La nostra intervista a tutto campo con Giacomo Guerrera, presidente del Comitato Unicef Italia, ma anche papà (prima) e nonno (ora)

“Quello con loro era un tempo speciale, dedicato soprattutto a giocare insieme”. Racconta così Giacomo Guerrera, riconfermato nel giugno scorso presidente del Comitato Italiano per l’Unicef, il rapporto con i suoi figli, ora adulti e genitori a loro volta.

Presidente del Comitato provinciale di Genova per 28 anni e poi per diversi altri di quello regionale ligure, Guerrera è al sue secondo mandato alla presidenza del Comitato italiano del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. Quella che abbiamo realizzato con lui è la prima di una serie di interviste di Kid Pass a persone di primo piano che da diverse prospettive si occupano (anche) dei bambini.

Dottor Guerrera, Lei presiede per l’Italia la principale agenzia internazionale che si occupa dei diritti dei bambini; Kid Pass si occupa invece del tempo fuori casa con i più piccoli: che cosa caratterizzava il tempo libero che lei trascorreva con i suoi figli e com’è quello che trascorre con i suoi nipoti?

Ho due figli maschi, ormai sono grandi, ma abbiamo sempre trascorso molto tempo insieme quando erano piccoli. Ricordo che facevamo molti giochi da tavolo o con le carte, scopa e briscola in particolare: io, mia moglie e i nostri due bambini: in quattro si gioca meglio! Dedicavamo molto tempo anche ai giochi sportivi: calcio e scii, infatti ancora oggi sono appassionati di montagna. Ora che sono grandi mi hanno dato il piacere di avere quattro nipoti, tutte femmine, e con loro trascorro almeno un giorno a settimana. Ovviamente con me non giocano alle bambole, ma spesso mi chiedono di aiutarle a fare i compiti o di raccontare loro le storie che ho vissuto grazie all’Unicef.

Ritiene che la qualità del vostro rapporto passi attraverso la quantità oppure la qualità del tempo trascorso assieme?

Sicuramente passa per la qualità. Con i miei figli e con le mie nipoti ho sempre cercato di rendere interessante il tempo trascorso insieme. Le mie nipoti, che in realtà hanno dai 18 ai 7 anni, sono contente di stare con noi nonni e si appassionano quando comincio a raccontare le storie, e purtroppo i drammi, delle situazioni che vivono i bambini di altri paesi. Spiego loro che i bambini non chiedono l’elemosina, ma ti guardano e chiedono aiuto, cerco di far loro capire ciò che purtroppo noi che stiamo da questa parte del mondo facciamo fatica a percepire, ciò che non conosciamo. Bisogna andare in quei luoghi per capire davvero e io a modo mio cerco di renderle coscienti e partecipi della situazioni che vivono altri bambini.

Personalmente come vive la contraddizione fra la vita dei nostri bambini, a cui cerchiamo di dare come genitori il massimo anche come istruzione, salute, alimentazione sana, attività sportive e culturali, e quella dei bambini che “incrocia” attraverso il suo impegno come presidente di Unicef Italia, ossia bambini che vivono il dramma della guerra e della povertà, rifugiati, senza casa, senza cibo e senza cure?

Quella di Unicef è una polemica d’amore: i nostri figli sono strettamente legati a quei bambini. E il modo migliore per rendere nota la situazione dei bambini più vulnerabili è quella di dare più informazioni possibili sulla loro situazione. Tutto ciò che avviene in altre parti del mondo in realtà è dietro l’angolo: da una parte, la nostra, c’è infatti un abuso di risorse, o un loro uso non corretto e questo incide sulla situazione degli altri paesi: dobbiamo dare conto di ciò che stiamo facendo, di come usiamo la natura, fino ad ora abbiamo pensato solo a noi stessi. I bambini, tutti, ci guardano e chiedono conto di cosa stiamo facendo e di come utilizziamo la ricchezza a nostra disposizione. Il futuro dei nostri bambini è direttamente collegato al futuro delle altre popolazioni.

Quali sono i parametri per misurare il benessere di un bambino?

