A tu per tu con Valeria Covini, direttrice di Insieme e Io e il mio bambino e madre che ha saputo “prendersi il suo tempo”

Conosciamo Valeria Covini come direttrice di Insieme, il primo mensile italiano dedicato alle mamme e ai bambini, e di Io e il mio bambino, e molte volte ci siamo affidati ai consigli dei suoi giornali per risolvere i piccoli problemi quotidiani dei nostri piccoli. Ciò che invece scopriamo solo ora, dopo un’intensa e piacevole chiacchierata, è che Valeria, per riuscire ad essere una professionista impegnata e realizzata e una madre presente, nel lavoro e in famiglia ha compreso che la vera risorsa sta nel riuscire a delegare. Oggi si confronta con l’adolescenza della figlia diciottenne, alla quale riconosce, sin da quand’era bambina, la grande capacità di saperla far ridere e farle ritrovare la leggerezza.

Alla luce dei molti anni a servizio delle mamme e dei bambini, che ritratto può restituirci del rapporto genitori e figli oggi?

Ho assistito ad una grande evoluzione dei genitori, che va di pari passo con lo sviluppo dei mezzi di informazione, fino alle innumerevoli possibilità offerte dalla comunicazione digitale. Vedo oggi genitori più informati, ma anche più fragili emotivamente, preoccupati di ciò che li aspetta nel proprio ruolo. La differenza più grande, tuttavia, è che fino alla generazione precedente si faceva tutto per i bambini, mentre oggi un bambino non stravolge più la vita degli adulti. Manteniamo il più possibile il nostro stile di vita, anche se questo ci porta a peccare un po’ sulle regole… un happy hour non va sempre d’accordo con la buona abitudine di andare a nanna presto!

Quali sono gli argomenti trattati nei giornali che dirige che ai genitori interessano di più? Sono gli stessi di sempre o le esigenze e le richieste di informazione delle famiglie sono cambiate?

Io e il mio bambino si è sempre occupato di salute e benessere nei primi due anni di vita e in questo contesto le esigenze sono sempre più o meno le stesse, mentre per Insieme noto una grossa differenza negli ultimi anni: superata la boa dei due anni, il problema è sempre più rappresentato dalla relazione con il proprio figlio, dai temi dell’educazione.

Per chi è diventata mamma negli ultimi anni la parola d’ordine sembra essere condividere esperienze, con altre madri ma anche con i figli. Una moda o un vantaggio concreto?

Il vantaggio è aver allentato l’ansia, ci si sente spalleggiati, non più soli. La rete – reale o virtuale – offre amicizia e conforto. Attenzione però al proprio “giardinetto digitale”, perché i giudizi delle altre mamme possono essere talvolta molto destabilizzanti.

La via del giornalismo non è oggi, e ancor più in passato, una strada facile per una donna che abbia anche il progetto di avere un compagno e dei figli. Per lei come è stato possibile conciliare lavoro e famiglia?

Dopo l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti e otto anni di gavetta sono entrata nella redazione di Insieme che, essendo una rivista specializzata, tutto sommato mi ha garantito ritmi e carichi più gestibili rispetto ad altre colleghe che lavorano per un quotidiano o una tv. Devo dire che mettere insieme lavoro e famiglia per me non è stato difficile, anche perché ho sempre potuto contare sul valido aiuto del mio compagno. Noi donne dobbiamo imparare a delegare, solo così è possibile sentirci serene e appagate nei nostri differenti ruoli.

Come trascorreva il tempo libero con sua figlia quando era bambina?

Sono una “mamma tardiva”, mia figlia è arrivata quando avevo 39 anni, ma l’ho voluta con convinzione perché mi sarebbe dispiaciuto non poter vivere questa esperienza. Ciò che più ho trovato straordinario è stato riprovare cose e rivivere situazioni che conoscevo come adulta, per riscoprirle attraverso i suoi occhi. E poi leggere insieme e accoccolarci nel lettone: ancora adesso, quando una delle due ha bisogno di un momento di tenerezza, invitiamo l’altra per un abbraccio sotto le coperte.

Qual è l’esperienza fatta assieme a lei che ancora oggi vi piace ricordare insieme?

Mia figlia a sei anni conosceva a memoria tutte le battute di Mafalda, con le quali ci faceva ridere moltissimo. Oggi ha diciotto anni e conserva ancora questo spirito un po’ scanzonato: spesso tira fuori lo smartphone e mi mostra i video e i contenuti più divertenti.

Oggi le possibilità di attività da fare assieme ai bambini si sono moltiplicate, come sfruttare al meglio queste occasioni?

Il mio consiglio è quello di seguire le proprie passioni e di sperimentare insieme. Non andiamo sempre alla ricerca di qualcosa di preconfezionato, formato baby. Emblematica fu una scena alla quale assistetti al Beaubourg di Parigi all’inizio degli anni Novanta, quando osservai una delle prime visite guidate per bambini (da noi ancora non esistevano): la guida offriva ai piccoli visitatori elementi normali per la lettura di un quadro e i ragazzini arrivarono subito a comprendere e a spiegare il concetto di cubismo. Ecco, abbiamo bisogno di esperienze che ci facciano stare insieme, non che ci separino.

Qual è, secondo lei, il più bel regalo oggi per un bambino?

Non ho dubbi: il tempo condiviso, dare sfogo alla fantasia dei bambini per far poi anche riaffiorare la nostra. I bimbi vogliono conoscerci e capirci.
Pensiamo ad esempio alla loro capacità nativa di utilizzare il digitale, che ci porta a parlare oggi di “mobile generation”: è una grande risorsa, che va però bilanciata con la concretezza delle esperienze da vivere insieme.