Bianca, sette anni, ha partecipato la scorsa settimana al Music Summer Campus di Art Voice Academy, in provincia di Treviso. E mamma Lara dice: «Ho visto mia figlia trasformarsi come una piccola farfalla»

Nell’età scolare molti bambini si avvicinano all’insegnamento musicale attraverso lezioni private: ma la metodica spesso li scoraggia e li porta all’abbandono. Ma un altro approccio è possibile: Art Voice Academy ce lo ha dimostrato. Mia figlia più piccola, Bianca, ha festeggiato il suo settimo compleanno partecipando al Music Summer Campus organizzato dalla scuola di Castelfranco Veneto: un’esperienza emozionante e, anche, davvero formativa.

L’importanze dell’arte nella formazione

Scale e solfeggio. Il ricordo dell’insegnamento musicale, ammettiamolo, è stato per molti di noi traumatico. Come mamma questa frustrazione l’ho vista anche in mio figlio, il più grande, che a sette anni ha chiesto in regalo un violino. Lo accompagnavo a lezione privata da una dolcissima musicista: lui da solo, in una stanza chiusa, a ripetere scale di La-Si-Re. Poi a casa gli esercizi: ripetere scale e musichine tristi. Ha resistito poco più di un anno, poi, con un gran senso di colpa, mi ha detto: Mamma basta, e ora quel piccolo violino è abbandonato in un baule. Ma è davvero questo l’unico modo di avvicinare i più piccoli alla musica? Musica e teatro rappresentano materie altamente formative non solo per chi voglia intraprendere una carriera artistica. Il positivo influsso della musica su sviluppo cerebrale, abilità motorie e persino sulla capacità logico-matematica è noto. Ma c’è qualcosa in più che si sottovaluta spesso. Fare musica, canto, teatro richiede di esibirsi, stare su un palco, eseguire una performance, dare il meglio di sé per essere applauditi. E oggi, i nostri ragazzi (metto anche quell’ex settenne col violino, oggi adolescente) sono spesso chiusi nelle loro stanze con in mano uno smartphone, attaccati ad una comunicazione non reale che li distoglie dal confronto vero con gli altri.

Il ritmo è innato, basta saperlo stimolare

è stata una rivelazione chiara, avuta qualche giorno fa quando mia figlia Bianca ha varcato la soglia di una accademia di canto, strumento e teatro davvero particolare. Una settimana al Musical Summer Campus di Art Voice Academy, la scuola diretta dal Maestro Diego Basso. Per i bambini, ben 140 quelli che hanno frequentato i due campus estivi dell’Academy, è stato un privilegio incontrare quotidianamente un artista arrivato ai vertici della direzione d’orchestra internazionale, ma soprattutto un uomo dallo straordinario carisma capace di rendere magico anche l’insegnamento più ostico. Poco dopo l’arrivo i bambini sono stati invitati a sedere in cerchio, attorno ad un grande telo multicolore. Il maestro con la sua bacchetta ha impartito solo una indicazione: Ora battete le mani con me. Poi ha i iniziato a dirigere e straordinariamente quel battito è diventato univoco: piano, lento, forte, fortissimo. Una lezione-rituale poi ripetutasi tutti i giorni, dimostrando quanto la ritmica sia spontanea nei ragazzi, basta saperla stimolare e indirizzare.

La differenza di fare musica insieme

Non nascondo che coltivavo qualche pregiudizio sulle scuole che avvicinano al mondo dello spettacolo. Ho sempre visto con terrore le mamme alla Magnani di Bellissima, quelle che trascinano i figli da un provino all’altro. Ce ne sono – racconta il maestro – arrivano qui e vedono che il loro figlio viene messo nel coro, insieme agli altri. Dopo un po’ se ne vanno da sole. Qui non si viene per aprirsi una carriera ma per fare formazione artistica, partendo dall’insegnamento del canto corale, per fare musica insieme, con umiltà. L’obiettivo primo è valorizzare il proprio talento, iniziando dal lavoro in gruppo, dal canto e dalla percussione che rappresentano due forme naturali di espressione. L’approccio alla didattica musicale di Art Voice Academy è stato coinvolgente. Ogni giorno – per una settimana di campus – i bambini hanno iniziato con una lezione di body percussion con il Maestro Andrea Pedrotti. Hanno imparato il coordinamento e il suono che può nascere da sé, avendo una nuova consapevolezza del proprio corpo. Poi, divisi in gruppi di età, hanno seguito la Maestra Claudia Ferronato, nell’aula di canto corale. La prima cosa imparata? A tenere i piedi ben piantati a terra. Mettersi nella posizione corretta per porsi davanti agli altri e far uscire al meglio la propria voce, aprendo il respiro e sentendo il diaframma. Ho visto la mia piccola, che come ultima di tre figli è stata sempre trattata con una maggiore protezione, trasformarsi come una piccola farfalla, acquistare sicurezza sforzandosi di emettere una voce stentorea e di scandire le parole delle canzoni, convogliando le emozioni in energia positiva. La musica ha fatto il resto: ha creato con naturalezza un gruppo affiatato anche tra bambini che non si conoscevano.

Non uno, tutti gli strumenti

Ma veniamo alle lezioni strumentali, dove credevo imprescindibile il metodo della lezione singola. All’accademia i bambini hanno avuto la possibilità di provare tastiere, chitarra, violino, percussioni: due strumenti ogni giorno. Come può un bambino sapere qual è lo strumento adatto a lui, se non li prova tutti?, è la teoria del Maestro Basso e della sua scuola dove gli strumenti nei primi tempi sono di uso collettivo. Difficile raccontare la gioia vista negli occhi dei più piccoli nel toccare per la prima volta le corde di una chitarra o nel sentire il suono di una batteria. Dopo cinque giorni di intenso ma sorridente lavoro, cinquanta bambini si sono esibiti nel One Minute Concert. Perfettamente schierati come una orchestra di professionisti hanno suonare all’unisono un frammento di brano da C’era una volt il West” di Ennio Morricone. Una esibizione stupefacente.