Un viaggio in Basilicata con i bambini devia dalle consuete rotte affollate, e sorprende per la bellezza genuina dei suoi paesaggi, per le testimonianze storico artistiche millenarie, per i borghi incastonati nelle montagne, per le suggestive architetture ipogee.

Perchè vedere la Basilicata con i bambini

Un viaggio in Basilicata è come accedere ad uno scrigno ancora socchiuso, il cui tesoro è perlopiù da svelare: soltanto Matera infatti, Capitale Europea della Cultura per il 2019, ha conosciuto i fasti (e i nefasti) del turismo di massa. Tutto attorno la regione è preservata: scenari naturali si alternano a borghi autentici, non mistificati a misura di turista. Cosa significa questo? Significa che ciò che vedete è reale, non ricreato ad arte per appagare il vostro occhio di villeggiante. Non troverete gadget e dozzinali souvenir, come l’attrazione di turno dentro la sfera di vetro, con la neve che scende capovolgendola. È questa sincerità e spontaneità a veicolare emozioni genuine, non indotte dal Truman Show di borghi più popolari e patinati, seducenti certo, ma ormai spogliati dalla loro essenza.

E se vorrete un ricordo di viaggio, approfittate delle eccellenze locali, come ad esempio un oggetto forgiato nei laboratori artigianali di ceramica, maiolica o terracotta, un tappeto intrecciato a mano, o perché no, una degustazione di Aglianico direttamente nella bottaia ipogea, scavata nel tufo vulcanico. Adesso vi chiederete: questo ultimo sarebbe un suggerimento adatto a famiglie? La mia risposta è sì, per due motivi: il primo è che non è detto che se si hanno bambini si debbano negare le necessità e anche le velleità dei genitori. Il secondo è che una visita alle cantine scavate nel tufo può essere un’esperienza istruttiva, per tutta la famiglia.

Cosa vedere: il nostro itinerario di viaggio

Il reportage che segue tratta un itinerario di circa trecento chilometri: sei località, con tante attrazioni segnalate dalla nostra mappa, che aspettano voi e i vostri bambini a braccia aperte.

  • Melfi
  • Laghi di Monticchio
  • Castello di Lagopesole
  • Venosa
  • Craco
  • Matera

 

A Melfi, alla ricerca della chicca nascosta

Melfi, conosciuta soprattutto per lo stabilimento Fiat Chrysler, vanta origini antiche: da poco infatti la città ha spento la sua millesima candelina! Capitale normanna della Contea di Puglia, fu dotata di uno splendido castello e di un’imponente cinta di mura, lunga oltre quattro chilometriFederico II scelse la città come dimora estiva e qui elaborò le “Costituzioni Melfitane”, primo testo organico di leggi redatte in età medioevale e dal contenuto sia civile che penale.

Passeggiare tra i vicoli sarà come fare un tuffo nel Medioevo: immaginate assieme ai vostri bambini un via vai di cavalieri, crociati, pellegrini, artigiani. Avete poca fantasia? Se siete in viaggio durante la Pentecoste, sarete più agevolmente proiettati nel passato grazie alla Rievocazione Storica del conflitto tra francesi e spagnoli per il dominio del Regno di Napoli. Assisterete all’assalto alle mura, al corteo storico, allo spettacolo degli sbandieratori e dei musici in costume. Oppure, in ottobre, partecipate alla tradizionale Festa della Falconeria, con ritrovo di falconieri provenienti da tutta Europa, rappresentazioni, convegni e degustazioni in una suggestiva atmosfera medievale.

Il Castello

Al Castello sarà più facile per tutti immaginare quei tempi antichi. Faceva parte del poderoso scacchiere di centri difensivi, fatti edificare o riadattare da Federico II, nel suo ambizioso progetto per un controllo militare di tutto il Sud Italia. I suoi architetti si sono ispirati al gotico germanico, influenzato dalle costruzioni islamiche in Terrasanta. Il castello ospita il Museo archeologico “Massimo Pallottino”, con reperti rinvenuti nel comprensorio del Vulture-Melfese, dall’età protostorica a quella romana.

