Intervista a tutto campo con Maria Rita Parsi, la psicoterapeuta che ha dedicato la sua vita ai bambini e alla comprensione dei loro bisogni. Anche quelli più profondi

L’abbiamo incontrata recentemente ad una presentazione del suo ultimo libro “Le parole dei bambini”, che parla di quello che provano e pensano i bambini, proprio loro che “possiedono parole che gli adulti non sanno più trovare”. E’ Maria Rita Parsi: psicopedagogista, psicoterapeuta, saggista, scrittrice, editorialista, ma soprattutto è una donna infaticabile, molto disponibile e ricca di energia positiva. Partendo dallo spunto del suo libro abbiamo parlato di molte tematiche legate all’essere genitori. Ecco che cosa ci ha raccontato.

Professoressa Parsi, Lei presiede La Fondazione Movimento Bambino che ha lo scopo primario di aiutare a diffondere e sviluppare la Cultura dell’Infanzia e dell’Adolescenza, cioè far rispettare le necessità e i diritti dei bambini e degli adolescenti e la loro accoglienza; Kid Pass si occupa invece del tempo fuori casa con i più piccoli: che cosa deve caratterizzare il tempo libero che si trascorre con i bambini?

Il Gioco. Senza dubbio il gioco. Vorrei aggiungere una informazione alla vostra presentazione: da anni faccio anche parte del Comitato Onu per i diritti del fanciullo, l’organismo basato a Ginevra che controlla il rispetto della Convenzione dei diritti del fanciullo da parte dei paesi firmatari. Quello di cui vi occupate voi come Kid Pass, il tempo libero dei bambini va rispettato per permettere e consentire loro di giocare, di elaborare anche nell’ozio creativo uno spazio proprio per dare libero sfogo anche alla noia. Annoiarsi creativamente è fondamentale per i bambini: la possibilità di oziare con la mente. Altro aspetto indispensabile per il tempo libero da trascorrere coi figli è che i genitori capiscano quanto fondamentale sia giocare con loro. Molti genitori accompagnano i bambini, stanno accanto a loro leggendo il giornale, facendo le faccende. No. I bambini vogliono proprio giocare. Quindi dedicar loro quei venti minuti, quella mezz’ora anche se siete stanchi la sera serve per ristabilire un rapporto. E la maniera per farlo al meglio è attraverso quel laboratorio di esperienze eccezionali che è il gioco: la radice delle possibilità espressive dei bambini, delle loro costruzioni mentali e fantasie. Uno dei miei più grandi maestri è stato Giovanni Bollea il quale diceva che un bambino che è stato amato è stato rispettato, che è stato ascoltato e che ha giocato, sarà un adulto maturo. Il gioco serve anche a mamma e papà per distrarsi e lasciare per un po’ di tempo i problemi da parte. Allora questo è il consiglio che vi do: dimenticate tutto il resto e state solo ed esclusivamente con loro a giocare, liberate le energie e date a quel tempo una connotazione qualitativa.

Come si trascorre un tempo di qualità con i propri figli? Che consigli si sente di dare ai genitori?

Di nuovo: giocate! Il gioco è fondamentale. Un altro elemento importante è il narrare fiabe, raccontare. Tutte le persone che sono nell’arco della parentela dei bambini sono fondamentali in questo. Perché è importante narrare? Perché i bambini vogliono sapere dalla bocca degli adulti non solo le storie di principi, maghi, draghi, ma anche la storia delle proprie radici. Vogliono sapere la storia delle mamme, dei papà, dei nonni, come sono cresciuti, come erano da piccoli, come sono diventati piano piano grandi, cosa hanno fatto nella loro vita. E’ necessario che l’adulto si metta in condizioni di passare il testimone della propria esperienza al bambino e lo faccia attraverso il racconto. Il gioco o il racconto. Queste sono due aspetti che i bambini amano e bevono come latte buono. E attenzione! Vogliono che le storie raccontate possano essere nuovamente ripetute il giorno dopo nella stessa maniera perché il bambino ti richiede il percorso uguale e ti corregge se tu fai un cambiamento: vuole la sicurezza di quel percorso per poter imparare a vivere la vita e ad attraversarla attraverso quei racconti.

Pensando al suo libro “Le parole dei bambini” le chiedo: come possiamo dare davvero voce ai bambini, alle loro parole nella vita di tutti i giorni? Anche a quelle non dette?

Il non detto tante volte è più drammatico del detto, anzi è sicuramente più drammatico in molte situazioni. Perché il non detto si esprime attraverso comportamenti di capriccio, aggressivi, di eliminazione del cibo o di fastidio notturno. Il non detto è qualcosa che pesa nel cuore dei bambini così come pesa nel cuore degli adulti. Cosa fare? Cercare di trasformare il non detto in detto, per esempio attraverso il disegno con il quale i bambini esprimono quello che hanno nel cuore, le loro fantasie. Tutto quello che permette una proiezione, la drammatizzazione, la poetazione, il cantare insieme, il disegnare, il ballare, il cantare insieme, ascoltare o fare musica o anche fare rumore sono attività fondamentali per i bambini per trasformare ed esprimere ciò che tengono dentro. Tutti i linguaggi per la comunicazione e l’integrazione sociale sono fondamentali.

Quali sono i segreti per una mamma e un papà per comprendere al meglio i bambini? Mi spiego: come possono i genitori porsi al meglio all’ascolto delle esigenze e delle richieste attraverso i linguaggi dei bambini?

