Molti bambini dedicano una parte del loro tempo libero a qualche attività sportiva. Certamente, praticare uno sport aiuta uno sviluppo fisico più armonico, ma quali sono gli effetti psicologici dello sport? Si tratta solo di crescere dei futuri campioni? Indipendentemente dal tipo di sport praticato, dal nuoto alla pallavolo, esistono degli aspetti comuni a tutti gli sport che sono delle importanti occasioni di crescita personale.

1. “Non si imbroglia!”

Ogni sport ha le sue regole che il bambino impara a conoscere e rispettare poco alla volta, senza le quali non è possibile giocare. Ecco quindi che le regole non sono solo un’imposizione rigida e noiosa, come capita a volte a casa (“si mangia solo a tavola”), ma sono finalizzate al proprio divertimento e a un buon rapporto con gli altri. Imparare che è possibile divertirsi rispettando le regole è forse il miglior modo per capirne l’utilità.

2. Campioni si diventa, non si nasce

L’attività sportiva può essere il momento giusto per il bambino per sperimentare le proprie capacità: c’è chi corre veloce e chi salta in alto, chi ha molta coordinazione e chi molta potenza. Solo l’allenamento però permette al bambino di far maturare queste capacità e di ottenere i risultati sperati, altrimenti il proprio talento rimane sprecato. Nessun campione, per portato che sia, ha raggiunto dei buoni risultati senza allenarsi. Riuscire nello sport significa capire l’importanza dell’allenamento e della costanza: anche i bambini più impacciati o che si sentono meno portati rispetto ai loro compagni riusciranno ad ottenere brillanti risultati, grazie all’allenamento. Questo li aiuterà a capire che possono raggiungere obiettivi che all’inizio non avrebbero immaginato, anche in altri contesti. Per esempio, quando un bambino è in difficoltà di fronte ad un compito di matematica e si scoraggia dicendo: “Non mi riesce!”, il genitore può ricordare come anche nello sport molte cose all’inizio non riusciva a farle, ma allenandosi è riuscito a raggiungere buoni risultati.

3. L’importanza del gioco di squadra

Gli sport di squadra non permettono di essere egoisti. In questi sport, solo se tutti i membri collaborano si può raggiungere la meta: nessun giocatore, per abile che sia, può far vincere la propria squadra da solo. Le attività sportive rappresentano una delle prime occasioni per il bambino per scoprire il lavoro di squadra, per imparare a lasciare spazio ai compagni o viceversa a non lasciar fare sempre tutto agli altri, anche a scuola o come base per le relazioni future.

4. Andare bene a scuola non è tutto

I bambini non sono tutti uguali. A volte gli adulti hanno la tendenza a considerare “bravi” i bambini che hanno buoni risultati a scuola e “problematici” coloro che a scuola hanno risultati peggiori. La scuola rappresenta un aspetto importante della vita del bambino, ma non è certamente l’unico. Ecco che lo sport fornisce l’occasione per molti bambini di dimostrare le loro abilità a prescindere dal loro voto in matematica e geografia: qui non vengono allenati solo i muscoli ma anche l’impegno, la collaborazione con i compagni, le abilità strategiche e la capacità di non scoraggiarsi di fronte alle sconfitte. Un esempio? Michael Phelps, il giovane nuotatore con il record di medaglie d’oro alle Olimpiadi (ben 18!). A scuola non riusciva a stare attento, non riusciva a rimanere seduto e i suoi risultati scolastici erano scarsi. Nello sport, questa sua difficoltà nel rimanere fermo o seduto si è rivelata un vantaggio poiché riusciva ad allenarsi molto più dei coetanei. E i risultati non sono mancati.

5. Permette di vedere un costante progresso

Non si tratta solo di vincere la gara o la partita, fare sport aiuta a confrontarsi con sé stessi e migliorare sempre di più. Immaginiamo di avere un bambino che impari a nuotare, in un corso con dei coetanei. All’inizio riuscirà a fare qualche vasca con molta difficoltà e con un notevole lentezza. Continuando con l’allenamento, la sua tecnica di nuoto sarà sempre più accurata e i suoi muscoli sempre più potenti. L’allenamento gli permetterà di migliorare costantemente e di ottenere dei risultati che all’inizio sarebbero sembrati irraggiungibili.

 

Dott. David Polezzi, psicoterapeuta dell’Associazione Nazionale Mentecomportamento