La Villa Comunale

Per far scorrazzare figli e cagnolini fermatevi al parco della Villa Comunale Ascanio Sibilla: tanto verde, giochi per bambini (tra cui un’altalena per disabili) e un campetto da calcio. A proposito di cani: ne troverete molti, sia a Melfi, che in altre città della Basilicata, che vi sembreranno randagi. Si tratta spesso di cani di quartiere, nutriti e accuditi dagli abitanti della via. Anche se non freschi di toelettatura, sono assolutamente docili e non rappresentano un pericolo.

La chiesa rupestre di Santa Margherita

Non lasciate Melfi prima di aver visitato la chiesa rupestre di Santa Margherita, a circa tre chilometri dal centro. Parcheggiata la macchina, la guida vi condurrà lungo un sentiero fino ad un massiccio portone, ai piedi di una rupe, proprio al disotto della strada. Scoprirete un’inaspettata piccola cripta, scavata nei depositi piroclastici e interamente rivestita da un prezioso alternarsi di affreschi in stile bizantino.

I bambini (sempre attratti dal macabro!) rimarranno particolarmente incuriositi soprattutto da uno di questi, intitolato il “Il Trionfo della Morte”. Si tratta di un tema iconografico diffusosi in Europa nel tardo Medioevo, ispirato alla presa coscienza della caducità della vita umana, specialmente in questo periodo di guerre, epidemie e carestie. Alcuni studiosi ipotizzano che le tre figure dei vivi, accanto agli scheletri, rappresentino Federico II, con la moglie e il figlio, tutti in abiti da falconieri.

Michelangelo Levita, la guida che attualmente si occupa di accompagnare alla visita (previo appuntamento telefonico al numero 339 7101687) saprà raccontarvi tutta la storia e i retroscena di questa piccola chicca, conosciuta più all’estero che in Italia. Il biglietto costa solo 8 euro. I bambini (fino a 18 anni) entrano gratis.

Ai laghi di Monticchio, cercando fossili viventi

Dalla frazione Bagni di Monticchio, la strada inizia ad inerpicarsi sulle pendici del Vulture, preistorico vulcano ormai spento, nelle cui terre fertili si producono vini e oli pregiati. Inoltre, grazie alle caratteristiche geologiche dei terreni lavici, a Monticchio Bagni viene imbottigliata un’acqua (Gaudianello e Lilia) naturalmente arricchita di preziosi sali minerali ed anidride carbonica.

È un luogo incontaminato, ricoperto di boschi secolari e popolato da lupi, cinghiali, istrici, volpi, faine, falchi e tante altre specie. Esclusivamente qui è stata identificata la Brahmea, una rara farfalla notturna, fossile vivente, la cui specie risale a 25 milioni di anni fa. La caldera ospita gli incantevoli laghi di Monticchio, il Lago Grande e il Lago Piccolo, dove nuotano persici reali, trote e l’alborella vulturina.

Arrivati ai laghi l’atmosfera che si respira è surreale e nostalgica, come se il tempo si fosse fermato agli anni Ottanta. Immaginate una vecchia diapositiva sbiadita: alcuni ristorantini e chioschetti, con sedie in plastica intrecciata, tavolini vintage e il palchetto per ballare, sono l’indizio di uno spensierato passato da località turistica. Le bancarelle con i souvenir e cartoline, ormai oggetti di modernariato, testimoniano anch’essi una popolarità che improvvisamente, per chissà quale misterioso motivo, si è arrestata. Ci sono i pedalò, e suggerisco assolutamente di noleggiarli (con lo sconto, se mangiate al ristorante di fronte!). 

C’è il rudere di un’antica chiesa, semisepolto dalle liane.
E in posizione elevata, la bianca Abbazia di San Michele si specchia nelle acque lattiginose del Lago Piccolo. Visitate anche questa, è raggiungibile in macchina o a piedi, per scoprire la bellissima cappella scavata nella roccia, con pitture parietali. I visitatori sono pochi, ma tutte le persone che qui lavorano sembrano non accorgersene, vanno avanti indolenti, con il loro ristorante semivuoto e nostalgico, in attesa di agosto, unico periodo in cui folle di vacanzieri boccheggianti arrivano a frescheggiare. Vi chiederete cosa sia successo per fermare quel boom turistico di cui sono rimaste le tracce! Mistero risolto! Negli anni Sessanta fu costruita una imponente funivia, che dalla vetta del monte Vulture arrivava ai laghi. La vista era spettacolare: sospesi tra terra e cielo, i visitatori potevano ammirare dal punto più alto tutto il monte Vulture e i due laghi incastonati nel cratere. La funivia funzionò fino al 1980, e in quegli anni fu un potente attrattore turistico, dopodiché per gravi danni alla linea elettrica fu dismessa.

