Dormire in una casa tradizionale con i bambini, una selezione da nord a sud per riscoprire i luoghi anche in senso turistico e dove trascorrere una vacanza col sapore di “altri tempi”.

Dopo aver parlato di castelli e fari dove dormire con i bambini in Italia e all’estero andiamo alla scoperta della case tradizionali. 

Dormire in una casa tradizionale nel nord Italia

Baite e masi di montagna

Sono le tipiche case alpine, con la struttura di base in pietra, i piani e balconi in legno e i tetti a spiovente. Le caratteristiche possono variare anche da valle a valle, mentre il nome “maso” identifica meglio le case alpine in Trentino Alto-Adige. Gli abitanti erano contadini e allevatori: si può dire che a ogni baita o maso corrispondesse un’azienda agricola, con il suo fienile di fianco.

I casoni della laguna veneta

Essendo costruiti principalmente in ambienti palustri, a ridosso di fiumi o della laguna, nei casoni ci abitavano le famiglie di contadini o di pescatori. Sono abitazioni a pianta rettangolare e con tetto a spiovente ricoperto di paglia, pareti in muratura o anche in paglia e rami. Chi li costruiva era il “casoniere”. Erano diffusi in tutta la campagna veneta, in particolare la zona della Saccisica padovana, e in laguna (da Caorle a Bibione). Si trovano anche nel delta del Po emiliano.

Dormire in una casa tradizionale nel sud Italia

Trulli in Puglia

I trulli sono forse il tipo di casa tradizionale più noto. A pianta circolare e forma conica, con il caratteristico pinnacolo sulla punta, il trullo è una casa costruita con pietra a secco e finestre – quando ci sono – minuscole: questo la rende fresca d’estate e calda d’inverno. Anche per i trulli la radice è contadina: erano abitazioni o ricoveri di attrezzi. I più celebri sono quelli di Alberobello, patrimonio dell’Unesco dal 1996.

Sassi di Matera

Dato che il 2019 è l’anno di Matera capitale europea della cultura, come dimenticare i suoi Sassi? Le città rupestri nascondono molti segreti, e Matera è fra questi: gli abitanti per secoli (forse millenni) hanno scavato nel tufo buchi dove vivere e allevare animali. Si era però arrivati nel secondo dopoguerra a una condizione di degrado tale che Matera fu definita “vergogna d’Italia” e la costruzione di nuovi quartieri popolari determinò l’abbandono dei Sassi. Dagli anni Ottanta la loro riscoperta e valorizzazione, grazie alla quale i materani si sono rimpossessati con orgoglio della loro storia.