Riassunto
A che punto siamo sul tema dell'accessibilità nei musei per bambini e persone con disabilità? E quanto ancora resta da fare? Ecco cosa ci dice l'indagine di Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei.
Facciamo pure un sospiro di sollievo: finalmente la consapevolezza sull’importanza dell’accessibilità all’interno delle istituzioni museali è in crescita. Non solo parole, quindi, ma anche strategie, azioni, programmazioni. Sembra però che, per quanto riguarda l’inclusione, in particolare della fascia della prima infanzia e delle persone con disabilità, restano ancora ampi margini di miglioramento. A dircelo è un’indagine curata da Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei, presentata lo scorso 23 giugno al Salone d’Onore della Triennale di Milano, che ha coinvolto 336 musei, restituendo una preziosa panoramica della situazione attuale, da cui partire per orientare i prossimi progetti affinché i musei siano davvero per tutti.
Accessibilità dei musei per i bambini
Per quanto riguarda la prima infanzia, dall’indagine, condotta da Fondazione Santagata prevalentemente su realtà di piccole e medie dimensioni della Lombardia, viene evidenziato che il punto di forza risiede nella mediazione educativa, quindi nella capacità di un’ampia percentuale di questi musei di proporre attività di apprendimento attivo e di stimolare la curiosità innata dei bambini e delle bambine.
Al contrario, la carenza principale si registra sul fronte delle infrastrutture e dei servizi di base: spazi su misura e attrezzature di supporto risultano assenti in circa la metà dei casi; meno di un museo su 2 dispone di un fasciatoio; solo un terzo offre un’area per i passeggini; infine, allestimenti ad altezza bambino/a o dispositivi tattili rimangono rari.
E c’è anche una netta discrepanza all’interno delle fasce d’età: se bambini e bambine dai 4 ai 6 anni sono già un pubblico di riferimento, la primissima infanzia, da 0 a 3 anni, no. Una delle vie suggerite dagli esperti per coinvolgere questa fascia, ad esempio, è una progettazione sensoriale specifica, che vada a considerare pure la coppia bambino/a-adulto/a.
Accessibilità dei musei per persone con disabilità
Sul fronte della disabilità, gli obblighi normativi – ci dice l’indagine curata da Maria Chiara Ciaccheri – hanno impostato solide basi per focalizzare attenzione e strategie verso l’accessibilità fisica: la maggior parte dei musei offre servizi igienici accessibili e percorsi privi di barriere, oltre a garantire quasi sempre la gratuità d’ingresso per le persone con disabilità e i loro accompagnatori.
Ma la sfida principale si sposta ora sulla possibilità di garantire una visita in autonomia. Mancano infatti spesso supporti multisensoriali, mappe tattili o didascalie in lingua piana (i brevi testi esplicativi o sottotitoli scritti con un linguaggio semplice, chiaro e immediato). Le informazioni pratiche, insomma, necessarie a pianificare la visita autonomamente, sono fornite solo da una netta minoranza dei musei. Lacune che vengono spesso attribuite alla scarsità di budget e di personale.
L’indagine apre anche una riflessione su quanto sia vantaggioso e proficuo coinvolgere le persone con disabilità nella progettazione e nella ricerca di soluzioni concrete, come già succede nel 47 per cento di questi musei campione.
Museo Tattile Statale Omero – Ancona
Musei per tutti: una questione di mentalità e sistema
La direzione giusta verso un futuro accessibile risulta essere, in conclusione, un vero e proprio cambio di mentalità, di sistema di valori, di visione del mondo, dove non ci si soffermi solo su interventi episodici legati a singole disabilità (basti pensare, tra l’altro, che lo stesso bisogno può essere permanente, temporaneo o legato alla situazione), ma si studino progettazioni universali, che considerino la complessità dell’individuo e integrino l’inclusione nelle politiche ordinarie, nei linguaggi e negli allestimenti.
I programmi inclusivi di Fondazione Cariplo
Tradurre queste necessità in azioni tangibili è una bella sfida. Fondazione Cariplo, ad esempio, ha pianificato un impegno economico di 40 milioni di euro, suddivisi soprattutto tra due programmi strategici: attraverso il progetto “Anita, l’infanzia prima”, l’obiettivo è far riconoscere i più piccoli come pubblico a pieno titolo; parallelamente, con il programma “Destinazione Autonomia”, si punta a lavorare sulle infrastrutture dei contesti locali per assicurare la piena partecipazione e l’autodeterminazione delle persone con disabilità. Nei prossimi mesi questo percorso si tradurrà concretamente nell’attivazione di nuove risorse, nel lancio di un bando dedicato e nell’avvio di percorsi di formazione per consolidare le competenze del personale e favorire il lavoro in rete tra i musei. La speranza è che l’esempio virtuoso di Fondazione Cariplo venga preso a modello anche da altri enti ed imprese.
1. Quali sono i principali problemi di accessibilità nei musei italiani?
Secondo l’indagine di Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei, le criticità maggiori riguardano le infrastrutture di base per la prima infanzia (fasciatoi, aree passeggini, allestimenti a misura di bambino) e gli strumenti per l’autonomia delle persone con disabilità, come mappe tattili, supporti multisensoriali e didascalie in lingua piana. Le carenze sono spesso legate a budget e personale limitati.
2. I musei italiani sono accessibili ai bambini da 0 a 3 anni?
Non ancora in modo diffuso. L’indagine evidenzia che, mentre i bambini dai 4 ai 6 anni sono già considerati un pubblico di riferimento, la fascia 0-3 anni resta poco coinvolta. Gli esperti suggeriscono una progettazione sensoriale specifica che consideri anche la coppia bambino-adulto.
3. Cosa significa "visita in autonomia" per le persone con disabilità?
Significa poter pianificare e vivere l’esperienza museale senza dover dipendere da un accompagnatore, grazie a informazioni pratiche accessibili in anticipo, mappe tattili, supporti multisensoriali e linguaggi chiari. È l’obiettivo su cui, secondo l’indagine, i musei italiani devono ancora investire di più, dopo aver già garantito l’accessibilità fisica di base.





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