Dopo anni di eclissamento, i Laghi di Monticchio sono tornati alla ribalta raggiungendo il sesto posto nel censimento nazionale dei luoghi del cuore Fai 2018. C’è forse una speranza affinché possano mantenere la loro genuina bellezza, ma al tempo stesso vengano avviati processi di riqualificazione e valorizzazione, per un turismo virtuoso e sostenibile.

A Venosa a caccia di mosaici romani

Per raggiungere Venosa guiderete immersi in un paesaggio variegato ed ondulato: l’impronta delle energie rinnovabili (windfarm) irrompe prepotentemente nel languido paesaggio, dove verdi collinette si alternano a pianori coltivati.

Il Castello

Il castello quattrocentesco presenta una struttura a cortile centrale, con quattro torri cilindriche angolari. Concepito su modello del Maschio Angioino, in grado di resistere a bombardamenti delle armi da fuoco, non rinunciava tuttavia ad una spazialità architettonica, che garantiva comfort e lusso.

Dall’ingresso del Castello proseguite lungo Via Vittorio Emanuele II. La via è stretta, a volte priva di marciapiede, ma comunque è piacevole percorrerla a piedi, per aver modo di scoprire piccoli angoli interessanti, come la Fontana di Messer Oto, la Cattedrale di Sant’Andrea Apostolo, la casa di Orazio, fino ad arrivare al Parco Archeologico.

 Il Parco Archeologico

La Venusia romana, fondata nel 290 a.C., ancora ammalia grazie ai suoi reperti: il Parco abbraccia la zona termale (con pavimentazione musiva a motivi geometrici e zoomorfi) alcune domus, il battistero paleocristiano, l’anfiteatro e la suggestiva chiesa incompiuta.

Il Complesso della Santissima Trinità

Fiorito alle spalle della chiesa vecchia, il Complesso della Santissima Trinità, detto anche l’Incompiuta, è uno dei rari esempi rimasti del fenomeno di sovrapposizione che si verificava quando, nell’edificare una chiesa, la si inseriva in un contesto preesistente: la più antica veniva assorbita dalla nuova e le strutture non utili venivano comunque lasciate in piedi, fino a quando tutto il complesso non era in grado di funzionare autonomamente. In questo caso la nuova chiesa non fu mai terminata, ma se ne possono ammirare il perimetro e gli enormi pilastri. L’interno della basilica è riccamente affrescato. Scendete nella cripta e con l’aiuto di una torcia divertitevi ad esplorarne le viscere accompagnati dai vostri bambini. Dall’altare il colpo d’occhio su tutto il Parco Archeologico, attraverso l’enorme vetrata, è esaltante. L’atmosfera che si respira è surreale, anche perché i visitatori sono limitati: è un gioiello poco conosciuto, che a maggior ragione vale la pena di scoprire.

Il biglietto per visitare il Castello e il Parco Archeologico ha un prezzo simbolico: 2,50 per gli adulti, gratis fino a 18 anni.

Al Castello di Lagopesole, il museo narrante

Sappiamo bene come le forme di narrazione si siano evolute e diversificate, e quanto le tecnologie digitali possano favorire la fruizione del Bene culturale, specialmente nei bambini. Al Castello di Lagopesole un immersivo allestimento multimediale, di grande impatto scenografico, coniugato ad un’attenta ricerca storica, arricchirà il vostro percorso di visita.

Con tutta la famiglia siete i benvenuti alla corte di Federico II e del figlio Manfredi: scopritene assieme la storia, le abitudini, i segreti e le leggende. E se siete interessati a scoprire nuovi castelli e gesta leggendarie leggete il nostro articolo sui castelli del sud Italia.

