Triennale Design Museum ogni anno racconta il design italiano attraverso un sistema di rappresentazioni che cambiano tematiche, ordinamenti scientifici e allestimenti per cercare di rispondere alla domanda primaria “Che Cosa è il Design Italiano?”, offrendo punti di vista e percorsi inediti sulla disciplina.

Il percorso, a cura di Stefano Giovannoni, dedicato al design ludico, ha un’ anima pop. Si comincia con un’ immagine di forte impatto: una gigantografia di Quadratino, personaggio dei fumetti di Antonio Rubino, del 1910. Attraverso la sua bocca, si giunge nella stanza Ouverture: una sala introduttiva dall’ atmosfera quasi subacquea. Da qui l’ allestimento, sotto l’ Art Direction di Giovannoni, si snoda attraverso suggestioni visive, sonore e percettive che accompagnano e guidano i visitatori alla scoperta delle varie sezioni tematiche:
Arredi, a cura di Maria Paola Maino, sezione che ripercorre la storia del Novecento attraverso i suoi più importanti interpreti e le tipologie che si sono susseguite; Giochi, a cura di Luca Fois con Renato Ocone, sezione dedicata al ToyDesign; Architetture, a cura di Fulvio Irace; Segni, a cura di Pietro Corraini, sezione dedicata al “come dev’ essere fatto”; Animazioni, a cura di Maurizio Nichetti, sezione che vuole essere un tributo a tutti quegli artisti italiani che hanno dedicato la loro arte per raccontare storie a disegni animati; Maestri, a cura di Monica Guerra, una sezione inframmezzata da focus dedicati a figure di spicco della storia del design e dell’ educazione, come Bruno Munari e il suo approccio metodologico: tutti i giochi ideati da Munari propongono al bambino un materiale con il quale è possibile sperimentare un’ infinità di composizioni o costruzioni. E ancora gli oggetti d’ arte povera di Riccardo Dalisi, Tecnica Povera che nasce dall’ esperienza dei laboratori di strada con i bambini che Dalisi pratica nei primi anni Settanta al Quartiere Traiano di Napoli. Figure di spicco non solo nell’ educazione e nella pedagogia ma anche della letteratura, come Pinocchio, a cura di Enrico Ercole, raccontato in cento anni di pupazzi dal primo Novecento in poi, chiusi in una teca a forma di libro. Infine, la sezione Strumenti, a cura di Francesca Balena Arista, un excursus storico tra gli oggetti che i bambini, e i loro insegnanti, hanno manipolato e manipolano ancora oggi nelle ore di scuola: matite, gomme, temperini, quaderni, righe, squadrette, compassi…