprendere in modo efficace se si conoscono e trovano buone strategie operative.

È tuttavia innegabile che, benché dotato di buone e spesso ottime abilità cognitive, il bambino con DSA, durante il percorso scolastico, viene esposto inevitabilmente a vissuti di fatica e di frustrazione, percezioni di scarsa auto-efficacia, con possibili conseguenze sull’autostima e sulla relazione con i pari. In questo senso la diagnosi e la riabilitazione precoci consentono di compensare parte (difficilmente tutto) del deficit di automatizzazione, ma anche di insegnare al bambino, alla famiglia e alla scuola strategie e modalità operative funzionali.

La letteratura ha ampiamente dimostrato come la precocità della diagnosi sia protettiva rispetto allo sviluppo di disturbi correlati in comorbidità, come le difficoltà attentive, i disturbi comportamentali nonché i disturbi dell’area ansioso/depressiva.

DSA, come si riconoscono?

Quando sospettare un DSA? In un bambino o ragazzino i cui risultati accademici siano stridenti con l’impegno e la dotazione cognitiva.
Nei primi anni delle elementari: lettura ad alta voce stentata o scorretta, comprensione del testo parziale, predilezione per l’ascolto piuttosto che per la lettura autonoma; scrittura poco fluida soprattutto nel corsivo, disordine nell’organizzazione del foglio, male alla mano, impugnatura scorretta; errori ortografici ripetuti e difficili da correggere definitivamente, in numero maggiore rispetto all’atteso per età e scolarizzazione; calcolo mentale con utilizzo di metodologie non standard, difficoltà nella memorizzazione a lungo termine delle tabelline e dei fatti numerici, fatica nel problem solving.

È importante tenere a mente che bambini con buona intelligenza e forte determinazione possono compensare parte delle difficoltà, impedendo, a un occhio non formato, di riconoscerle precocemente, almeno finché le richieste didattiche non diventino onerose (per alcuni alunni può accadere in terza o quarta elementare, per altri anche alle medie o al liceo, purtroppo). Questo consente di vedere un funzionamento scolastico medio o medio basso (non francamente deficitario), ma a costo di un dispendio energetico, attentivo ed emotivo che può poi correlare con altre difficoltà psicologiche.

La diagnosi dei DSA si può fare a compimento di due anni (lettura, scrittura e ortografia) o tre anni (calcolo) di scolarizzazione regolare.

DSA bambini scuola

DSA, chi fa la diagnosi?

In Italia è previsto un protocollo standardizzato, che prevede l’esecuzione di una serie di visite e test ad opera di equipe certificate da ATS come competenti in questo tipo di diagnosi, composte da tre figure, ciascuna con una funzione specifica. Le tre figure devono appartenere ad una stessa equipe.

Il neuropsichiatra infantile si occupa di raccogliere la anamnesi del bambino, la sua storia familiare e l’entità del problema, conosce il bambino e fa con lui uno o più colloqui per poter definire un inquadramento delle funzioni neuropsichiche; inoltre fa l’esame neurologico (una specie di “ginnastica”, movimenti molto semplici che consentono di valutare la integrità delle funzioni neurologiche di base).

Il neuropsicologo esegue il test cognitivo e le prove di apprendimento.
Il test cognitivo consente di avere una “fotografia” qualitativa delle diverse componenti della intelligenza, di escludere ritardi ed evidenziare le aree di fragilità nonché le risorse.
Le prove di apprendimento sono simili alle richieste scolastiche (leggere, comprendere, scrivere sotto dettatura, fare calcoli ecc.), per fare diagnosi il livello di una o più di queste tre abilità risulta di almeno due deviazioni standard inferiore ai risultati medi prevedibili.
Il logopedista esegue se necessario tutte le prove di linguaggio utili a completare il quadro di funzionamento.
In aggiunta possono essere proposti alla famiglia altri approfondimenti, se ritenuti necessari, per l’analisi delle funzioni esecutive, attentive, visuospaziali o mnesiche.

DSA, come funziona l’iter con la scuola?

Alla fine della valutazione, l’equipe rilascia alla famiglia una relazione su modello standard, che serve come base per l’eventuale riabilitazione (ad opera del logopedista o del neuropsicologo) e per la stesura, a scuola, del cosiddetto PDP (Piano Didattico Personalizzato). Questo, a parità di obiettivi finali (quindi una certificazione NON di handicap), definisce gli strumenti compensativi (cosa può fare in più l’alunno: usare la calcolatrice, avere più tempo nelle verifiche, usare la videoscrittura per esempio) e dispensativi (cosa può fare in meno: non leggere ad alta voce, per esempio) rispetto agli studenti senza DSA.
Protocollare la certificazione a scuola è un passaggio fondamentale per tutelare il bambino e consentirgli un percorso scolastico il più possibile piacevole e funzionale.

Ogni bambino ha, in relazione alla residenza, una propria UONPIA (Unità Operativa di NeuroPsichiatria dell’Infanzia e della Adolescenza), dove ha diritto a ricevere una diagnosi e certificazione completa. Spesso i tempi di attesa sono purtroppo molto lunghi, per cui anche nell’ambito privato, sono disponibili numerose equipe certificate che prevedono tempi rapidi ma ovviamente un diverso onere economico. Gli elenchi di queste equipe sono disponibili online sul sito ATS.

 

Leggi anche l’articolo del Policentro Pediatrico sulla disgrafia e disortografia.

Cecilia Elena Preda

Cecilia Elena Preda

Medico Chirurgo, Neuropsichiatra Infantile, Psicoterapeuta. Laureata e specializzata all’ Università Statale di Milano, mamma di due bambini. Lavora a Milano e in remoto con i piccoli, i ragazzi che le loro famiglie, in un’ottica olistica, inclusiva e affettiva delle dinamiche relazionali ed emotive del paziente. Ama i libri, il cinema, lo sport, stare con i bambini e guardare l’orizzonte.

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