Il 18 giugno entrerà in vigore la legge contro il cyberbullismo, approvata in via definitiva dalla camera a maggio. Questo provvedimento è destinato a diventare il primo strumento normativo europeo dedicato specificatamente al contrasto di questo fenomeno

“Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”: è questo il nome esatto della legge pubblicata il 3 giugno sulla Gazzetta Ufficiale e che entrerà in vigore il 18. Un argomento delicato che coinvolge non solo le famiglie ma anche le istituzioni tutte. Abbiamo già trattato l’argomento con un approfondimento grazie al dossier di Telefono Azzurro che esponeva numeri preoccupanti. La situazione non è migliorata: in questo periodo, poi, il terrore diffuso dal caso Blue Whale ha suscitato non poche preoccupazioni da parte dei genitori. La legge ci appare quindi come una prima risposta a questi episodi di violenza nel web così ampiamente diffusi.

Uno strumento necessario

Proprio il Telefono Azzurro, che quest’anno compie 30 anni, si è espresso a favore di questa nuova norma che consente di offrire risposte concrete ai ragazzi, facilitando loro la possibilità di richiedere aiuto. Questo nuovo scenario – sottolinea in una nota il professor Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile e presidente dell’associazione – rafforza l’attività di prevenzione e intervento. Secondo i dati diffusi dall’associazione, il fenomeno del cyberbullismo è diffuso. Le segnalazioni di episodi di bullismo e cyberbullismo riguardano il 13% delle richieste di aiuto rivolte a Telefono Azzurro nel 2016 alla linea 19696, oltre che sulla chat di azzurro.it. Nel caso specifico del cyberbullismo, i risultati di un’indagine condotta dall’associazione insieme a Doxa Kids rivelano che il 14% degli intervistati è stato vittima di episodi di cyberbullismo. Il web in generale non viene percepito come un posto sicuro, ma terreno fertile di hate speech (ogni discorso che incita la violenza o azioni mirate ad aumentare il pregiudizio contro categorie di persone) e contenuti offensivi, soprattutto riguardanti l’orientamento sessuale (23%), la razza (20%) e le caratteristiche fisiche (16%).

Il cyberbullismo ora ha una definizione

Ma cosa dice la legge sul Cyberbullismo? Nella legge si investe la scuola di nuove responsabilità, ma per capire più a fondo i contenuti abbiamo chiesto il parere di un esperto in materia: l’avvocato Valentina Gasparini del foro di Venezia, che si occupa di diritto civile con particolare attenzione alle tematiche di diritto di famiglia e minori ed è mamma di due bambine. Innanzi tutto, la legge da una definizione precisa di cyberbullismo: “Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo“. L’approccio scelto dal nuovo strumento legislativo – sottolinea l’avvocato – è più “educativo“ che “repressivo“, e si esprime in una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime che in quella di responsabili di illeciti e assicura interventi nell’ambito delle istituzioni scolastiche senza alcuna distinzione di età. Il compito di elaborare un vero e proprio piano di azione nel quale attivare, per esempio, campagne di informazione e di monitoraggio del fenomeno viene affidato ad un tavolo tecnico coordinato dal Miur e composto da molti attori, tra i quali associazioni studentesche e di genitori, associazioni attive nella protezione dei diritti del minore, operatori del settore del social networking, oltre che lo stesso Garante della protezione dei dati personali.

Scuole protagoniste e social network responsabilizzati

Quindi, cosa si farà per proteggere i nostri ragazzi dal rischio di diventare vittime di cyberbullismo nonché dalla possibilità altrettanto grave, e per certi aspetti drammatica, di diventare loro i responsabili di azioni illecite? Dove e come troveranno attuazione le azioni di contrasto pensate e formulate da questo provvedimento? Gran parte degli interventi postulati dalla norma troveranno attuazione nelle scuole – chiarisce l’avvocato Gasparini -. Ci sarà un obbligo per le istituzioni di promuovere l’educazione ad un uso sano e consapevole della rete, dove si cercheranno di trasmettere ai ragazzi i concetti di diritto all’uso delle tecnologie, ma anche di esistenza di doveri connessi all’utilizzo stesso. Nelle scuole dovranno essere concepiti progetti in continuità tra i vari gradi di istruzione: per fare ciò verrà individuato fra gli insegnanti un referente, che sia coordinatore delle varie iniziative ed operi con la collaborazione della Polizia Postale e dei servizi territoriali.
La legge ha previsto un rimedio a tutela della dignità della vittima di cyberbullismo, che coinvolge la Rete: ciascun minore ultraquattordicenne, che abbia subito atti di cyberbullismo, può rivolgersi al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media, al fine di ottenere “l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet”. In caso di mancata risposta entro quarantotto ore (o ove non sia stato possibile identificare detto soggetto) all’interessato è riconosciuto il diritto di rivolgere analoga richiesta al Garante per la protezione dei dati personali il quale, sussistendone i presupposti, provvede al blocco. Tutti noi che usiamo la Rete – puntualizza tuttavia l’avvocato – sappiamo infatti che un determinato contenuto, una volta caricato su internet, per quanto vi sia stato per poco tempo, può essere copiato, trasformato o ritrasmesso da una platea indefinita di soggetti su un altro sito, o social o con un diverso Url, e che per tale ragione la rimozione del singolo contenuto da un sito non è sinonimo di blocco della circolazione del contenuto stesso in rete.

Il ruolo dei genitori

Che dire quindi? Sicuramente la scelta del legislatore di predisporre un sistema di educazione al digitale e di sensibilizzazione a livello scolastico su un problema così attuale e di grande impatto sociale è molto apprezzabile – conclude Gasparini -. Resta ora la necessità di rendere tale procedura concreta e proficua, mediante lo stanziamento di adeguate risorse al Garante per la protezione dei dati personali, incaricato di assicurarne la corretta applicazione. Nel mentre noi genitori cerchiamo nei comportamenti dei nostri figli i segnali dell’isolamento e della paura, cerchiamo di intravedere con tempestività i segnali del problema per consentire alla rete di supporti esistenti di intervenire con rapidità ed evitare che si arrivi a drammatiche conclusioni.