Esiste la dipendenza da smartphone? Ce ne parla Monica Bormetti, creatrice del progetto smartbreak.it per la promozione di un uso consapevole dei media digitali e autrice di #Egophonia, gli smartphone tra noi e la vita (Hoepli).

In poco più di 10 anni dalla sua creazione, lo smartphone è passato dall’essere un bene di lusso ad un bene di prima necessità, o per lo meno molto spesso è percepito così. Inizialmente in pochi, i più amanti della tecnologia, si buttavano nella spesa di un costoso telefono cellulare intelligente e ora invece si tratta di un oggetto che tutti posseggono.

Infatti lo smartphone è nelle mani tanto di neonati quanto di pensionati, tanto di poveri quanto di ricchi, tanto di maschi quanto di femmine. Insomma, la razza umana è attratta magneticamente da questo oggetto quasi magico. C’è da dire che la vicinanza dell’essere umano agli schermi era stata già forte con il televisore, ora però la differenza è che lo smartphone è il primo dispositivo tecnologico che ci portiamo in tasca (o in mano) tutto il giorno. Non c’è mai una fine né per una condizione spaziale (è in contatto con noi ovunque) né temporale (ci invia stimoli sempre).

Esiste la dipendenza da smartphone?

Oggi si parla di dipendenza da smartphone, da internet, FOMO (Fear Of Missing Out), Nomophobia (No More Phone Phobia) ecc. Insomma una serie di termini che vanno a declinare gli aspetti più problematici del rapporto che l’essere umano ha con il cellulare. La fantasia di molti si è sbizzarrita nella creazione di termini che vadano ad identificare le sfumature dei comportamenti esagerati che alcuni esseri umani assumono con gli schermi. C’è da dire però che da un punto di vista scientifico non c’è accordo sull’esistenza della dipendenza da internet.

Ci sono pareri discordanti, ma allo stato attuale delle cose il disturbo non è inserito nel DSM-IV ovvero il manuale di psicodiagnostica utilizzato da psichiatri e psicologi a livello internazionale. Questa è una puntualizzazione utile per porre nella giusta cornice di riferimento la questione, dopodiché si prende atto che un problema talvolta c’è. Le aree in cui si palesa sono soprattutto tre: capacità cognitive, relazioni interpersonali e corpo. In tutti questi tre livelli precisiamo che lo smartphone non può essere considerato causa diretta di una serie di problemi che si manifestano, piuttosto è un elemento facilitante e che si pone in un rapporto di correlazione.

Cosa può fare il genitore?

In questo scenario complesso e ricco di sfaccettature, essere genitore non è facile ma la relazione è la chiave educativa. Non credo nel decalogo da seguire per essere il genitore perfetto, piuttosto penso sia importante avere un approccio adeguato ed efficace nelle piccole scelte quotidiane. Il bambino ha bisogno di relazioni interpersonali e se non le trova con i genitori e con le persone intorno a sé, può chiudersi nel mondo di Internet. Per questo è importante esserci.

Poi c’è il buon esempio: se fin da neonati i bambini vedono i genitori trascorrere la maggior parte del tempo davanti alla tv o sullo smartphone, magari quando sono con altre persone, non possiamo stupirci se faranno lo stesso.

La casa infine è un ambiente da valorizzare. È importante individuare delle regole chiare nella gestione degli strumenti digitali, specialmente in ambito domestico. Per esempio: niente smartphone a tavola, il computer si usa in salotto e non in camera. Questo per dare alla casa il significato di un ambiente da vivere, fatto di relazioni e non di isolamento.

 

Leggi anche l’articolo  Smartphone e bambini: insegniamo a usarlo bene