Anna Zattoni è dirigente di Valore D, associazione che promuove la leadership femminile nelle aziende attraverso iniziative a favore della conciliazione famiglia-lavoro. Ecco la sua esperienza di mamma e manager

Incontriamo Anna Zattoni, direttore generale di Valore D, la prima associazione di grandi imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda. Una mamma in carriera, con una laurea in Ingegneria meccanica all’università di Bologna e il master in Business administration alla SDA Bocconi: in Vodafone è stata HR manager della Direzione delle Tecnologie e HR manager delle Direzioni Commerciali. In passato ha lavorato anche in Pfizer Italia, come responsabile organizzazione nel dipartimento Risorse umane, e in The Boston Consulting Group.
Una mamma che riesce a fare tutto e lavora perché anche altre ci riescano: scopriamo quali sono i suoi segreti.

Il suo è un lavoro di grande responsabilità, ha una famiglia e chiaramente altri impegni. Banalmente: come fa a fare tutto e come riesce a trovare l’equilibrio fra vita professionale e vita personale?
Ho un marito che condivide con me le responsabilità familiari: è un papà presente e mi ama come mamma imperfetta e come moglie imperfetta. Questo mi aiuta ad essere serena anche se arrivo a casa tardi, o se per lavoro devo viaggiare, o se manca il latte fresco una mattina. Abbiamo scelto una casa vicino alla scuola dei bambini e un pool di baby sitter on demand.

Lei è direttore generale di ValoreD, che come associazione promuove la crescita dei talenti femminili verso posizioni di leadership. Qual è il vostro obiettivo?
L’attività di Valore D propone un nuovo modello culturale che prevede una piena partecipazione delle donne alla vita economica e sociale del Paese. L’associazione si rivolge quindi alle aziende, ma anche direttamente alle donne, promuovendo un’organizzazione aziendale innovativa che superi i pregiudizi impliciti legati al genere e favorisca la conciliazione vita-lavoro, e fornendo alle donne strumenti e conoscenze utili alla loro crescita professionale.

In concreto come operate?
Ogni anno l’associazione raggiunge circa 3.000 persone, uomini e donne. Innanzitutto propone modelli di innovazione sociale e sostenibilità, per orientare i percorsi di studio delle ragazze, attivare meccanismi di mobilità sociale, pensare a nuovi modelli di equilibrio in famiglia. Quindi accompagna le aziende nell’attuazione di politiche di inclusione e di diversità di genere nella gestione delle risorse umane, e nell’adozione di pratiche o strumenti di welfare aziendale per creare ambienti di lavoro innovativi, flessibili, attenti ai bisogni delle persone attraverso una modalità partecipativa con il territorio e condivisa tra singole aziende. Infine promuove modelli di leadership e di governance inclusivi ed equilibrati nelle componenti del maschile e del femminile per favorire la partecipazione, la collaborazione e il dialogo nei processi decisionali delle aziende

Qual è il valore aggiunto che una donna sa dare a un’azienda in una posizione di leadership?
Le donne portano in grembo un’idea di futuro nuova. Hanno un orizzonte temporale diverso, più lungo. Hanno a cuore le future generazioni, c’è chi parla infatti di un modo “materno” di pensare. Nelle proprie agende, le donne ai primi posti hanno temi come l’educazione, la sostenibilità, la qualità della vita (di tutti) e del tempo (di tutti), temi cari all’economia positiva, al Paese, al sociale e a ognuno di noi. Il tema, e il problema, in questo Paese non è solo di leadership, però.

In che senso?
Purtroppo esiste una fascia di donne molto giovani, tra i 20 e i 30 anni, che all’apparenza non si occupa di nulla: non studia, non è inserita nel mondo del lavoro, una fascia “fantasma” di complessa decifrazione. È difficile in questo scenario vedere il bicchiere mezzo pieno, ma possiamo anche considerarlo da un altro punto di vista. Ovvero che ci troviamo di fronte a un’enorme opportunità: l’Italia ha ancora risorse a cui attingere, ma deve riuscire ad attivarle. Risorse preziose, ora sottoutilizzate: talenti e competenze che dovrebbero, invece, essere immesse nel circolo economico.
Anche perché, allo stesso tempo, oggi si sta formando una classe di giovani donne che si laurea prima e meglio rispetto ai loro colleghi uomini. Dobbiamo però far sì che questa generazione non esca dal mondo del lavoro nel momento in cui costruisce una famiglia. Le aziende e il Paese non sarebbero così costretti a perdere talenti e risorse. Occorre lavorare sull’occupazione femminile nella parte del management e del middle management, dove l’emorragia di donne resta elevata.

Quali erano i suoi sogni da bambina? Sente di averli realizzati?
Avrei sempre voluto essere una campionessa di tennis o di sci o di corsa perché nello sport puoi vedere l’impatto dell’impegno profuso negli allenamenti. Ed è con questo spirito che vivo l’esperienza imprenditoriale di Valore D.

Qual è il valore principale che ha cercato di trasmettere ai suoi figli? Da mamma, cosa sente di suggerire ai genitori per migliorare la qualità del loro tempo libero con i bambini?
Sincerità, generosità e impegno sono i valori che cerchiamo di trasmettere ai nostri figli. Questa estate abbiamo fatto un bellissimo viaggio negli Stati Uniti, il primo vero viaggio in famiglia e abbiamo visto quanto i bambini imparano attraverso le esperienze che vivono in prima persona. Credo che questo sia fondamentale nel tempo che si trascorre con i bambini: vivere delle esperienze insieme. Utile e fondamentale è anche lasciare a casa il cellulare.

Kid Pass si occupa del tempo fuori casa con i più piccoli: che cosa caratterizza il tempo libero con la sua famiglia?
Spesso i fine settimana andiamo a trovare i nonni a Vicenza o a Ferrara. Se rimaniamo a Milano ci piace uscire a mangiare la pizza, andare al parco in bicicletta o stare con gli amici.