Lo possono fare dando loro ascolto, registrando anche ciò che i bambini dicono e fanno. Noi adulti non abbiamo il costume di ascoltare i bambini. Spesso ridiamo alle loro battute, hanno un involontario humour pieno di gioia di vivere e di tristezze, di nostalgie di modi di inventare la vita e di trovare soluzioni con le parole. I bambini inventano parole e esprimono giudizi morali ferrei. E sono capaci di una flessibilità incredibile; sanno dare a ciò che è osceno una sua credibilità. Questo succede anche quando sono violati e maltratti: in quelle situazioni riescono a difendere anche gli aguzzini perché hanno paura di perdere il punto di riferimento dell’adulto. Quindi dare ascolto ai bambini significa anche dare ascolto alla storia di ciascun bambino. Ascoltare le parole dei bambini. Noi siamo abituati a far ascoltare i bambini. “Ascoltami, ascoltami!” “Senti, senti quello che ti dico” e dovremmo invece usare il “dimmi, parlami, raccontami!” Non ci facciamo mai raccontare dai bambini, raccontiamo loro. Se noi facessimo l’inverso scopriremmo un mondo enorme. Perché quello che i bambini pensano è frutto del pensiero bambino che è un’imitazione del pensiero adulto ma viene trasformato completamente dalla fantasia, dall’immaginazione, dalla riflessione, dalle risposte ai perché che i bambini continuamente si pongono. Tre quindi i segreti: l’ascolto, il gioco, la disponibilità. Nella metodologia psicologica della “psico-animazione” il primo passaggio è l’osservazione, il secondo è la raccolta di dati e dei materiali, il terzo è l’elaborazione del tutto in ordine cronologico. Conseguentemente si elabora un progetto e si raccolgono i feedback. E’ lo stesso metodo che dobbiamo usare coi bambini: osservare, osservarci, raccogliere i dati e i materiali, i loro disegni, le loro fotografie, le cose che dicono, i giochi che fanno, i racconti. Poi dobbiamo ricavarne un elaborato per capire che cosa ci volevano comunicare. Ci serve anche come registrazione delle situazioni della vita. Quando vengono i bambini in terapia, io prima di tutto lavoro coi genitori: appena cambia il comportamento dei genitori i bambini stanno meglio.

Quale è secondo lei il “problema”, l’ostacolo più difficile nell’essere genitore oggi?

Non vorrei definirlo ostacolo vorrei parlare piuttosto di “responsabilità diversa”. Tre cose vorrei dire: la prima è che noi oggi viviamo in un mondo assai migliore rispetto ad anni fa. La seconda è che il trattamento dei bambini oggi è tutelato, i diritti dei bambini sono riconosciuti da 194 Nazioni nel mondo. Questo precedentemente non succedeva e i bambini venivano trattati in maniera infame. Sconosciuti al mondo e maltratti. L’evoluzione dei diritti dei bambini ha seguito l’evoluzione dei diritti delle donne: donne e bambini sono stati gli esseri più tartassati dall’autoritarismo del maschile adulto. Io direi quindi che oggi i bambini godono, nonostante gli orrori che vengono ogni tanto denunciati, di una attenzione che prima non avevano. I genitori dal canto loro devono capire che si devono “formare” per poter fare i genitori. Devono avere degli strumenti, e trovare delle alleanze, con gli altri genitori, con gli insegnanti, con gli psicologi con i neuropsichiatri infantili, i sociologi e i pediatri. Devono avere un’attenzione massima nei confronti delle figure di autorità e di competenza che possono permettono loro di allevare meglio i figli. Forse l’ostacolo maggiore nel fare i genitori è che oggi si sa che non lo si può più fare come un tempo: non si possono più picchiare i bambini come venivano picchiati una volta quando non c’era la scuola, tormentarli con delle regole feroci, umiliarli con severità e aggressività. Oggi i tempi dei bambini si sono dilatati perché si va a scuola da quando si è piccini a quando si è diciottenni. Ciò che bisogna sottolineare è come sia molto importante in questo momento essere informati e formati e messi in condizione di avere degli strumenti e degli alleati. Questa è la maniera migliore per fare i genitori e superare le difficoltà. E non spaventatevi di fronte a tutti i pericoli che ci presentano. Gli stessi pericoli c’erano anche una volta. I pedofili? Ci sono sempre stati, oggi però si denunciano, prima era un segreto. Quindi oggi è migliorata tutta la condizione, non sbagliamoci!

Come si può garantire ai bambini il diritto all’arte, alla cultura e all’istruzione?

Responsabilizzando soprattutto gli Stati parte dell‘Onu. La cultura dell’infanzia e dell’adolescenza è un obbligo da quando c’è la Convezione Onu dei diritti dei fanciulli e delle fanciulle: è molto importante comprendere quanto sia strutturante la conoscenza dei diritti dei bambini, la diffusione dei 54 articoli della convenzione in cui si dice come i bambini debbano essere trattati e come garantire i loro diritti. Le Nazioni nell’arco dei 4 anni sono chiamate a raccontare ufficialmente come si stanno comportando con i diritti dei bambini. Allo stesso tempo le Ong ci raccontano come veramente stanno le cose. E’ con il controllo e l’osservazione continui che si garantiscono i diritti dei più piccoli.