Alcuni docenti di liceo spiegano a Kid Pass le mancanze con cui i ragazzi arrivano all’appuntamento con l’ultimo percorso ‘protetto’ della loro formazione.

La scuola superiore è l’ultima fase nella vita dei nostri figli in cui la loro formazione avviene in una atmosfera “protetta”, avendo di fronte persone che saranno la loro guida per 5 anni. Abbiamo parlato con queste persone, i professori ovviamente, per conoscere il loro punto di vista sulla preparazione e sul comportamento con cui i 14enni arrivano a questo appuntamento. Insomma, parleremo delle famose lacune con un elenco di “nei”. Sperando di dare ai genitori, che ci leggono, dei suggerimenti utili.

Né piccoli né grandi

Vi abbiamo già illustrato il cambiamento epocale che è per i bambini entrare nella scuola elementare e nella scuola media. Oggi completiamo il quadro parlando delle scuole superiori: iniziarle è un altro passaggio molto delicato. Non più “alunni”, ma “studenti”. Non più bambini, ma ormai “ragazzi in crescita”. Le superiori sono il periodo in cui per l’ultima volta nella loro vita entreranno quotidianamente in uno stesso luogo di formazione”, avendo le stesse persone come punto di riferimento. All’università, infatti, generalmente si è un numero di matricola, per non parlare del mondo del lavoro.
Il punto di partenza di questo articolo è stato capire con quali mancanze i ragazzi arrivano all’appuntamento con la scuola secondaria di secondo grado, e per farlo abbiamo parlato con due professori dell’area umanistica, Monica Marchini (italiano) e Lucia Mezzaro (inglese), e due dell’area scientifica, Tommaso Marchioni (matematica e fisica) e Federico Polo (scienze), tutti docenti di liceo scientifico, con esperienze di insegnamento anche in altre tipologie di istituto.

Un contesto da adulti difficile da comprendere

La prima difficoltà per i ragazzi è capire che alle superiori viene richiesto, in buona sostanza, un comportamento più formale rispetto a quello cui erano abituati prima e il motivo è semplice: la scuola non è la propria casa ma la sede di una istituzione. Vero è che anche le scuole superiori sono cambiate negli ultimi anni, “ammorbidendo” un po’ l’atmosfera, ma ciò non giustifica il modo di comportarsi come se si fosse a casa di un amico.
Spiega Polo: Se da un lato è positivo che la scuola sia per loro un luogo familiare nel quale sentirsi quasi a casa, certo è che il banco non è il divano. C’è una certa trasandatezza nel comportamento ma anche esteriormente: sembra non siano capaci di percepire la scuola come un luogo “da rispettare” con un abbigliamento consono, ma lo identificano come il garage di un loro amico in cui fare tranquillamente quello che vogliono.
Il non capire subito che alle superiori si fa “sul serio” e la mancanza di senso di responsabilità si vedono anche da gesti concreti come quelli elencati da Mezzaro: Capita spesso che i ragazzi siano senza i libri di testo per il primo mese di scuola. Oppure senza materiale didattico anche quando viene espressamente richiesto. Per esempio, i fogli protocollo per le verifiche: strappano fogli di quaderno, spesso con risultati penosi e pezzi mancanti. Un fatto che, in fin dei conti, non è grave però è sinonimo di sciatteria.

A scuola con il freno a mano tirato

Il professore di scienze ha un’idea chiara di quale sia il problema principale dei ragazzi nell’inserimento alle superiori: dimostrano incapacità, o paura, di mettersi in gioco direttamente e completamente. L’idea è che cerchino spesso di dare il minimo, atteggiamento che purtroppo alcuni mantengono nelle classi successive, fino a che, nella migliore delle ipotesi, il rischio serio di una bocciatura non li sveglia. Precisa Polo: Mancano del coraggio di non testare mai quali sono i propri limiti, così non si danno la possibilità di migliorare nel tempo, inibendo nel contempo la capacità di arrivare a conoscere i propri punti di forza.

La “generazione Google” e l’apprendimento meccanico

Senza aprire il vaso di Pandora di come le nuove tecnologie hanno modificato il modo di apprendere e studiare dei ragazzi (basta considerare che la generazione Google, cioè a partire da quelli che hanno cominciato le scuole elementari a ridosso degli anni Duemila, è anche definita generazione “copia e incolla”), c’è un dato di fatto: i ragazzi di oggi tendono ad avere un apprendimento meccanico, senza usare le loro capacità di analisi. Spiega Monica Marchini: I ragazzi studiano a compartimenti stagni, in difficoltà a fare collegamenti fra materie che pur cerchiamo di suggerire. Studiare, poi, è sinonimo di imparare a memoria, cosa che in una materia come l’italiano va tutta a loro sfavore. Memoria, invece, che è utile in ambito scientifico dove le regole e le formule da imparare sono tante, il problema è che restano tutte nozioni slegate dalla realtà, considera Tommaso Marchioni. Un esempio pratico: Ho avuto studenti che si sono persi in un bicchier d’acqua quando ho chiesto di calcolare la distanza fra due città usando una carta geografica con scala indicata. Non sono riusciti a capire che bastava una semplice moltiplicazione.

Nativi digitali senza senso pratico

Le superiori sono anche il momento in cui si sfata il mito dei nativi digitali: indubbio che in questi ragazzi ci sia dimestichezza e abitudine ai vari dispositivi digitali, tali per cui basta davvero poco per imparare a usarli. Da un punto di vista puramente tecnico però.
Le tecnologie e le opportunità offerte da Internet servono loro solo per usare Google, guardare video su Youtube, aggiornare i profili Facebook, e le loro capacità di utilizzo di programmi sono piuttosto limitate ai software di fotoritocco. Non hanno idea di come si impagini un documento, né di come si scriva correttamente una mail, magari proprio a un professore, per citare operazioni di base.
Il largo uso di messaggerie di diverso tipo e di computer e smartphone ha poi le conseguenze elencate da Mezzaro e Polo: Usano abbreviazioni e slang anche in classe, hanno problemi di ortografia per la fretta e cercano il T9 nella penna che purtroppo non ne è dotata. Se potessero, comunque, metterebbero faccine ovunque. Tutto questo è aggravato dalla mancanza di lettura nel tempo libero, che però è un male nazionale: basta guardare l’indagine sulla lettura pubblicata dall’Istat a inizio anno.

Tanto ci sono mamma e papà

Se manca un buon dialogo fra genitori e docenti, il segnale che arriva ai ragazzi è che a scuola possono permettersi quello che vogliono, perché tanto saranno mamma e papà a prendere le loro difese, sempre e comunque. La famiglia spesso vede quello che vuole o quello che i ragazzi mostrano per non avere rotture, commenta Mezzaro, alla quale fa eco Polo: Se ci sono genitori che consentono ogni cosa e non riconoscono autorità all’istituzione scolastica, i ragazzi sono legittimati a un atteggiamento inconcludente e sbruffone.
Un ultimo aspetto educativo, che merita una riflessione, viene sollevato dalla professoressa Mezzaro ed è quello delle ricompense che talora si promettono ai figli “in cambio” di un buon voto o della promozione: Mi preoccupa la ricerca del rendimento per averne compensi o premi – dice la professoressa – non sarà mai una motivazione sufficiente a mantenere alto l’interesse degli studenti in quanto si tratta di qualcosa fuori da loro, che arriva dal genitore.