La febbre per il videogioco non si spegne: a due mesi dalla sua uscita in Italia adulti e bambini continuano la caccia ai mostriciattoli.

Record di download sull’App Store di Apple, e gli utenti che l’hanno scaricata dal Play Store di Google sfiorano i 6 milioni: 5.917.585 per la precisione. È inarrestabile il successo della applicazione Pokémon Go, il videogioco sviluppato da Niantic per iOS e Android e creato con la collaborazione di Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo. A due mesi dalla sua uscita in Italia ha già fatto impazzire ragazzi bambini e adulti. Ce lo aspettavamo? Forse sì.

Giocatori di tutte la età

La app pensata per unire la caccia agli animaletti in pixel alla realtà aumentata ha raggiunto un tasso di penetrazione ineguagliabile in ogni fascia d’età, un fatto che l’ha resa un videogioco davvero universale. Secondo i dati diffusi da Vox il 58,8% di chi ha scaricato l’app ha tra i 18 e i 24, il 33,2% tra i 25 e i 34 e il 4,6% tra i 34 e i 44. Non è un gioco per soli bambini, quindi. Bambini che, invece, erano il target preferenziale dei primi videogiochi usciti nel 1996. Ora, giocare a Pokémon Go significa andare ad esplorare il mondo a caccia di mostri da catturare e utilizzare in battaglia: la differenza, infatti, con il passato è che ora il mondo di gioco non è più virtuale, ma coincide con quello reale. Smartphone, Gps, realtà aumentata: è questa l’attrattiva dei nuovi Pokemon. Il successo continua tanto che ci sono addirittura le prime guide sull’applicazione: Pokémon Go: la guida essenziale per diventare Pokémon master, di Cara Copperman, esce in Italia il 15 settembre edita dalla De Agostini Libri. Un vero e proprio manuale completo adatto ai giocatori di tutte le età, dai principianti agli esperti, che svela tutti i trucchi, le idee, le strategie e i segreti del gioco: tante semplici infografiche, un glossario completo, la storia del fenomeno dei Pokemon e tanti altri contenuti originali. Negli store online è già disponibile invece Pokémon Go mania, la prima guida italiana per capire il fenomeno che sta conquistando il mondo, firmata da Gabriele Niola e pubblicata in digitale da Libromania. In arrivo, poi, anche Pokémon Go Plus, il bracciale dedicato al videogioco Pokemon Go che vibra quando un mostro o un pokestop sono nelle vicinanze, dal prossimo 16 settembre.

Vittime del marketing?

Tanti dubbi ha suscitato l’applicazione in tutto il mondo a seguito di qualche incidente che si è verificato, in alcuni casi anche mortale, ma con la giusta supervisione i rischi sono praticamente azzerati. Negli Usa è nato persino il movimento delle Pokémamme, (in inglese, Pokémoms), fondato da Johanna McDaniel che ha creato un blog, una pagina Facebook e Pinterest in cui dà consigli e indicazioni su come usare al meglio l’applicazione assieme ai bambini. Come dire: meglio saper gestire una moda, piuttosto che subirla. Spiega Gabriele Niola, curatore della guida Pokémon Go mania: Il marketing della ludica per bambini è sempre esistito, anche nell’Ottocento, e se ci siamo caduti oggi ci cadevamo anche ieri. Soprattutto non ci trovo nulla di male, marketing non è sinonimo di truffa, ma di trovare la maniera migliore di vendere qualcosa, buono o pessimo che sia. Quella di Pokémon Go poi non è proprio una storia di marketing anzi, è la storia opposta. Avevano pianificato una serie di uscite graduali in vari paesi, proprio per ragioni di marketing, ma la gente ha cominciato a scaricarlo illegalmente prima che fosse disponibile nella propria nazione proprio perché c’era una domanda al di là del marketing.

Socializzare coi videogiochi

Niola ha anche un’opinione ben precisa sui videogiochi come strumento di socializzazione: Non c’è bisogno che io ribadisca come giocare sia importante per i bambini, sia da soli che in gruppo. I videogiochi storicamente facevano giocare da soli, ma fornivano elementi di interesse in comune, fomentavano scambi, discussioni, confronti e ogni tanto anche giochi in coppia. Con il progredire della tecnologia ora il gioco online è diffusissimo e tutti giocano contro qualcun altro, anche se questo qualcuno sta in un altro stato. Questo non ha mai impedito o ostacolato il formarsi e il mantenersi di amicizie. Pokemon Go, poi, per sua natura, richiede di spostarsi (a passo d’uomo, tra l’altro), di muoversi e di confrontarsi con altri: “obbliga“ in un certo senso a esplorare ciò che ci circonda e giocare con qualcuno. Come i giochi tradizionali che conosciamo (da nascondino in giù), i videogiochi sono anche modi per allenare la testa perché – conclude Niola –uniscono ciò che si deve fare in nascondino con ciò che si deve fare con la Settimana Enigmistica, sono enigmi, prove da superare, gare con se stesso, sforzi durevoli per conquistare qualcosa. E la soddisfazione che forniscono è una gran ricompensa al concetto di “essersi impegnati“. E quindi? Buona caccia di Pokémon a tutti. Con prudenza. Sempre.