Una nuova testimonianza per la nostra rubrica sullo smart working: per Elisa Sisto lo smart working non solo significa meno chilometri, l’ufficio dista 45 chilometri da casa, ma anche la possibilità di gestire meglio il suo tempo da neomamma.

Moca Interactive è un’agenzia di web marketing di Treviso e fa parte di quelle aziende piccole ma non piccolissime (una ventina di dipendenti) che hanno deciso di puntare sullo smart working. “Cavie“ sono due dipendenti: una è Elisa Sisto, 35 anni, Seo strategist. Smart worker da un anno, Elisa lavora due giorni a settimana da casa sua a Sacile, che dista da Treviso 45 chilometri e 40 minuti: i calcoli di tempo di vita e di carburante risparmiati son presto fatti. Elisa è anche una neomamma: l’inizio della sua avventura come lavoratrice agile è coinciso con il suo rientro dalla maternità. Ecco la sua esperienza.

Ha scelto lei il lavoro agile o le è stato proposto?

L’idea è nata con alcune colleghe, considerando la distanza che dobbiamo percorrere tutti i giorni: io, in particolare, abito a Sacile e lavoro a Treviso. Avevamo pensato potesse essere utile ogni tanto lavorare da casa. Una collega si era presa in carico di approfondire la questione per proporla ai nostri titolari, che l’hanno accolta con favore. Io nel frattempo ero andata in maternità, e al mio rientro ho firmato un contratto di telelavoro perché la legge era ancora in discussione.

Si è trovata subito bene?

Devo dire di sì: lo smart working mi ha aiutato a gestire meglio il rientro al lavoro dalla maternità.

Ha fatto della formazione prima di cominciare?

Sì: in sostanza ci hanno spiegato come deve essere svolto il lavoro a casa e non nei luoghi pubblici, per rispettare le norme di sicurezza che sono le stesse che abbiamo in ufficio. Ci hanno dotato di un portatile e di un telefono “virtuale“: è un telefono che ci collega direttamente al centralino del nostro ufficio.

Utilizza altri strumenti?

Una chat interna al sistema informatico aziendale, Skype o Zoom per riunioni con i colleghi e con i clienti, ma ciò capita raramente. Cerco, infatti, di organizzare la settimana in modo tale da essere in ufficio quando ci sono riunioni o incontri.

Che vantaggi ha riscontrato nel lavorare “agilmente“?

Sicuramente la trasferta risparmiata: portare mia figlia all’asilo è più semplice. Poi, stare a casa da sola mi permette di concentrarmi di più: ho meno interruzioni. Sfrutto le giornate in smart working per portare avanti lavori in cui devo mettere più testa, un po’ come quando arrivi in ufficio prima degli altri e in quel tempo riesci a fare un sacco di cose!

Nessuno svantaggio, quindi?

Al momento non me ne viene in mente uno: anche i problemi di connessione sono meno frequenti che in ufficio! è anche vero che io sono nel mio ambiente da sette anni: se fossi un neoassunto, credo che la parte di relazione coi colleghi sarebbe più complicata da gestire come smart worker, perché questa si costruisce col tempo.

Se non avesse avuto la possibilità di lavorare in smart working, cosa sarebbe cambiato?

Sicuramente non sarei rientrata dalla maternità così presto, perché il tempo della trasferta avrebbe influito tanto. Sono comunque rientrata al lavoro in modo graduale perché ho goduto del periodo di allattamento, ma lo smart working mi ha consentito di non rimanere tanto tempo “fuori“ dal lavoro stesso: alla fine io sono stata 5 mesi a casa in maternità, di cui uno di ferie.