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Hikaye: restiamo su un tappeto colorato

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Hikaye: restiamo su un tappeto colorato

Quando

04/05/2026    
Tutto il giorno

Dove

Piccolo Teatro Patafisico
via Gaetano La Loggia, 5, Palermo, Palermo, 92013, Sicilia

Tipologia evento

Hikaye: restiamo su un tappeto colorato – stagione di Teatro per le Nuove Generazioni del Piccolo Teatro Ptafisico – Palermo

Vogliamo per un momento spostare la nostra latitudine e la nostra longitudine.
Vogliamo per un momento attraversare il Mediterraneo per intero.
Vogliamo per un momento toccare le sponde di una terra antica.
Vogliamo per un momento trovare riposo lì dove sembra non ci sia.
Vogliamo per un momento sederci su un tappeto colorato.
E restare.

Ci siederemo su un tappeto colorato, come abbiamo imparato a fare in questi anni: con gli occhi spalancati, con le orecchie pronte, con il cuore aperto alla meraviglia.
E restare.
Ascolteremo storie antiche e nuove, conosceremo mondi altri, attraverseremo terre dimenticate, gioiremo e sorrideremo.
Sì, saremo anche tristi.
A volte capita, lo sappiamo benissimo.
Ma l’uno accanto all’altro non c’è tristezza che si tema.
Ancora una volta saremo seduti su un tappeto colorato.
Abbracciando tutte le bambine e tutti i bambini che pace non hanno.
E resteremo.
Insieme.

Lo Hikaye (racconto) è un’antica espressione narrativa palestinese praticata dalle donne, spesso anziane. Si tratta di racconti popolari educativi, narrati durante le serate invernali negli ambienti domestici, in cerchi ristretti di donne e bambine e bambini. Questa pratica si è conservata in Palestina, nel corso dei secoli, come parte integrante della cultura orale. Nel 2008 la tradizione dello Hikaye è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Stagione di Teatro per le Nuove Generazioni a Palermo: gli spettacoli per bambini del 2026

Di seguito gli spettacoli della rassegna in programma nel 2026:

18 gennaio ore 16.30 ore 18.00 – “U pappaiaddu chi cunta tri cunti”

di e con Giuseppe Provinzano
live digital painting di Petra Trombini
una produzione Babel
con Associazione Conservazione Tradizioni popolari
e il sostegno di Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino- Festival di Morgana – Spazio Franco
durata 50 minuti
a partire dai 6 anni

Nel 1°capitolo di questa Trilogia abbiamo deciso di lavorare su una delle fiabe più complete di Giuseppe Pitrè: ‘U pappaiaddu ca cunta 3 cunti è un cunto che si rivolge ai più piccoli ma che strizza l’occhio ai più grandi, per uno spettacolo tout public adatto a un pubblico trasversale grazie alla capacità drammaturgica dell’autore di tracciare più livelli narrativi in un’unica storia popolare carica di significati.
La storia: 2 uomini, un politico un po’ traffichino e un uomo un po’ troppo semplice si incontrano in una nota piazza di Palermo. E mentre uno chiede aiuto all’altro, entrambi restano abbagliati dalla bellezza di una bedda picciotta che si affaccia da un balcone. Entrambi decidono di conquistarla e danno il via a una sfida amorosa: e se uno dei 2 è un pò imbranato, l’altro da sfogo a tutte le sue amicizie. Uomini che si trasformano in animali,principi e principesse di tutta Europa che si inseguono, sortilegi e magaríe da spezzare, passioni e pentimenti … sono solo alcuni degli elementi di questo densissimo cunto. Il linguaggio: lo spettacolo segue gli stilemi del cunto siciliano ma con un carattere performativo grazie alle immagini animate realizzate dal vivo dal live painting di Petra Trombini, immagini che sgorgano dalla bocca del narratore, non un narratore qualunque ma un personaggio di Pitrè che diventa condottiero e animatore di questo viaggio nell’opera dell’antropologo siciliano.

