Riassunto
Con l'ondata di calore che ha investito l'Italia a fine giugno 2026, i Pronto Soccorso pediatrici registrano un aumento degli accessi del 5-10%. Per proteggere i bambini: tenerli all'ombra dalle 11 alle 17, farli bere spesso anche senza sete (almeno 1,1 litri al giorno dai 4 ai 10 anni), vestirli con cotone chiaro e rinfrescare la testa con acqua fresca. Chi non ha l'aria condizionata può trovare sollievo nei rifugi climatici gratuiti presenti in quasi tutte le grandi città. I lattanti e i bambini con patologie croniche sono i più vulnerabili.
È la fine di giugno, le temperature superano i 38 gradi in molte città italiane, e i termometri nei cortili dei centri estivi segnano cifre che fino a pochi anni fa si vedevano solo in agosto. I bambini continuano a muoversi, a giocare, a sudare, senza percepire i segnali che il corpo manda. Poi arriva la spossatezza, il mal di testa, qualche conato di vomito. Il caldo estremo di queste settimane non è un fenomeno marginale: la Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup) ha segnalato un incremento degli accessi ai Pronto Soccorso pediatrici stimato tra il 5 e il 10%, direttamente correlato alle alte temperature. I problemi più frequenti sono disidratazione, malori da esposizione solare, svenimenti, febbre, vomito e, nei casi più gravi, il colpo di calore vero e proprio.
Ma come proteggere i bambini dall’ondata di calore? Quello che segue è una guida pratica per aiutare le famiglie, basata sulle indicazioni della Simeup, della Società Italiana di Pediatria (SIP), dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS).
Perché i bambini soffrono il caldo più degli adulti
I bambini, specialmente i più piccoli, hanno una termoregolazione meno efficace: la superficie corporea che permette la traspirazione è proporzionalmente più ridotta rispetto alla massa, e il meccanismo della sete non è ancora pienamente sviluppato. Questo significa che possono disidratarsi rapidamente senza avvertire chiaramente di avere bisogno di bere.
Come spiega Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria, l’organismo umano mantiene normalmente una temperatura tra i 35 e i 37,5°C disperdendo il calore attraverso la sudorazione. Quando il caldo è estremo, e si combina con umidità elevata, scarsa aerazione o abbigliamento inadatto, questo sistema entra progressivamente in crisi. Il colpo di calore si verifica quando la temperatura corporea supera i 41°C: una vera emergenza medica, con rischio di danni cerebrali irreversibili.
I più vulnerabili, ricorda la Simeup, sono:
- i lattanti
- i bambini con patologie croniche neurologiche o cardiopolmonari
- i bambini con disabilità
- i bambini che assumono farmaci che interferiscono con la regolazione termica.
Le 5 regole dei pediatri per l’ondata di calore
Quali sono i consigli dei pediatri per affrontare il caldo estremo? Eccone cinque, semplici ma fondamentali:
1. Evitare l’esposizione dei bambini nelle ore centrali della giornata
La Società Italiana di Pediatria indica un confine preciso: tra le 11 e le 17 i bambini non devono stare all’aperto in modo prolungato, e ancor meno sotto il sole diretto. Non significa restare in casa tutto il giorno, ma scegliere le passeggiate nelle prime ore del mattino o dopo le 18, preferendo percorsi ombreggiati e zone ventilate.
Attenzione anche all’automobile: 20 minuti in un’auto parcheggiata al sole, con temperature esterne di 35 gradi, possono essere sufficienti a mettere a rischio un bambino. Non lasciare mai i bambini in auto, nemmeno per pochi minuti.
2. Idratare i più piccoli, anche in assenza di sete
Il bambino non chiede da bere perché il suo senso della sete non è un sensore affidabile. Tocca ai genitori proporre liquidi con regolarità, senza aspettare i segnali. La SIPPS indica come riferimento orientativo almeno 1,1 litri al giorno di acqua per i bambini dai 4 ai 10 anni, e da 1,5 a 2 litri per gli adolescenti, al netto dell’acqua già contenuta negli alimenti. Nelle giornate di calore intenso questa quantità va aumentata.
