Le feste e i riti familiari sono il collante di ogni comunità. I bambini attraverso di esse imparano a farne parte, a partire dai riti che condividono in famiglia.

Siamo a dicembre inoltrato e le giornate vengono scandite dall’arrivo del Natale: il calendario dell’avvento, l’albero, il presepe, le luminarie, i regali… per i bambini generalmente è un periodo magico; qualche adulto, invece, vive questo periodo con un po’ di disaffezione. Eppure le festività sono la base del nostro essere comunità: i bambini capiscono anche da esse di far parte di una società, per non parlare di quanto insegna “l’attesa“ un grande evento.

I riti che sviluppiamo e condividiamo come famiglia saranno per sempre parte della loro educazione. Forse è proprio da qui che possiamo partire e fare dei pensieri sul senso del Natale e delle feste in generale, e scoprire, o meglio riscoprire, il senso delle esperienze che viviamo.

La comunità si ritrova e si rafforza attorno alle feste

Le feste sono sempre appartenute al mondo degli uomini e venivano utilizzate per celebrare ricorrenze religiose o civili: erano eventi con valenza condivisa, per i quali è sempre stato importante ritrovarsi e sospendere le attività del tempo ordinario. Questi momenti di festa erano caratterizzati da un’insieme di pratiche e di conoscenze tramandate, che hanno nel tempo formato i modelli culturali delle società e hanno svolto, tra le altre cose, una funzione di trasmissione di norme e valori: hanno permesso ai popoli di riconoscersi in un’identità, e agli individui di sentirsi parte di un gruppo e di sviluppare la coesione sociale.

Un altro aspetto delle feste è che spesso le ricorrenze religiose si intrecciavano a riti legati al mondo rurale, occasioni nelle quali gli uomini offrivano scambi di doni o banchetti in segno propiziatorio, affinché la natura potesse garantire il sostentamento annuale successivo. La liturgia cristiana, per esempio, ha fatto coincidere il Natale con la tradizione romana dei Saturnali, i riti in onore al dio Saturno, dio dell’agricoltura.

Tutti questi significati legati alle feste permettono di soffermarsi su un elemento fondamentale che dona colore all’esistenza: l’emotività. Le emozioni e i vissuti affettivi sono processi psicologici che danno senso e valore alle esperienze. Le festività sono innegabilmente momenti in cui gli individui partecipano in maniera emotivamente collettiva ad un evento, facendo comunità.

I bambini nei riti sperimentano il tempo, l’attesa e la gioia

Questa partecipazione vale anche e soprattutto nei bambini, per i quali le azioni e i riti che si accompagnano alle festività o ad altri eventi ciclici (ad esempio il compleanno) hanno due funzioni. Aiutano a capire la scansione del tempo da un lato, e dall’altro fanno parte di tutto quel bagaglio di valori che consentono loro di sviluppare il sentimento di sé, e percepirsi come persone capaci di trovare il proprio posto nel mondo.

Il bambino, infatti, impara ad essere individuo nelle relazioni affettive che vive all’interno della propria famiglia, e attraverso i valori che gli adulti gli insegnano. Questi valori lo aiutano a comprendere i modelli sociali di riferimento, sviluppando il senso di appartenenza ad un gruppo. La conoscenza di sé e dell’ambiente, fatto anche di eventi e rituali condivisi quali le festività, permette ai piccoli di celebrare i diversi aspetti dell’esistenza e dà altresì l’opportunità di sperimentare la gioia. Apprendere la gioia, e constatare che una nostra azione può generarla nell’altro, è un elemento di compartecipazione importante nel percorso di crescita: i bambini imparano così che non si è soli nel provare una determinata emozione o vissuto affettivo, e che le situazioni e i sentimenti possono essere condivisi.

Data la fretta con cui oggi, commercialmente, si passa da una festività all’altra, il compito di noi adulti è quello di cominciare per primi a riscoprire l’attesa delle feste e trasferire questa esperienza ai nostri figli. L’attesa genera desiderio, il desiderio sviluppa la passione, e le passioni sono il motore che, in generale, muove l’esistenza. In questo senso, sviluppare e coltivare dei riti famigliari consente ai bambini di comprendere, attraverso l’esperienza, l’importanza di celebrare le cose della vita. E a noi adulti di ritrovare il senso delle celebrazioni.

Gli errori di Scrooge da non (far) commettere

Se siete adulti già stanchi o disillusi del Natale, rischiate di togliere ai vostri figli tutta la ricchezza, di cui abbiamo parlato sinora, che questa festa può dar loro. Charles Dickens aveva capito bene, nel lontano 1843, cosa può allontanare un uomo dalla gioia delle feste: attualizziamo, quindi, il Canto di Natale e usiamo Ebenezer Scrooge come guida.

Conoscete tutti la storia: Scrooge era così occupato dai suoi affari che non aveva né tempo né voglia di soffermarsi sulle celebrazioni della festa. Il suo atteggiamento chiuso e scontroso lo aveva portato a non cogliere il significato di quello che stava accadendo intorno a lui. E la sua attenzione alle cose materiali e all’accumulo di denaro lo avevano reso freddo e gelido. Solo attraverso l’intervento di tre fantasmi (il fantasma del Natale passato, quello del futuro e del presente) Ebenezer ha la possibilità di ritrovare il senso della festa, e di recuperare l’aspetto emotivo ed affettivo della sua vita e delle sue relazioni interpersonali.

Ora, portare Scrooge al presente ci fa toccare aree ascrivibili sia a sfere sociali che individuali. Per quanto riguarda la sfera sociale, viviamo in una condizione in cui “tutto è a portata di mano”. I centri commerciali ci fanno pensare che si passa da una festività all’altra senza soluzione di continuità: il giorno successivo ad Halloween i corridoi sono pieni di prodotti e addobbi natalizi, pandori e panettoni compaiono sugli scaffali già a ottobre… Una sorta di sovraesposizione alle feste che priva le festività del loro significato. L’aspetto commerciale e le logiche di mercato, proprio come gli affari di Scrooge, fanno correre il rischio di depauperare le celebrazioni, spostando l’attenzione su elementi materiali. Non credo che si debba demonizzare questa disponibilità, ma si potrebbe mettere in atto una risposta ad essa attraverso la riscoperta dell’attesa.

Per quando concerne la sfera individuale, in molti casi esperienze traumatiche quali la perdita di un proprio caro, la separazione dei coniugi etc. rischiano di porre l’individuo in una posizione difensiva reattiva di chiusura. Isolarsi e crogiolarsi in sentimenti negativi quali rabbia e tristezza impediscono la trasformazione di tali avvenimenti in qualcosa di utilizzabile per sé e nella relazione con gli altri. Questo era successo a Scrooge: nel corso della sua vita aveva vissuto diversi episodi traumatici di perdita che, non elaborati e quindi non trasformati, lo avevano reso scontroso. È solo attraverso la rilettura degli avvenimenti, fatta attraverso la magia del viaggio nel tempo con i fantasmi del Natale, che Ebenezer ritorna ad aprirsi al mondo e ai rapporti umani. Comprende che solo vivendo il tempo presente, per come si manifesta, può riscoprire il proprio valore di individuo e la capacità di amare quale motore principale per vivere al meglio la propria quotidianità.

Se per qualche motivo siete diventati degli Scrooge, vi auguro di avervi dato degli elementi per capire come riscoprire la bellezza, e l’importanza delle festività. Trasmettendola ai vostri figli.

Il profilo della dott.ssa Lamera del Policentro Pediatrico di Milano