1 febbraio ore 16.30 ore 18.00 – “Briciole”

liberamente ispirato a Pollicino di Perrault
di e con Marcella Vaccarino
regia Gisella Vitrano
disegno luci Dario Muratore
scene e costumi Mariangela Di Domenico
produzione Piccolo Teatro Patafisico
con il sostegno di Dudi, libreria per bambinə e ragazzə
primo studio al Piccolo Teatro Patafisico
durata 50′ minuti
dai 6 anni

«In un bosco fitto e nero sta una storia e là ti aspetta. Ci son lupi, pioggia e uccelli e ci sono sette fratelli. C’è una mamma e c’è un papà. E la loro povertà. In un bosco fitto è nero che paura c’è davvero… non c’è fretta non c’è fretta… là è la storia. Quella aspetta».
Una mamma e i suoi bambini,giocano, attraversano il bosco sognano dolciumi e caramelle, lasagne, abbacchio, formaggi e torte ma ahimè nonostante gli sforzi dell’immaginazione si ritrovano sempre e comunque a fare i conti con i morsi della fame e la mamma continua a cucinare per i suoi bambini e per se stessa sempre e solo zuppa di sassi!
Briciole trae spunto dalla celebre fiaba di Pollicino di Perrault, per approdare ad una nuova visione tutta al femminile, in cui incontriamo una mamma che affida i propri figli al bosco, al fato per non vederli morire di fame e un’orchessa che di gigante ha lo spirito di maternità e di accoglienza , accoglie, ama ha fede nell’altro e si ritroverà sola, senza più le sue orchessine a vagare nel bosco.
Più che sul proverbiale ingegno del piccolo Pollicino, il racconto di Briciole ci ha portato sulle soglie del delicato tema dell’abbandono e della paura.In una società in cui spesso si ha il timore della paura, in cui l’infanzia è protetta e ovattata, decidiamo di attraversare il territorio delle paure per stringerci poi tutti insieme ed esultare per il suo superamento. Perché la foresta è là fuori e richiede a ognuno di noi di essere attraversata.
 Una grande prova di coraggio attende Pollicino: un rito di passaggio che ogni bambino, ogni adulto è chiamato ad affrontare.

22 febbraio ore 16.30 e ore 18.00 -“Il mio Pinocchio”

liberamente tratto da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
di e con Giacomo Guarneri
co-regia Marcella Vaccarino
scene Giacomo Guarneri
produzione Piccolo Teatro Patafisico
durata 40 minuti
a partire dai 4 anni

Nella casa c’era una finestra, ma chissà perché, era murata. Il fuoco non mancava, anche se era dipinto su una parete, come il camino.Nella casa c’era un tavolo da pranzo con pure gli attrezzi del mestiere e tanta segatura che faceva montagne alte da seppellire piatti e stoviglie. Accanto al letto ci stava pure la cucina.Grande non era, questa casa, ma piccola nemmeno. Era casa e insieme era pure bottega. Ci viveva da solo un falegname: ogni amico che entrava lui gli faceva il ritratto e lo incorniciava. Perché questo falegname gli prudevano le mani, fermo non ci sapeva stare. Ogni mattina apriva la porta, aspettava l’alba e subito si metteva a lavorare…
Se Geppetto è l’artefice per antonomasia, la sua creatura è vita allo stato puro, ansia di conoscere, fare, sperimentare, movimento incontenibile, difficile da annichilire a un banco di scuola o dentro un vestito pulito, perché Pinocchio , nel bene e nel male, è il principe della disobbedienza.Provare, sbagliare, andare a zonzo, rubare, farsi abbindolare, perfino tradire rientra nel suo diritto di fare esperienza. E alla fine potrà pure conservarsi il suo corpicino di legno: Pinocchio bambino vero lo è già, non ha bisogno di diventare un bambino in carne e ossa come tutti gli altri. Piuttosto coltivare amicizie, compagni di strada. Piuttosto suo padre gli fa un fratello, perché non sia mai solo nella vita. A proposito: nella casa c’era una stanza per gli amici. In qualche modo Geppetto ce l’aveva ricavata. Piena di risate, ché quando finisce la storia ci ritroviamo una festa. Con la Bella Bambina, Lucignolo, il Grillo, la Colomba Bianca, Mangiafuoco e perfino il Gatto e la Volpe. Si festeggia la vita, a casa di Pinocchio. Quella casa c’era e ancora c’è! A conclusione del racconto infatti, genitori e bambini saranno invitati a salire sul palco per visitarla, vedere da vicino e toccare con mano tutto ciò che ci si trova: ceppi di legno, attrezzi, pigne, pinoli, conchiglie, lische e altri cimeli provenienti dalla pancia del Pesce Cane, i vecchi piedi abbrustoliti di quando Pinocchio se li era dimenticati sul braciere, il busto del fratellino che Geppetto ancora non ha finito di costruire e poi disegni, scritture, oggetti di carta realizzati dal padre e dal figlio: tutte cose che ci fanno ricordare quanto vero sia il nostro Pinocchio, vero come solo certi personaggi della letteratura sannoessere.