A Craco il paese fantasma

Arroccato su un’antica altura, il borgo di Craco racconta una silenziosa storia di desolazione, ma al tempo stesso è la dimostrazione di come, nonostante infelici congiunture, un approccio proattivo e resiliente possa generare nuove sfide e opportunità.

Il centro abitato di Craco è stato parzialmente distrutto per l’inesorabile avanzamento di più movimenti franosi, sviluppatosi nella sua parte sud-ovest tra il 1959 e il 1972. Non ci furono vittime, e questo rende l’animo più lieve durante la visita, ma tutti gli abitanti furono evacuati e trasferiti a valle, a Craco Peschiera.

Il nucleo originario fu fondato intorno all’anno Mille, sullo stabile sperone di rocce conglomeratiche. Successivamente, l’ampliamento del paese abbracciò tutto il versante sud occidentale, composto invece da argille friabili. La frana interessò un’intera porzione del pendio argilloso, incluse tutte le abitazioni che vi insistevano. Tra le desolate costruzioni in pietra, antiche superstiti ancora aggrappate alla roccia, si erge la torre normanna.

Dal 2011 il Comune ha avviato un coraggioso piano di recupero: ad oggi il perimetro del paese è recintato, l’ingresso è interdetto e per visitare il centro storico è necessario prenotare la visita guidata. Indossati i caschi, entriamo nella città fantasma: è affascinante percepire chiaramente come in nostra assenza la natura si riappropri dei suoi spazi. Penetra negli edifici lesionati dal tempo e dalla frana, avvolge muri, palizzate, scalini. Immersi in spazi muti e immobili, immaginiamo frammenti di vita, storie antiche di pastori, artigiani, contadini.

Arrivati al punto più elevato, lo scenario è poesia: alle spalle dell’abitato si estende la grande vallata disseminata di calanchi. Campi di grano dorato si alternano alle creste ondulate d’argilla, erose dalla pioggia, dal vento e dal sole.

Ai Sassi di Matera, la città sottosopra

Belvedere Murgia Timone

Indugiate al belvedere Murgia Timone, proprio di fronte alla città: la Gravina di Matera è il profondo canyon sotto di voi, scavato dal torrente omonimo. Siete sul versante orientale, da cui ammirate la splendida cartolina dei Sassi. Inaspettata, pittoresca, unica. E intorno a voi si estende il Parco delle Chiese Rupestri.

Questo è il luogo migliore per raccontare la storia di Matera ai vostri bambini. È la storia di una civiltà millenaria, che arriva dal tempo dei tempi… per essere più precisi dal Neolitico! Grazie ai rifugi naturali, offerti dalle vicine caverne, e dalla presenza di numerose sorgenti, gruppi di cacciatori raccoglitori si insediarono in questi altopiani. Nel corso dei secoli successivi il territorio fu popolato da pastori e agricoltori, che dai primitivi stanziamenti del versante orientale colonizzarono il fianco opposto, i celebri Sassi. Le semplici grotte, incassate nella tenera calcarenite, furono trasformate in vere e proprie case, ampliando lo scavo e realizzando facciate in stretta simbiosi con la roccia.

Dal Centro Visite Jazzo Gattini potrete recarvi a piedi (meglio se accompagnati da una guida) al villaggio neolitico e alle suggestive chiese rupestri.

Arrivati a Matera, parcheggiate nella città nuova.

Il Piano

Addentratevi nel Piano, il quartiere che sovrasta i Sassi. Qui è possibile visitare le Chiese rinascimentali e barocche più importanti della città, come alcuni palazzi delle famiglie nobili e borghesi. La “Matera bene” infatti non viveva nei Sassi, ma in posizione sopraelevata.

In Piazza Vittorio Veneto entrate nelle viscere della città visitando il Palombaro lungo, la più grande cisterna ipogea di Matera. Rivestito di uno speciale intonaco chiamato cocciopesto, è un’incredibile opera di ingegneria idraulica, facente parte del complesso sistema di raccolta d’acqua piovana e sorgiva.

Dal belvedere Guerricco di piazza Vittorio Veneto vi sembrerà di affacciarvi al livello intermedio di un grande anfiteatro: un groviglio di case, chiese, vicoli, cortili, scalini sono aggrappati alla roccia e nella roccia si insinuano, colonizzandola come un alveare.