Con l’Unicef abbiamo effettuato diverse indagini e senz’altro i parametri per valutare il benessere di un bambino sono la salute, la sicurezza, l’istruzione, le condizioni ambientali ed abitative.

Nella comparazione internazionale illustrata nel Rapporto Unicef “Report Card 11 – Il benessere dei bambini nei paesi ricchi. Un quadro comparativo“ sulla disuguaglianza distributiva del benessere infantile, l’Italia risulta agli ultimi posti fra i paesi Ocse in tutti gli indicatori di benessere dell’infanzia. Tra i paesi avanzati siamo fra quelli con il tasso di povertà infantile più elevato: il 17% dei minori italiani infatti ( 1.750.000 bambini) vive sotto la soglia di povertà. Alla luce di questo quadro, quali sono le “emergenze” per i bambini italiani?

Una è certamente quella legata all’alta percentuale di giovani che non vanno a scuola e non lavorano, non fanno formazione. L’Italia ha un indice negativo sul bullismo, anche se a livello internazionale il dato è contenuto. Abbiamo inoltre il 4° tasso più basso per l’abuso di alcool tra i giovani e questo è positivo, così come la più bassa mortalità infantile. Rilevante è anche il 6° tasso più basso nell’iscrizione prescolare, fattore che incide sul rischio povertà. Nel nostro paese più che di bambini poveri dovremmo parlare, ovviamente, di famiglie povere. Sono necessari interventi governativi, ma le risorse sono sempre meno e la vita costa sempre di più. Da tenere presente che il tasso di povertà più alto lo troviamo nel Sud Italia. Occorre lavorare molto inoltre per evitare discriminazioni: la campagna “Io come Tu”, promossa da Unicef Italia per ribadire il diritto alla non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che vivono, studiano e crescono in Italia va in questa direzione.

Emergenze sanitarie e umanitarie a causa di guerre sono all’ordine del giorno: qual è il modo migliore per dare voce ai bambini che vivono situazioni difficili sulla loro pelle? ?
L’Unicef ha realizzato una campagna proprio in vista del Semestre Europeo di presidenza Italiana per dare voce ai bambini in difficoltà: l’obiettivo che ci siamo dati è stato quello di rilanciare l’attenzione con una comunicazione fatta proprio dai luoghi dove ci sono le emergenze e sono i bambini stessi a raccontare in alcuni video la loro storia.

Come si può garantire ai bambini il diritto all’arte, alla cultura e all’istruzione?

Semplice: bisogna creare una scuola diversa all’interno della quale ci sia spazio per gli approfondimenti culturali. E’ necessario cambiare radicalmente gli attuali programmi. La cultura e l’arte devono essere messe in prima linea: i bambini sono interessati all’arte ed è bello vederli entusiasti alle mostre e nei musei. Non bisogna mai negare loro il diritto ad approfondire queste esperienze.

Quali sono le iniziative che l’Unicef Italia ha in programma per la giornata del 20 novembre?

Quella del 20 novembre è una data clou per noi, perché si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed anche il 25° Anniversario della Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Per questa occasione abbiamo sostenuto e presenteremo il film di Nicola Campiotti “Sarà un paese”: al confine tra documentario e finzione esplora e racconta l’Italia di oggi attraverso lo sguardo curioso e indagatore di un bambino di dieci anni, alle prese con un Paese saturo di contraddizioni e difficoltà ma anche colmo di speranze e propositi per un futuro migliore. Negli stadi italiani si svolgeranno inoltre partite di calcio per ricordare che senza l’aiuto di tutti non è possibile modificare le situazioni di emergenza. Ci saranno poi centinaia di iniziative in tutta Italia per riflettere sulla Convenzione dell’Onu e molte nostre realtà locali stanno svolgendo indagini sull’infanzia nella propria città, attraverso questionari rivolti alle scuole, per presentare uno spaccato delle città viste da… un metro di altezza. Abbiamo chiesto ai bambini cosa desiderino: il risultato è che non vogliono la luna nel pozzo; spesso, molto spesso, chiedono solo di essere ascoltati senza dar loro l’impressione di essere infastiditi. Perché i bambini vedono. E i bambini sanno.