Affrontare l’isolamento prolungato con i bambini chiusi in casa: cosa suggerisce la psicologa

Abbiamo chiesto alla Dottoressa Laura Lamera, Psicologa e Psicoterapeuta del Policentro Pediatrico di Milano di darci qualche consiglio per gestire la convivenza in modo sereno tra genitori e figli, chiusi tra le mura domestiche. Ecco i suoi suggerimenti preziosi.

Come è cambiata la nostra vita a causa del coronavirus

Iorestoacasa: da poco più di un mese le nostri abitudini quotidiane sono state modificate da un’emergenza sanitaria ormai mondiale, che sta avendo conseguenze importanti sulle vite di ciascuno di noi. Mai come ora la salute è diventata una questione centrale, non che prima del coronavirus essa non rappresentasse il punto di partenza di ciascuna esperienza – sto bene…sono in salute e quindi posso vivere – ma ci si è resi conto di come sia un presupposto imprescindibile senza il quale si possono affrontare le piccole cose di tutti i giorni.

Ecco che prenderci cura di noi diventa così essenziale, tanto che per farlo si è stati costretti a stare nelle nostre abitazioni e ridurre gli scambi relazionali il più possibile, confinandoli alle persone che dividono con noi le quattro mura domestiche. Questo per tutti, fatta eccezione per tutti i sanitari (medici e paramedici), lavoratori del settore alimentare e le attività strettamente necessarie che continuano le loro pratiche lavorative per salvare le vite degli ammalati e non fermare del tutto il nostro sistema sociale.

L’essere umano, quindi, rimane ancora “centro” della propria esistenza come protagonista del proprio benessere e come soggetto responsabile delle proprie condizioni di vita, che può portare avanti e riconquistare mettendo in atto rinunce, quali la propria libertà di movimento, e attraverso la scoperta o riscoperta di punti saldi quali il valore di sé ed il rispetto di sé e dell’altro.

Gli effetti dell’isolamento prolungato in famiglia

La casa diventa l’unico luogo dove soddisfare tutti i bisogni di grandi e bambini

Le abitazioni sono attualmente lo spazio all’interno del quale si svolge  la nostra vita e le relazioni con gli altri e nella quale si compiono attività che solitamente avvenivano in luoghi diversi e dedicati.

La casa diventa il luogo nel quale i bisogni di tutti chiedono di essere soddisfatti: i genitori lavorano in smart working, i figli sono occupati tra scuola a distanza e richieste di giocare, saltare e correre. I ragazzi sono impegnati nella ricerca di un modo di rispondere all’impossibilità di uscire ad incontrare i loro amici al parco o nel posto del “puntello” per trascorrere del tempo insieme tra giri per la città o semplicemente ricercare qualcosa su YouTube oppure postare il loro ultimo video.

 

come gestire il tempo con i bambini a casa coronavirus

 

Come si può trovare una risposta alle esigenze di tutti, quando si è abituati a trovarle in luoghi e tempi diversi da quelli sempre condivisi?

Come poter far diventare la casa un mondo da vivere e utilizzare al meglio?

Ecco i 3 pilastri per una serena convivenza in famiglia:

1) Organizzazione

E’ importante che i genitori abbiano in mente i propri impegni e quelli dei figli, al fine di rappresentare una guida che sostenga l’organizzazione dei tempi, degli spazi e delle attività di ogni figlio.

Nella pratica, potrebbe essere utile creare un calendario giornaliero sul quale poter inserire gli appuntamenti di ciascuno, affinché grandi e piccini conoscano gli impegni di tutti e sappiano quali possano essere i momenti di impegno individuale e momenti di vita comune nei quali ritrovarsi e passare del tempo insieme.

L’organizzazione è utile sia dal punto di vista concreto che dal punto di vista psicologico emotivo, in quanto può creare un contenitore spazio temporale che renda la realtà più prevedibile e utilizzabile sia dagli adulti che dai piccoli.

2) Definire i tempi della giornata in maniera chiara

Per ciascun individuo  è fondamentale prevedere un tempo per il lavoro, un tempo per sé ed uno per la famiglia nel quale poter favorire spazi individuali e sociali. In questo modo si possono nutrire le competenze personali e relazionali, quali la capacità di svolgere al meglio i propri compiti in autonomia nel primo caso e trovarsi a guardare un film scelto insieme e condividerne la visione.

E’ altresì importante che tali spazi e tempi vengano rispettati e che essi non vengano poi sostituiti o dilatati a piacimento, in quanto ciascuna attività concorre a creare benessere e rispetto di sé.

3) Essere in ascolto dei bisogni

La possibilità di vedere riconosciuti i propri bisogni, attraverso una presenza attiva e ricettiva, consente ai più piccoli di ricevere risposte adeguate e rassicuranti. A tale proposito è utile riconoscere alcuni comportamenti che questi ultimi mettono in atto.

  • Nei bambini più piccoli c’è la richiesta di presenza costante dell’adulto.

Questa condotta sta mettendo in difficoltà diversi genitori che spesso si trovano a dover far fronte a pressanti richieste di presenza da parte dei figli piccoli (fino ai 6 anni). E’ importante affermare che, in alcuni casi, queste rimostranze non sono esclusivamente capricci da soddisfare, ma sottendono il bisogno di essere contenuti, rassicurati e possono rappresentano l’opportunità di percepire la presenza dell’adulto come facilitatore dell’esperienza. E’ altresì fondamentale, però, non essere “ostaggio” di questa richiesta dei figli e aiutarli a tollerare la frustrazione di non vedere soddisfatte nell’immediato le loro richieste. Un modo potrebbe essere quello di stare nella stessa stanza ma svolgendo ciascuno la propria attività e aumentare pian piano il tempo in cui ciascuno si dedica a quanto stia facendo. inoltre, si può pensare all’alternanza dei genitori con il piccolo, favorendo così la relazione con ciascun genitore.

  • Fino alla preadolescenza c’è la richiesta di presenza costante per lo svolgimento dei compiti.

In questa circostanza è importante favorire lo svolgimento dei compiti in autonomia e prevedere aiuti nella risoluzione delle difficoltà in un secondo momento, magari alla fine dello svolgimento degli stessi. Tale modalità consente ai ragazzi in crescita di attingere alle proprie risorse e sviluppare nuove capacità di risoluzione dei problemi, elementi che vanno ad alimentare l’autostima e la rappresentazione di sé.

  • Negli adolescenti fatica a tollerare l’impossibilità di uscire e muoversi in libertà.

Questa condizione porta gli adolescenti a diventare provocatori o al contrario a chiudersi sempre più in loro stessi e a prediligere i “ viaggi solitari” online alla possibilità di fruire di relazioni reali. In questi casi, è importante riconoscere il sacrificio che i ragazzi stanno affrontando e permettere loro di rispondere all’assenza di libertà di movimento attraverso una partecipazione attiva alla vita domestica nei momenti in cui non sono davanti al monitor per le lezioni e chiedere loro di mettere a disposizione i loro interessi nei confronti della vita familiare. Questa situazione permetterà loro di sentirsi riconosciuti nelle fatiche ma anche nelle competenze personali.

Conclusioni della psicologa

Sicuramente la messa in atto di questi pochi e semplici punti può migliorare l’attuale condizione, che però poggia le proprie basi su un’attenta e costante comunicazione e cooperazione soprattutto tra i genitori che, anche in questo caso, rappresentano il nucleo centrale della famiglia.

 

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