Un tuffo nella storia recente

Tra l’Ottocento e la metà del Novecento la popolazione ebbe un forte incremento, le condizioni igieniche nei Sassi precipitarono rapidamente, il tasso di mortalità infantile aumentò a dismisura. La politica italiana non se ne curò, fino al 1949, anno in cui Togliatti e De Gasperi, visitando i Sassi, li definirono “vergogna nazionale”. Purtroppo, nella volontà di risanamento, attraverso lo sfollamento coercitivo e l’urbanizzazione selvaggia delle zone limitrofe (dove avete parcheggiato!) non si tenne conto che si stava sradicando una civiltà millenaria di pastori, agricoltori e artigiani, alienandola dalle sue radici. Il cuore pulsante della città venne svuotato.

La lenta rinascita della Civita inizia grazie a Pasolini, che la designa set cinematografico del suo Il vangelo secondo Matteo. Il regista riesce a far parlare, anzi a far urlare i dimenticati Sassi, mettendo in scena il primo meraviglioso presepe della storia del cinema.

Negli anni Novanta l’UNESCO nomina la città Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La corsa mediatica ha inizio: grazie al forte richiamo turistico importanti finanziamenti permettono il recupero dei Sassi. Diventano gallerie, “case grotta”, ristoranti, alberghi di lusso, botteghe di artigiani. I prezzi salgono alle stelle. Non tornano i materani, che continuano a vivere nella città nuova.

La Casa Cava

Fu inizialmente una cava per costruire la città del Seicento e del Settecento. Adibita poi ad abitazione, negli anni Sessanta venne abbandonata e usata come discarica. Oggi è un poliedrico centro culturale, provvisto di auditorio con centoquaranta posti a sedere e suggestivi ambienti in grotta, che ospitano mostra, eventi ed allestimenti creativi.

 

La Casa Grotta

È il simbolo della civiltà contadina dei Sassi. Un luogo umile che tramanda storie di luoghi e usanze passate. In questo piccolo museo demo-antropologico scoprirete come si viveva nei Sassi fino agli anni Cinquanta. La famiglia (spesso numerosa) dormiva e mangiava in un unico vano, condividendolo con i propri animali, come nella grotta di Betlemme; l’asinello e bue, considerati la risorsa più importante per i poveri braccianti, scaldavano l’anfratto e soprattutto erano al sicuro da eventuali furti.

Via Madonna delle Virtù

Ecco aprirsi un paesaggio spettacolare che forse saprete riconoscere: proprio qui sono state girate alcune scene del film The Passion di Mel Gibson e di No time to die, il nuovo 007 con Daniel Craig.

Proseguite fino alla chiesa trecentesca di Santa Maria De Idris, perfettamente conglobata dallo sperone roccioso del Monterrone. Questa comunica con la cripta più antica dedicata a San Giovanni in Monterrone.

Rallentate il passo e assaporate lentamente questo paesaggio aspro e superbo, verso la Civita e sulla Gravina.

Per un’esperienza esclusiva alloggiate in una delle diciotto grotte dell’Albergo Diffuso Sextantio “Le Grotte della Civita”. Grazie all’ambizioso progetto di recupero degli ambienti rupestri e alla posizione spettacolare, con vista sulla Gravina, sarete completamente immersi in un’atmosfera onirica. Vi vedo quasi… con un calice di vino in mano, da assaporare lentamente nella pace del tramonto. I bambini? Ognuno di voi sfoderi le sue speciali risorse. Colori, fogli, libretti, taccuino di viaggio e perché no, un’oretta di tablet!

Qualche suggerimento

Gli orari di apertura delle chiese rupestri e del Palombaro lungo variano a seconda della stagione. Purtroppo non è reperibile un sito turistico ufficiale. Tutti i biglietti si fanno in loco e senza prenotazione.
Matera è diventata una città turistica. Questo implica hotel e ristoranti piuttosto cari, mentre il costo dei biglietti museali è in linea con tutta la Basilicata.

Molto utile per orientarsi nel magico labirinto dei Sassi questa mappa.

Libri consigliati sulla Basilicata per bambini

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