Come scegliere la crema solare giusta?

Occhio alle etichette: per i bambini è meglio sia ben indicata la protezione sia dai raggi UVA che UVB. Mentre i prodotti con biossido di titanio e ossido di zinco sono da preferire per la pelle dei neonati.

Fisici o chimici? Non stiamo parlando di esperimenti scientifici ma di filtri solari. Come ogni estate, ci troviamo davanti a mille prodotti diversi per difenderci dagli effetti dannosi del sole. Cerchiamo di capire insieme come leggere le informazioni che troviamo sulle confezioni, per scegliere il meglio per i nostri bambini e trascorrere un’estate “protetta”.

Come “funziona” il sole: i raggi UVA e UVB

Il sole emette un grande varietà di “radiazioni elettromagnetiche”, che vengono poi filtrate e per la maggior parte assorbite dall’atmosfera terrestre. Le radiazioni solari che oltrepassano questa barriera, raggiungendo la superficie del nostro pianeta, vengono classificate in tre categorie:

  1. la “luce visibile” e comprende le radiazioni che ci permettono la visione dei colori nella scala dal rosso al violetto, l’arcobaleno in pratica;
  2. l’infrarosso: sono radiazioni invisibili per l’occhio umano, ma sono percepite sotto forma di calore;
  3. le radiazioni ultraviolette, quelle che ci interessano di più d’estate Queste sono definite anche raggi UV e, sebbene costituiscano solo il 9% delle radiazioni solari che raggiungono la crosta terrestre, sono quelle che hanno il maggior impatto biologico sugli esseri viventi, sia in termini di utilità che di dannosità.

Le radiazioni ultraviolette

Gli ultravioletti sono a loro volta suddivisi in UVA, UVB e UVC. Sulla Terra arrivano solo gli UVA (ottimi in termini di abbronzatura e con un moderato tasso di danneggiamento della pelle) e un po’ di UVB, mentre gli UVC (molto dannosi) sono bloccati dall’atmosfera.

I raggi UVB, anche se arrivano in minima quantità, sono in grado di provocare i maggiori danni alla nostra pelle, dal semplice eritema (cioè la “scottatura” solare) fino a danni irreparabili a carico del Dna delle cellule cutanee”, favorendo l’insorgenza dei tumori. Attualmente, poi, si ritiene che gli UVA possano aumentare la loro tossicità quando vengono associati agli UVB.

Imparare a leggere l’etichetta delle creme solari: l’SPF

Ora che sappiamo che sono i raggi UVB quelli più nocivi, ricordiamoci che il fattore di protezione solare che troviamo indicato sui prodotti con la sigla SPF (sun protection factor), se non diversamente precisato, è sempre calcolato in base alla capacità protettiva nei confronti proprio di tali radiazioni.

L’SPF è attualmente la scala di valutazione unificata a livello internazionale (diffidate da prodotti che propongono altri indici di protezione) e va da un valore minimo di 6 a un massimo di 50+, anche se in commercio è possibile trovare schermi solari con l’indicazione SPF 100.

Secondo le ultime raccomandazioni della Commissione europea, se non diversamente indicato sull’etichetta del prodotto, il fattore di protezione nei confronti degli UVA dovrebbe corrispondere ad almeno un terzo dell’SPF per gli UVB: è consigliabile, comunque, verificare che sull’etichetta sia riportato anche il grado di protezione nei confronti degli UVA.

Soprattutto per le creme solari ad uso pediatrico: meglio preferire protezioni massime sia nei confronti degli UVB che degli UVA. Per l’adulto che non vuole rinunciare all’abbronzatura la scelta potrà ricadere su schermi UVA non totali, associati comunque a un SPF per UVB che non dovrebbe mai essere inferiore al 30.

Quanta crema solare e quando?

La valutazione dell’SPF è calcolata rapportando la quantità di tempo necessario affinché compaia una scottatura sulla pelle protetta con filtro e in assenza di filtro: se in teoria la pelle si arrossa dopo 5 minuti di esposizione agli UVB, con una protezione 30 si arrosserà dopo 150 minuti e, pertanto, trascorso questo periodo è necessario riapplicare il prodotto.

Quale filtro scegliere?

Ovviamente sono moltissimi i fattori che possono influenzare questo rapporto e il calcolo non potrà mai essere così matematico, pertanto si raccomanda sempre un filtro 50+ (almeno per i primi giorni di esposizione) che deve essere rinnovato ogni due ore in caso di esposizione solare prolungata, perché dopo le due ore la capacità protettiva di qualsiasi schermo solare decade rapidamente.

Quanta crema applicare?

La quantità di crema solare applicata sulla pelle è di fondamentale importanza. In dermatologia qualsiasi prodotto deve essere applicato con la cosiddetta regola del “fingertip”: la quantità di crema che ricopre la punta del dito deve essere distribuita su un’area di pelle larga quanto il palmo della mano del soggetto”, e a questa regola non fanno eccezione i filtri solari.

Se fate la prova, vedrete che applicherete più crema di quella che mettete di solito. Purtroppo con i prodotti spray o fluidi, anche se molto più pratici, è spesso difficile capire se ne sia stata spalmata una quantità sufficiente, e il rischio di applicarne meno del necessario è più alto rispetto ad un filtro solare formulato in crema.

La differenza fra filtri chimici e filtri fisici nei solari

I filtri contenuti nelle creme solari agiscono assorbendo o riflettendo i raggi UV: nel primo caso si tratta dei cosiddetti filtri “chimici”, nel secondo “fisici”. I principi attivi contenuti nei filtri chimici sono sostanze che trasformano”, attraverso reazioni chimiche, l’energia elettromagnetica delle radiazioni solari in altre forme di energia non dannose per la nostra pelle. è lo stesso meccanismo che, in pratica, mette in atto la melanina prodotta a livello cutaneo: l’abbronzatura non è altro che una difesa naturale della cute quando ci esponiamo ai raggi solari.

I filtri chimici

Attualmente sono disponibili in commercio uno svariato numero di filtri chimici: associando tra loro più sostanze è possibile ottenere una copertura completa dello spettro ultravioletto, cioè sia UVB che UVA.

I filtri fisici

Il biossido di titanio e l’ossido di zinco, invece, sono sostanze minerali inerti dal forte potere coprente: riflettono la luce del sole e, per questo, rientrano tra i cosiddetti schermi fisici. Sono ideali per i neonati e i bambini molto piccoli, e per le persone (bambini o adulti) con una storia di importanti allergie cutanee.

Nella loro formula chimica originale, il biossido di titanio e l’ossido di zinco sono difficili da stendere e conferiscono la tipica colorazione bianca quando sono applicati sulla pelle: la pecca di queste sostanze, infatti, è puramente estetica, anche se le formulazioni più recenti non lasciano quasi traccia e si fondono con la naturale tonalità della pelle.

Tuttavia, nei più piccoli il velo biancastro che queste creme lasciano sulla pelle è, in realtà, molto utile al genitore per capire se il prodotto è stato adeguatamente distribuito su tutto il corpo.

Esistono, poi, prodotti che combinano schermi sia fisici che chimici.

Quale crema solare per la pelle dei bambini?

Conviene sempre affidarsi a prodotti specifici. Molte case farmaceutiche e cosmetiche hanno sviluppato prodotti con formulazioni diverse dedicate alle varie fasce d’età, con la giusta composizione di filtri fisici e chimici, l’impiego di sostanze sicure e un basso utilizzo di eccipienti “inutili”, che sono potenziali cause di reazioni cutanee allergiche, quali profumi, coloranti,ecc.

Il profilo del dott. Altomare del Policentro Pediatrico di Milano