Mangiare fuori con i bimbi è un’esperienza entusiasmante, ma impone particolari attenzioni sulla scelta del posto e dei piatti: i consigli della nutrizionista Chiara Dri e della chef Natalia Cattelani

Andare a pranzo o a cena fuori casa è generalmente un’esperienza che, proprio perché nuova e diversa, piace molto ai bambini, incuriositi dal posto sconosciuto e dai piatti gustosi. Ma non facciamoci prendere dall’entusiasmo: ci vuole attenzione nell’individuare sia il locale più idoneo sia un pasto che coniughi equilibrio e gusto. Per riuscire ad orientarci nella moltitudine di offerte abbiamo chiesto un parere esperto, anzi due, coinvolgendo Chiara Dri, nutrizionista e mamma di due bambini, e Natalia Cattelani, blogger (tempodicottura.it) e chef de “La prova del cuoco” – Rai Uno (nonché madre di quattro ragazzi) perché possano, ciascuna dal proprio punto di vista, suggerirci le attenzioni per scegliere il meglio per i nostri bambini, iniziando dal locale in cui mangiare.

Se ci si trova in città, dove la scelta è sempre piuttosto ampia, il ristorante è sicuramente preferibile al fast food o al bar perché è in grado di offrire una varietà di piatti maggiore, oltre a prevedere la possibilità di assecondare richieste personalizzate, inizia Dri. E, ancora meglio, secondo Cattelani, informarsi prima sulla tipologia dei locali disponibili, preferendo realtà che propongono ingredienti di stagione, bio o tipici.

Menù bimbi, scelta controversa. Seduti a tavola, con i bambini affamati e, alla peggio, urlanti, il “menù bimbi” si rivela la salvezza dei genitori, veloce e già confezionato… ma la nutrizionista ha più di qualche perplessità a riguardo: La maggior parte dei “menù bimbi”, purtroppo, include cibi molto appetitosi ma poco idonei ai piccoli: cotoletta o wurstel e patatine sono un pasto decisamente pesante, arricchito spesso da sale e condimenti in misura eccessiva. Nutrizionista e chef concordano: la cosa migliore è optare per un buon primo, dal condimento semplice come pomodoro con olio a crudo e grana o un sugo di verdure. E Cattelani suggerisce anche un’altra chiave di lettura, che avvallora la scelta: I bambini non amano aspettare e il piatto unico può essere comodo oltre che completo. Perfetta la pizza margherita: piace a tutti, è un alimento equilibrato e, venendo cotta ad alte temperature, è sicura anche in locali non conosciuti o che non ci danno sicurezze sulle norme igieniche.

La sosta veloce. Capita però che mangiare fuori casa sia una necessità, come accade nel bel mezzo di un viaggio in auto, quando l’area di servizio è la sosta obbligata. In queste circostanze – spiega Dri – la scelta si riduce spesso a un panino, ma, anche in questo caso, il consiglio rimane lo stesso: optate per la semplicità! Andrà benissimo un sandwich con prosciutto cotto o fesa di tacchino, affettati in cui è meno probabile constatare un eccesso di sale e di aromi. Valutazione che Cattelani condivide pienamente: Evitate le cose appetitose o salate, fanno molta sete e i bambini non si accontentano dell’acqua, bevono bibite gassate e zuccherate che vi costringeranno presto a dover interrompere il viaggio per pause pipì.

Fast food, si o no? Veniamo infine al fast food: su molti bambini, soprattutto i più grandicelli, esercita un grande appeal. Non voglio demonizzali, – chiarisce la nutrizionista – ma se si intende porre attenzione all’alimentazione dei propri figli, li sconsiglio. Le carni utilizzate per gli hamburger sono molto grasse e, anche in questo caso, l’eccesso di sale è in agguato. Cibi molto saporiti inducono poi i bimbi a bere molto, eccedendo con bibite gassate ed eccessivamente dolci. Cattelani, da ottima chef specializzata nella cucina per bambini e ragazzi quale è, ha sperimentato e suggerisce una illuminante “terza via”: Proibire il fast food aumenterebbe soltanto la curiosità dei bambini e il desiderio di andarci. Io ho preferito preparare a casa panini, hamburger con carne di qualità, salse ricercate e patate fritte in un buon olio: i bambini sanno confrontare le proposte del fast food con quelle di casa… e non esitano a riconoscere la qualità!.

Imparare a scegliere, da piccoli. Passati in rassegna locali e menù, abbiamo capito che l’esperienza di un pranzo o una cena fuori casa con gli adulti può trasformarsi anche in un’occasione formativa. E’ così? Anzitutto bisogna dire che gli insegnamenti alimentari fuori si possono dare solo se si adottano buone pratiche anche a casa – chiarisce Cattelani – Suggerisco che almeno un pasto al giorno sia fatto con tutta la famiglia riunita e con le stesse tempistiche. I bambini sono animati da spirito di emulazione, pertanto ciò che mangia il genitore riveste sempre un fascino maggiore: l’esempio è fondamentale per poter trasmettere un corretto approccio al cibo. La cena fuori rappresenta un’occasione in più, perfetta per far leva sulla curiosità dei bimbi e consentire loro di provare sapori nuovi. Fornire poi informazioni su quello che stanno mangiando è utile per incentivare i bambini ad affrontare qualche piatto nuovo. E conclude la nutrizionista: Dando l’esempio nella scelta del locale prima e del menù poi, si trasferisce ai più piccoli un preciso concetto di importanza dell’alimentazione. E’ infatti provato che è durante la prima infanzia che i bambini imparano il giusto approccio con il cibo ed è, questo, un insegnamento che li condizionerà poi anche da adulti.