Occhio pigro, cos’è

L’occhio pigro, o ambliopia, rappresenta una causa di deficit visivo relativamente frequente (circa il 2% della popolazione), ma se riscontrata e trattata nei bambini nel periodo prescolare è solitamente passibile di recupero. Il termine deriva dal greco e significa “occhio pigro”, semplicemente un occhio che vede male. Infatti l’ambliopia è un deficit visivo (di uno o, più di rado, entrambi gli occhi) risultato di un alterato sviluppo visivo in età infantile. Qualsiasi problema visivo che precluda la formazione di immagini nitide durante l’infanzia è potenzialmente “ambliopigeno”.

Lo sviluppo visivo nei bambini

Un soggetto alla nascita non è “visivamente maturo” e non è in grado di vedere come un adulto. La sua capacità visiva cresce progressivamente nel tempo e raggiunge la potenzialità visiva considerata normale – i cosiddetti 10/10 – intorno i 6-7 anni di vita (periodo plastico).

Lo sviluppo completo della visione, tuttavia, può aver luogo solo se il cervello riceve immagini nitide e ben definite da entrambi gli occhi. Se questo per un qualsiasi motivo non accade, il processo evolutivo può essere interrotto od alterato in modo più o meno marcato. E’ come se il soggetto non imparasse a vedere correttamente.

La gravità dell’ambliopia dipende non solo dalla natura della problematica alla base di questo impedimento ma anche dall’età in cui insorge. Più è precoce è l’insorgenza più è grave l’ambliopia, se non si interviene adeguatamente. Purtroppo dopo una certa età (indicativamente i 6-7 anni) il deficit visivo diviene praticamente irreversibile.

Le cause dell’ambliopia

Qualsiasi condizione che impedisca una visione nitida nei primi 6-7 anni di vita, tra le più frequenti i difetti refrattivi (ipermetropia, miopia ed astigmatismo) e lo strabismo, ma anche la ptosi, la cataratta congenita.

I Sintomi dell’occhio pigro nei bambini

L’ambliopia si presenta sostanzialmente come deficit visivo. Il bimbo in età scolare potrebbe accorgersi di avere difficoltà soprattutto alla lavagna. In età prescolare la patologia si presenta però per lo più senza manifestazioni e può quindi passare del tutto inosservata. Se l’ambliopia è monolaterale, poi, nella maggior parte dei casi la visione con i due occhi aperti può risultare ottimale grazie all’occhio buono.

Esistono alcuni segni indiretti che possono essere notati dal genitore o dal pediatra, come la presenza di strabismo o atteggiamenti sospetti come avvicinare particolarmente libri ed oggetti.

Dal momento che in età scolare è più semplice accorgersi del problema ma è purtroppo spesso troppo tardi per ottenere un adeguato recupero, è comprensibile come sia fondamentale individuare la patologia anche nei soggetti asintomatici non solo attraverso le campagne di screening e prevenzione ma soprattutto attraverso periodiche visite specialistiche da scadenzare regolarmente nel periodo plastico.

Cura e rimedi

Bisogna intervenire tempestivamente prima di tutto rimuovendo il fattore ambliopigeno, in modo da ripristinare la corretta visione e consentire lo svolgimento della normale maturazione visiva, tipicamente con la prescrizione della correzione ottica da indossare a permanenza.

In molti casi si deve poi instaurare la terapia anti-ambliopica vera e propria che consiste nel dare stimolazioni maggiori all’occhio pigro, costringendo il cervello a far lavorare anche quest’occhio precedentemente escluso dal processo visivo. Bisogna “chiudere” l’occhio migliore applicandovi un cerotto coprente (per alcune ore al giorno: il numero esatto è personalizzato, così come il periodo di durata complessivo del trattamento).

Altri metodi meno utilizzati sono le penalizzazioni con lenti e colliri e le stimolazioni visive. Da sottolineare che se instaurato precocemente ed eseguito correttamente il trattamento in genere dà ottimi risultati, che però possono essere reversibili, nel periodo plastico, qualora si interrompa bruscamente.

Tendenzialmente dopo gli 8-9 anni di vita la situazione diventa invece irreversibile (se si è ottenuto un recupero lo si mantiene, se non si è trattata l’ambliopia questa diventa irrecuperabile). Come sempre in medicina esiste poi una variabilità individuale che determina il risultato finale.

 

Il profilo della dott.ssa Maria Pia Manitto del Policentro Pediatrico di Milano