8 marzo ore 16.30 e ore 18.00 – “Shuma”

di e con Peppe Macauda
tratto dal testo Shuma Tragliabissi di Dario Muratore
illustrazioni Bruna Fornaro
disegno luci Simone Fini
tecnico Lorenzo Manganaro
produzione Santa Briganti
con il sostegno di CSD Casa Evangelica Valdese – Vittoria
con il patrocinio di Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR)
durata 45 minuti
a partire dai 7 anni

Shuma è una favola ambientata in fondo al mare.Lo spettacolo prende spunto da un fatto di cronaca: un ragazzino del Mali recuperato in mare dopo il naufragio del 18 Aprile 2015 è stato trovato con una pagella cucita all’interno della propria giacca. Allo stesso modo, in Shuma, un bambino cade in mare e tra le bolle invoca aiuto come fosse una preghiera. In compagnia di un cavalluccio marino intraprende il lungo percorso verso il SopraSopra, allegoria delle tratte dei migranti. Tra mille peripezie ed incontri leggendari il bambino affronterà anche un viaggio interiore che farà sorgere in lui un dubbio: andare o restare?

12 aprile ore 16.30 e ore 18.30 – “Anapoda”

di e con Federica Aloisio e Sabrina Vicari
musiche Angelo Sicurella
costumi Sabrina Vicari (Consuendi)
luci Danila Blasi
datrice luci Livia Caputo
produzione PinDoc
con il contributo del MIC e della Regione Siciliana
con il sostegno di: Limone Lunare, Atelier 12, Piccolo Teatro Patafisico, Residenza ArteTransitiva Stalker Teatro, Diaria Didattica Arte Ricerca Azione
premio “ZERO IN CONDOTTA-Cobas Scuola” Festival Presente Futuro 2021
durata 50 minuti
a partire dai 3 anni

“Un uomo che cammina ha bisogno di rispecchiarsi in un suo simile al contrario per sottolineare il suo movimento”
Marc Chagall

ANAPODA – dal greco, “sottosopra” – nasce dall’urgenza di capovolgere ogni logica sfidando la percezione visiva ordinaria e giocando con i propri miti e mostri interiori, per farli incontrare con lo sguardo di chi, osservando a sua volta, capovolgerà ancora la visione seguendo la propria percezione razionale ed emotiva. Un giro di giostra, di occhi, di maschere e identità ispirate all’immaginario della fotografa spagnola Ana Hell. Due donne dall’aspetto bizzarro vengono catapultate in un mondo sottosopra dove frammenti di vissuto e stereotipi idealizzati dalle svariate personalità si mescolano, trasportate in un’altra dimensione dove tutto scorre al contrario. Un mondo ribaltato nel quale il cielo diviene pavimento in una continua illusoria percezione del corpo.
Lo spettacolo è popolato da delle maschere in carne e ossa: le schiene. Queste maschere, ispirate alla serie di fotografie Secret Friends della fotografa Ana Hell, creano un mondo “altro”, abitato interamente da personaggi bizzarri e surreali. L’artificio consiste nel disegnare sulla schiena i tratti di un volto, una bocca e degli occhi, nel restare piegate con la testa in giù in modo che il cielo divenga pavimento con tutti i limiti fisici del capovolgimento e nel momento in cui si torna su in posizione verticale, la figura intera e reale diviene paradossalmente, nel gioco dell’illusione ottica, quella aliena e distante da noi.

10 maggio ore 16.30 e ore 18.00 – “La storia Aquilino e Nazarena”

– spettacolo per Burattini e Narratore –
di Salvino Calatabiano
con Vito Bartucca – narratore
e Salvino Calatabiano – burattinaio
produzione Compagnia Teatro degli Spiriti – Piccolo Teatro Patafisico
durata 45 minuti
dai 4 anni

È la storia di un ricatto. Il principe Aquilino promette solennemente di sposare la donna che porta la collana da lui donata. A portare al collo il prezioso monile è la principessa Nazzarena, innamorata del principe Aquilino. La consigliera della principessa, Gisella, si rivelerà una terribile strega: trasformerà Nazzarena in una coniglietta, le ruberà la collana e cercherà di costringere il Principe a mantenere il solenne giuramento. Aquilino non ha vie di scampo. Nel mondo delle favole ogni promessa è vincolante e chi non la mantiene viene esiliato dal mondo burattino. Riuscirà, la perfida Gisella, a sposare il principe? Liberamente tratto da “La Lepre d’argento” di Guido Gozzano, una storia d’amore, di tradimenti, di inganni, di ricatti e di un narratore che cercherà di riparare i danni!

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canzone kid pass siamo noi di nicole di danieli koi

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