La nostra società riflette poco, il pensiero è in crisi. Ecco come i bambini possono essere protagonisti per rovesciare questa tendenza

Cos’è questo?, Carlo estrae un cucchiaio dalla tasca dei suoi pantaloni. Un cucchiaio!, rispondono con sicurezza i bambini a una domanda che sembra così banale. In fondo che ci sarà mai di così importante da dire su un normalissimo cucchiaio?
Credetemi, si può parlare di un banalissimo cucchiaio da cucina per un’ora e rendersi conto che non è ancora sufficiente. I bambini, con un entusiasmo davvero sorprendente, si servono di tutta la loro immaginazione e logica per cercare di dare una risposta ad una domanda che, mano a mano che si prosegue nell’indagine, sembra essere inesauribile.

Cos’è un cucchiaio? è un laboratorio di filosofia pensato per i bambini della scuola primaria, nonché la prima uscita della collana Piccoli Saggi di Safarà Editore che ci racconta proprio cosa può succedere quando ci si immerge nel pensiero.
Ma cos’è questo nuovo metodo che mira, attraverso esercizi che i bambini svolgono divertendosi, a far comprendere loro quanto in profondità si possa spingere il pensiero e che strumento importante sia per esplorare la realtà che li circonda?

Carlo Maria Cirino, Dottorando in Scienze della Complessità presso l’Università degli Studi di Urbino e ideatore del metodo, ci spiega: alla base di Filosofia coi Bambini c’è la constatazione di un dato inequivocabile: è necessario un allenamento specifico della mente per stimolare particolari facoltà neuropsicologiche legate all’immaginazione e al pensiero controfattuale, al fine di contrastare la “chiusura” della mente in atto nella nostra società.
Il percorso educativo che propone Carlo è strutturato per essere svolto in classe un’ora a settimana ed è indirizzato ai bambini tra i 5 e gli 11 anni, fascia d’età che corrisponde a quella fase dello sviluppo nella quale la pratica raggiunge la sua massima efficacia. Ogni laboratorio affronta un tema diverso e i bambini sono invitati ad “accendere la loro mente” guidati dalle domande di un filosofo coi bambini, figura che non si discosta molto da quella storica del maestro, così come i laboratori non si discostano molto, in senso estetico, dalle lezioni classiche dei pedagoghi: oltre a stimolare l’immaginazione, si incoraggia anche lo sviluppo di un giudizio morale maturo, componente indispensabile nella costituzione di una società.

Ma come si valuta l’efficacia del metodo? Il percorso – spiega Carlo – viene valutato costantemente attraverso l’analisi dei dati che raccogliamo durante ogni ora svolta in classe: registrando attraverso diversi strumenti, audio e video, le produzioni verbali dei bambini possiamo renderci conto dell’effetto che l’attività sta avendo sul cervello in via di sviluppo.
Filosofia coi Bambini ha già visitato circa trenta istituti scolastici, per un totale di circa 90 classi e più di 2000 bambini coinvolti, mentre, per quanto riguarda l’anno scolastico appena iniziato, già due scuole hanno deciso di accogliere la sperimentazione come parte del programma didattico, con la prospettiva di continuare per almeno un triennio. E all’estero? Il metodo ha già iniziato a viaggiare oltre confine, portando i suoi laboratori anche in una scuola italiana di Istanbul.

Il progetto, a cui lavorano giovani filosofi, professori impegnati in diversi campi del sapere e professionisti esperti di diverse discipline, prevede inoltre dei workshop di formazione rivolti agli adulti che vogliono diventare filosofi coi bambini diffondendo così nelle aule questa pratica.

Per chi fosse curioso di scoprire qualcosa in più sui laboratori o semplicemente rendersi conto di quali genialità possano uscire dalla mente di un bambino stimolato a interrogarsi su diversi temi, oltre a Cos’è un cucchiaio?, ora è disponibile anche Cos’è il destino?, seconda uscita della collana presentata in anteprima a Pordenonelegge.

Con la speranza che la scuola “si migliori”, che riacquisti nuovamente il suo ruolo centrale nell’educazione, che questo e altri progetti la elevino a luogo in cui si insegna a pensare.