La genitorialità è un impegno che vede mamme e papà allo stesso livello, sia che si sia genitori single, in coppia eterosessuale o omosessuale.

Nel corso dei secoli, l’assetto familiare ha subito diversi mutamenti, sia a livello socioculturale che affettivo, e ha raggiunto una pluralità di forme che hanno reso importante e necessario ripensare ai criteri che lo definiscono, a diversi livelli giuridico, sociale ed affettivo. Parallelamente, anche la genitorialità si è evoluta: ciascun genitore svolge funzioni sia maschili che femminili. Indipendentemente che sia in coppia eterosessuale, omosessuale o anche genitori single.

Com’era e com’è oggi la famiglia

La famiglia è stata una delle prime forme di organizzazione sociale che l’uomo si è creato per organizzare la vita individuale e sociale. Nella definizione più classica, si può affermare che il nucleo familiare era costituito dall’unione duratura di un uomo e di una donna, che generavano la loro prole e si prodigavano nella crescita dei figli, in maniera unitaria e dettata dagli stessi obiettivi. Ciascun individuo adulto ricopriva il proprio ruolo: solitamente la madre era colei che partoriva i figli, li allevava e li cresceva, mentre il padre era colui che si occupava del sostentamento e che agiva nella realtà esterna. Mentre la madre era stanziale ed aveva il compito di accudire i figli e di trasmettere i valori, il padre si spostava per cacciare e in seguito per lavorare e tornava per trasmettere conoscenza del mondo. Nel tempo, i ruoli si sono sviluppati e i nuclei famigliari sono cambiati seguendo il cambiamento della società. Oggi i nuclei familiari sono caratterizzati anche dalla presenza di un solo genitore, dall’unione di individui omosessuali, da famiglie allargate o ricostituite che chiedono di riconoscere i propri diritti e doveri di cittadini, di veder riconosciuta la loro unione e la loro genitorialità.

La genitorialità è un atto d’amore e di responsabilità

La genitorialità è una componente centrale della società, in quanto è un investimento sul mondo, un atto di fiducia e amore nei confronti della vita. Essere genitori permette all’individuo di compiere un atto evolutivo per sé e per l’altro da sé, cioè i figli, che richiede un’assunzione di responsabilità e di impegno individuale e di coppia. All’interno della famiglia, il bambino fa le prime esperienze di vita e si costituisce come individuo. Costituire la propria identità è un processo attraverso il quale il bambino si riconosce nel proprio genere di appartenenza (maschio o femmina), e sviluppa capacità affettive proprie e relazionali: la libertà di essere se stesso, per esempio, e vivere l’altro da sé nella sua diversità come arricchimento e anche come possibilità di esprimere il proprio sé, ponendo le basi della propria personalità futura.
Questi processi evolutivi avvengono meglio se in presenza di adulti “sufficientemente buoni”, cioè capaci di permettere lo sviluppo del sé del bambino e di contenere i moti aggressivi e distruttivi che fanno parte della crescita di un individuo. A tale proposito, è importante sottolineare che le capacità genitoriali dei care giver sono legate alla predisposizione dell’adulto di provvedere ai bisogni primari ed affettivo-emotivi dei piccoli. Per esempio Fulvio Giardina, presidente del Consiglio nazionale degli psicologi, ricordando i risultati emersi da diverse ricerche e presenti nella letteratura scientifica, ha affermato che vi sono diversi studi scientifici e ricerche che sono concordi nell’affermare che il sano e armonioso sviluppo dei bambini e delle bambine, all’interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta compromesso.

Mamme e papà sullo stesso livello

Un elemento che va preso in considerazione per lo svolgimento di una genitorialità sufficientemente adeguata è la possibilità di svolgere le proprie funzioni maschili e femminili, al di là del proprio genere di appartenenza: se precedentemente questi ruoli erano ben visibili all’interno della famiglia nel suo assetto tradizionale ed erano divisi tra mamma e papà, ora devono essere ricercati all’interno dell’individuo che deve farsi garante della trasmissione di tali codici. La madre non dovrà esclusivamente prendersi cura degli aspetti affettivi del suo rapporto con i figli, ma dovrà rimettersi in gioco attraverso la trasmissione di regole, limiti e contenimento. Mentre il padre si sintonizzerà maggiormente su istanze affettive e di accudimento precedentemente lasciate alla figura materna. La trasmissione di entrambe le funzioni, infatti, concorre allo sviluppo armonico delle componenti femminili e maschili della personalità e permettono al bambino o alla bambina di interiorizzarle e farle proprie.

I bisogni dei figli

I bambini nascono e arrivano nella loro famiglia con i loro bisogni di essere tenuti, nutriti, puliti e amati in maniera sana… tutti i figli presentano questa istanza e hanno il diritto di crescere al meglio e divenire liberi cittadini del mondo. All’interno dell’ambiente familiare, i piccoli non si chiedono quale possa essere la configurazione della loro famiglia, ma si “aspettano” di vivere una relazione di affetto e di trovare risposte alle loro esigenze, di essere riconosciuti e rispettati nella loro identità di genere e di vivere delle esperienze di vita adeguate al loro percorso di crescita. Certo, crescendo cominceranno a fare delle domande che riguardano loro stessi e i loro affetti, e inizieranno a vedere e vivere delle differenze che necessiteranno di trovare delle risposte.
Se figli di un genitore single o di una coppia omosessuale, potranno chiedersi “il mio amico ha il papà e la mamma, ho anche io una mamma?”, o viceversa “ho anche io un papà” se la figura mancante è quella maschile. Sono domande legittime e naturali che possono mettere in difficoltà i genitori. Credo che la cosa più importante sia dare delle risposte adeguate all’età di appartenenza del bambino”, e usare parole che possano essere comprese per raccontare la storia della loro famiglia. è importante anche creare una rete tra gli adulti che si occupano di questi bambini, all’interno della quale si possa dare forma ad una cultura delle famiglie: un ambiente che consenta di riconoscere le diverse individualità e situazioni familiari come elementi di accrescimento. Tale possibilità potrà consentire loro di sperimentare diverse soluzioni ai quesiti della vita, e sviluppare la capacità di chiedere aiuto nei momenti di cambiamento o di difficoltà. Questo atteggiamento tornerà sicuramente utile nei compiti evolutivi importanti e ridurrà il rischio di isolamento e di chiusura. Se l’adulto è in ascolto, disponibile al dialogo ed è accessibile nei momenti del bisogno,“i bambini potranno affrontare la vita al meglio delle loro possibilità.

Il profilo della dott.ssa Lamera del Policentro Pediatrico di Milano