Nel frattempo il ministero del Lavoro ha pubblicato la piattaforma dove comunicare gli accordi di smart working siglati, con un passaggio di informazioni diretto all’Inail

è chiaro che aziende più strutturate hanno più possibilità di sperimentare sia modalità alternative nell’organizzazione del lavoro, sia opportunità di welfare interno. Per quanto riguarda lo smart working, lo confermano le indagini che abbiamo consultato in questi mesi, a partire dai report del Politecnico di Milano del 2016 e del 2017: le grandi aziende fanno quasi a gara per introdurlo, le Pmi si dimostrano ancora un po’ scettiche. Fra le grandi imprese, l’impatto positivo del lavoro agile si sta traducendo in sempre maggior voglia di implementazione perché, semplicemente, un dipendente felice produce di più. Dal gruppo Valentino alla Ferrero, passando per Terna e Costa Crociere, vediamo le ultime esperienze degne di nota.

Gli accordi in partenza

Ottobre è stato un mese ricco di accordi sindacali che hanno incluso lo smart working fra le modalità di svolgimento del proprio impiego. C’è da ricordare che la legge parla solo della necessità di un accordo scritto fra datore di lavoro e lavoratore: la mediazione dei sindacati non è strettamente necessaria, ma dove c’è – si è visto – normalmente lo smart working rientra in una visione più ampia di welfare aziendale su cui discutere e trovare un’intesa.
Terna, gestore della rete elettrica nazionale con 3.500 dipendenti, avvierà entro il primo luglio 2018 un progetto pilota di smart working, mentre Costa Crociere ha vinto gli Smart Working Awards 2017 con il progetto Sm@rt Working Costa – Moving Forward!, che coinvolge 1.300 dipendenti in Italia, Europa e America. Il programma prevede un giorno di lavoro agile a settimana e come strumentazione l’azienda fornisce computer portatile, connessione internet e un programma di softphone, che permette di avere a disposizione anche da remoto i servizi di instant messaging, telefono, video HD, conferenza, voicemail con interfaccia visiva e condivisione desktop, in modo anche da essere sempre in contatto con i colleghi. Infine, il gruppo Valentino ha firmato un contratto integrativo triennale, che coinvolge 600 lavoratori dei siti produttivi di Maglio e Scandicci, focalizzato sul welfare aziendale e che prevede, sul fronte delle politiche per la conciliazione vita-lavoro, anche lo smart working per i dipendenti con mansioni di ufficio.

La Ferrero triplica lo smart working

L’approccio dell’azienda dolciaria Ferrero è il sogno di chiunque voglia investire nello smart working: che sia manager, lavoratore o consulente. All’azienda, infatti, sono bastati 200 giorni di sperimentazione su 100 dipendenti, con un giorno “smart” a settimana, per fare un rapido calcolo dei benefici in termini di qualità del lavoro e di soddisfazione dei coinvolti, tanto da decidere – notizia di pochi giorni fa – di triplicarne il numero dal 29 gennaio 2018, aggiornando l’accordo con i sindacati di riferimento. L’indagine fatta tra i cento del progetto pilota e i manager responsabili dei loro team è stata determinante: Lavorare un giorno a settimana “in agilità” – si legge in una nota dell’azienda – ha influito positivamente sull’autonomia nella gestione del proprio lavoro, con una crescita della sensazione di fiducia percepita dal dipendente e un miglioramento della propensione ai risultati. Contestualmente, i manager responsabili non hanno riscontrato alcuna differenza, non solo nella quantità di lavoro e nella qualità dei risultati portati dai team, ma anche nella capacità di coordinamento tra i componenti dei gruppi di lavoro, nella condivisione delle informazioni e nella capacità di risposta alle urgenze. La Ferrero ha calcolato anche il guadagno in tempo “di vita” e l’impronta ambientale di questa sperimentazione: 1.500 giornate fruite, pari a oltre 12mila ore lavorate in modalità smart e quasi 5mila ore di viaggio risparmiate. Dal prossimo anno, quindi, gli smarrt worker della Ferrero saranno 350.

Burocrazia? Arriva la piattaforma

Come detto, la legge, che ha introdotto lo smart working fra le modalità “ufficiali” di svolgimento del proprio lavoro subordinato, non ha inteso aggiungere adempimenti ai già ben carichi uffici amministrativi della varie aziende. Ma ha introdotto la necessità che fra datore di lavoro e lavoratore vi sia un accordo scritto a tutela di entrambi. Soprattutto del lavoratore, che deve essere “sicuro di essere assicurato” anche quando non lavoro nella sua postazione in ufficio. Il ministero del Lavoro, quindi, ha aperto sul suo sito una piattaforma dove le aziende possono caricare gli accordi individuali che stipulano con i dipendenti: da questa piattaforma i dati passano direttamente all’Inail per l’aggiornamento dei rischi e, anche, per il monitoraggio volto a fotografare la diffusione del lavoro agile nel nostro Paese.