In controtendenza rispetto a quello che succede ad altri paesi europei, molti presidi in tutta Italia hanno emanato una circolare che vieta ai ragazzi delle medie in uscita da scuola di tornare a casa senza un adulto. E i genitori protestano.

Un circolare diffusa nei giorni scorsi ha sancito che i ragazzi delle medie non possono tornare a casa da soli dopo le lezioni. Una decisione che arriva a seguito di una sentenza sulla morte di un ragazzo investito fuori da scuola 15 anni fa. La diffusione della notizia ha ovviamente portato con sé una serie di pareri discordanti e sono molti i genitori che si sono mobilitati contro questa iniziativa. Su Change.org si avvicina alle 50mila firme la petizione “Bambini autonomi o abbandono di minore?”

Da nove nasce il divieto: il caso del 2002

Quale è il tema della questione? Il tutto si riferisce al principio di responsabilità da parte della scuola (anche per le medie) che è stato ribadito da una sentenza della Cassazione (sentenza n. 21593/17), chiamata a esprimersi sul caso di un bambino toscano investito nel 2002 da un autobus di linea all’esterno della scuola. Sostanzialmente i giudici hanno stabilito che, fino a 14 anni, l’alunno che non prende lo scuolabus deve tornare a casa accompagnato dai genitori o da qualcuno da loro delegato. La scuola, quindi, ha il dovere di provvedere alla sorveglianza del minore fino a quando subentra la vigilanza dei genitori, cioè all’uscita da scuola. In caso di trasporto con lo scuolabus, soprattutto per le elementari, la responsabilità cade sull’autista, chiamato ad attendere alla fermata l’arrivo di un genitore, per consegnare il ragazzino.

La reazione dei genitori

Il testo della petizione su Change.org recita: Chiediamo che la legge specifichi che non si considera mai abbandono di minore la normale attività autonoma dei bambini e dei ragazzi (come l’andare e tornare a scuola da soli, il giocare nei parchi pubblici o nei cortili senza sorveglianti, lo spostarsi in quartiere o in paese in autonomia), e che nessun genitore, insegnante, educatore o preside possa essere considerato responsabile di abbandono in queste condizioni. Silvia Giralucci, giornalista, consigliera comunale di Padova, oltre che mamma, è una voce pubblica che si sta spendendo molto a sostegno della petizione: Non vogliamo crescere una generazione di bamboccioni! – sostiene – E una città fatta di auto, scorte e paure. In tanti paesi del mondo i bambini si spostano in autonomia e non ci sono evidenze di maggiori rischi.
In ballo c’è la delicata questione dell’abbandono di minore. Il testo della legge recita che chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, […] della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. L’interpretazione che alcuni giudici hanno dato di questa norma fa sì che si considerino abbandono di minore anche quelle azioni di educazione e spinta all’autonomia dei figli, come ad esempio lasciare che i figli giochino al parco vicino casa con gli amici senza sorveglianza. O, appunto, lasciare che i figli tornino a casa da soli da scuola.

La psicoterapeuta: Mancanza di responsabilità pedagogica della scuola

Credo si tratti per metà di paura e per metà di burocrazia – sostiene Marta Galluzzi, psicoterapeuta con specializzazione sulla genitorialità – Se da un lato è vero che, almeno fino alle scuole primarie, è opportuno che un bambino venga accompagnato e ripreso da scuola da un adulto, la cosa non è invece poi così scontata quando i ragazzini arrivano alle scuole medie. C’è un’eccessiva burocratizzazione della scuola e intravedo anche una mancanza di responsabilità pedagogica. Parlo non solo come professionista ma anche come mamma. Da segnalare come non ci siano liberatorie che tengano. Infatti nella maggior parte degli istituti, pur se le famiglie firmano un documento che autorizza l’uscita autonoma da scuola dei figli e la libera di ogni responsabilità, queste sono ritenute senza valore.