Smartphone e bambini: sono dannosi? Limitano lo sviluppo delle loro capacità cognitive e relazionali? È giusto dare il cellulare ai nostri figli quando sono ancora piccoli? Sono domande che i genitori si pongono, alle quali la scienza cerca di dare risposta analizzando una realtà relativamente recente, se consideriamo che il primo telefono con touchscreen è del 2006. Posto che dalla rivoluzione digitale non si torna più indietro, come possiamo guidare i nostri figli che nascono e crescono in un ambiente così fortemente caratterizzato da tecnologie e interconnessione?

Non si possono negare ai bambini i dispositivi digitali

Il punto di partenza è questo: non è uno strumento a essere dannoso, ma il suo utilizzo. E il suo utilizzo va insegnato. E per insegnarlo, il maestro deve conoscere bene lui per primo lo strumento stesso. «Su smartphone e tablet leggo gli stessi allarmismi che leggevano i miei genitori sulla televisione quando ero piccola», considera Barbara Arfé, docente di Psicologia dell’educazione nel dipartimento di Psicologia dello sviluppo dell’Università di Padova, che sarà la nostra guida in questo articolo.

Arfé, in particolare, si occupa di tecnologie educative e sta ultimando una ricerca sugli effetti positivi del coding (la programmazione informatica, cioè) sulle capacità cognitive dei bambini, ricerca condotta insieme al collega matematico prof. Tullio Vardanega ed Elisabetta Pagani, insegnante di scuola primaria. «La tecnologia cambia – continua la professoressa – ma il vero problema è lo stesso: il bambino si confronta con uno strumento che fa parte del contesto in cui vive e che richiama la sua attenzione. Come posso io adulto aiutarlo in questo confronto?». Di certo non vietandogli lo strumento.

I genitori devono dare il buon esempio

Lo smartphone, in fondo, è il primo dispositivo con cui i bambini entrano in contatto: mamma e papà ce l’hanno sempre in mano, fanno foto e video, scrivono messaggi e parlano al telefono. Lo danno in mano ai figli per giocarci. I piccoli sono molto attratti dal telefono proprio perché vedono che riveste una grande importanza nella vita quotidiana dei genitori: «Noi trasmettiamo valori e comportamenti senza rendercene conto, perché è difficile guardarci da fuori», spiega Arfé. Se quando siamo a tavola in famiglia arriva un messaggio e interrompiamo il momento comune per leggerlo, stiamo indicando ai nostri figli che quella è la nostra priorità. Non stupiamoci, quindi, se in futuro si comporteranno allo stesso modo.

Se per tenerli buoni diamo loro in mano lo smartphone perché giochino con una app o guardino un video, stiamo delegando a uno strumento un compito che dovrebbe essere nostro. Troppo spesso, infatti, affidiamo alla tecnologia un ruolo sostitutivo da baby sitter invece di nostro supporto. O meglio, «questa delega funziona nella misura in cui è un veicolo per il benessere del bambino, non per quello del genitore che vuole solo essere libero senza preoccuparsi del figlio», puntualizza la psicologa. Per esempio, va benissimo lasciare che il bambino giochi con lo smartphone per stemperare la tensione prima del dentista, non va bene usarlo come “diversivo” per poter cenare al ristorante o fare la spesa in tranquillità.

I danni derivano dall’abuso e dalla mancanza di partecipazione

L’Organizzazione mondiale della sanità dice che è meglio consentire ai bambini di usare dispositivi elettronici dai 12 anni in su. O se proprio non se ne può fare a meno, aspettare i tre anni. Cellulari, tablet e tv, coi quali il 41% dei bambini italiani gioca per oltre 2 ore al giorno, sono fra i fattori della sedentarietà che, insieme alle cattive abitudini alimentari, è causa dell’obesità infantile secondo lo studio Okkio alla Salute del ministero. L’Associazione culturale pediatri insieme al Centro per la salute del bambino onlus di Trieste hanno divulgato uno studio che afferma come l’utilizzo regolare dello smartphone in età precoce provochi disturbi nel sonno ai bambini fra i 6 e i 36 mesi. E si moltiplicano le ricerche che mettono in diretta correlazione l’abuso di dispositivi digitali con problemi di sviluppo cognitivo e deficit dell’attenzione nei bambini. Tutto vero, ma abbiamo appena scritto la parola chiave: abuso, non uso. E, ancora una volta, siamo noi adulti ad avere l’obbligo di governare la situazione.

Smartphone e bambini: non lasciarli da soli

«Siamo noi che dobbiamo accompagnare i nostri figli nella conoscenza degli strumenti tecnologici in tutte le loro potenzialità, così come insegniamo a disegnare, leggere e scrivere. E dobbiamo strutturare la loro vita quotidiana affinché non passino troppo tempo davanti a uno schermo», suggerisce la professoressa Arfé. Soprattutto, noi adulti non dobbiamo lasciare i nostri figli da soli con lo smartphone o altri dispositivi, finché non sono pronti.

Precisa, infatti, la psicologa: «Gli effetti negativi documentati, come svogliatezza o isolamento, si osservano quando si lascia il bambino da solo. Perché il bambino non ha le capacità cognitive, morali, affettive relazionali per saper usare in modo informato, funzionale ed efficiente un qualunque strumento».

Quindi, è essenziale essere partecipi del tempo che i bambini trascorrono con lo smartphone: interagire con loro, scegliere insieme i contenuti, i cartoni da guardare, le app con cui giocare etc. Lo smartphone, e qualunque altro dispositivo, va consegnato affinché sia usato in modo autonomo solo «quando pensiamo che nostro figlio abbia la maturità cognitiva e affettiva per farne l’uso che riteniamo corretto». La strada giusta, infatti, è quella di un approccio attivo nei confronti della tecnologia, altrimenti possiamo solo che subirla.