Il direttore Alessia Da Canal ci racconta questo nuovo giornale, presentato nei giorni scorsi a Smau Padova 2017. L’obiettivo è informare e parlare a tutti: ragazzi, docenti e genitori.

Il primo numero “non“ profuma di stampa, ma è fresco fresco: allo Smau Padova 2017, il salone itinerante per l’innovazione che ha visto il 30 e 31 marzo nella città euganea la sua prima tappa, l’associazione E-Digit ha presentato L’Infinito, il primo digital magazine dedicato a scuola, crescita e formazione dei giovani. Il direttore Alessia Da Canal spiega come questa avventura editoriale vuole contribuire a creare un’educazione digitale per tutti.

Partiamo dall’inizio: cos’è L’Infinito e a chi si rivolge?
L’Infinito è un digital magazine, uno dei primi se non il primo in Italia, che sarà distribuito alle scuole, di ogni ordine e grado, e in tutte quelle realtà dove i ragazzi sono i protagonisti. Chiunque lo può scaricare e sfogliare su www.e-digit-it, anche se i nostri naturali destinatari sono tutti colori coinvolti nella formazione dei giovani: in primo luogo i ragazzi stessi che vanno a scuola, poi i docenti e i genitori. Usiamo, infatti, un linguaggio molto trasversale.

Anche se internet non ha confini, avete un territorio di riferimento?
In questa fase iniziale siamo rimasti più legati alle realtà del Veneto, nostra regione di appartenenza: abbiamo parlato, per esempio, di iniziative interessanti che arrivano da questo territorio, come il particolare progetto di scuola-lavoro portato avanti dall’Itis Luzzatti di Mestre, in cui i ragazzi di fatto formano una piccola impresa. Ma vogliamo crescere: il nostro obiettivo è diventare un collettore e diffusore di buone pratiche nelle scuole italiane, soprattutto sul fronte digitale. E c’è già una sorta di concorso: abbiamo chiesto di inviarci le iniziative più interessanti condotte nelle scuole di chi ci legge, e le più meritevoli vinceranno un corso intensivo per imparare a realizzare un giornale di classe o un telegiornale.

Come selezionate gli argomenti che finiranno nel magazine?
Stiamo molto attenti a tutto ciò che avviene nella cronaca di legato alla scuola e, con il vantaggio di essere un bimestrale, lo approfondiamo: in questo primo numero, ad esempio, abbiamo parlato del piano in 10 punti del ministro all’Istruzione Valeria Fedeli per una scuola più aperta e inclusiva, e dei concorsi per i docenti delle scuole primarie. Ma anche di bullismo e della disgrafia, che è un vero e proprio disturbo dell’apprendimento spesso confuso per una “semplice“ brutta grafia. Vogliamo parlare moltissimo di tecnologia, perché è già il futuro: in questo primo numero abbiamo dato ampio spazio ai rischi che un abuso di utilizzo di smatphone e tablet reca nello sviluppo della memoria dei bambini. Tutto però con un taglio positivo e propositivo, mai allarmistico. In questo senso abbiamo preso spunto da Einstein: una leggenda popolare dice che non andava bene a scuola, invece aveva voti altissimi. Ma aveva altre difficoltà che non gli hanno però impedito di fare scoperte straordinarie: questo è il paradigma con cui parleremo dei problemi.

Carta e digitale: che matrimonio vede nella scuola, al netto della cronica mancanza di fondi?
Sui fondi si tocca già un tasto dolentissimo: non tutte le scuole italiane possono dotarsi di strumenti tecnologici per la didattica, strumenti che però i ragazzi già hanno in famiglia nella stragrande maggioranza dei casi. Non solo, anche la digitalizzazione della scuola in sé funziona a singhiozzi, faccio un esempio nel mio piccolo: sono un genitore, consulto il registro elettronico e spesso non trovo dati aggiornati. Nella scuola la carta non sparirà, ma al momento il matrimonio con il digitale è legato alla sensibilità dei singoli, che siano docenti o, un po’ più in alto, dei presidi.

Nel suo editoriale mi ha colpito un passaggio che fa riferimento ai futuri “cervelli in fuga“: nell’illustrazione la mascotte del magazine Leo sta veleggiando nel mare del sapere e, lei scrive, speriamo solo non abbia bisogno di allontanarsi troppo per crescere e contribuire a rendere migliore il nostro Paese. Ha la sensazione che i giovani siano davvero destinati tutti ad andarsene?
La realtà è che stiamo creando un paese di precariato assoluto: andare all’estero dovrebbe essere un’occasione di arricchimento per poi portare a casa un’esperienza, di vita soprattutto, poi di studio o di lavoro in base all’età. In questo senso vedo in modo molto positivo l’aumento di richieste di svolgere la quarta superiore in un altro paese. In generale dobbiamo crescere i nostri figli, e i nostri studenti, con una mente aperta e con la curiosità di conoscere e sperimentare il mondo. Il mio terrore però è che “fuori“ funzioni tutto così tanto meglio… che facciamo passare ai nostri ragazzi la voglia di tornare.