Nei lattanti allattati al seno, il latte materno garantisce da solo l’idratazione necessaria. Dall’inizio dello svezzamento, intorno ai 6 mesi, si inizia a offrire acqua in aggiunta. In caso di forte sudorazione o piccoli malori da caldo, le soluzioni reidratanti orali sono preferibili all’acqua semplice perché reintegrano anche i sali minerali persi.
Un’alternativa appetibile per i bambini più grandi sono i ghiaccioli fatti in casa con succo di frutta diluito: idratazione, sali minerali e gradimento garantito.
3. Vestire con tessuti leggeri e colori chiari
Il cotone e il lino sono i materiali consigliati dall’Ospedale Bambino Gesù: leggeri, traspiranti, adatti a disperdere il calore. I colori chiari riflettono i raggi solari invece di assorbirli. Cappellino con visiera obbligatorio per l’esposizione solare, e protezione solare ad alta protezione su tutto il corpo esposto.
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4. Rinfrescare il corpo con acqua
Una soluzione semplice ma molto efficace: bagnare spesso la testa, spruzzare acqua fresca con uno spray sul viso e sul collo, fare una doccia o un bagno nelle ore più calde. Un dettaglio che molti non conoscono: l’acqua non deve essere troppo fredda. Una temperatura fresca ma non gelida è preferibile perché l’acqua molto fredda causa vasocostrizione cutanea, riducendo paradossalmente la dispersione del calore corporeo. Un’altra zona efficace da rinfrescare sono i polsi e i piedi: zone ricche di vasi sanguigni superficiali, dove il raffreddamento si trasferisce rapidamente a tutto il corpo.
5. Gestire la temperatura degli ambienti con buon senso
Il condizionatore va usato correttamente: la temperatura consigliata è tra i 24 e i 25 gradi, con la funzione deumidificazione attiva quando possibile. Passare continuamente da ambienti molto freddi ad ambienti molto caldi affatica l’organismo del bambino. Il flusso d’aria del condizionatore o del ventilatore non deve essere diretto sul corpo del bambino, specialmente nei lattanti.
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Senza aria condizionata: cosa fare davvero
Il ventilatore da solo non basta quando le temperature superano i 35 gradi. Anzi, se l’aria ambiente è più calda della temperatura corporea, un flusso d’aria calda può accelerare il surriscaldamento invece di contrastarlo. Serve un approccio diverso.
La strategia più efficace per chi non ha il condizionatore è invertire il ciclo della casa: tende oscuranti e finestre chiuse durante le ore di punta del calore, apertura notturna per far circolare l’aria fresca. Le tende oscuranti tengono fuori fino al 30% del calore radiante. Le finestre si aprono quando la temperatura esterna scende sotto quella interna, di solito dopo le 22-23.
Alcuni accorgimenti pratici aggiuntivi:
• Ventilatore con bacinella di acqua e ghiaccio davanti: l’aria che passa sull’acqua si raffredda prima di raggiungere il bambino, con un effetto simile a quello di un raffrescatore evaporativo
• Piano terra o seminterrato: il calore sale, quindi le stanze più basse sono sempre le più fresche. Se possibile, far dormire o riposare i bambini nelle ore calde al piano più basso
• Lenzuola bagnate appese davanti alle finestre aperte: funziona bene nei climi secchi (meno in presenza di alta umidità), abbassa la temperatura percepita di 3-4 gradi
• Cubetti di ghiaccio avvolti in un asciugamano sul collo o sui polsi: raffresca rapidamente grazie alla presenza di vasi sanguigni superficiali
• Pigiama di cotone leggermente inumidito: si asciuga sul corpo durante la notte abbassando la temperatura cutanea
• Cuscino traspirante in bambù o lenzuola di lino: nelle notti tropicali la qualità del sonno è determinante per come il bambino affronta la giornata successiva
Per i lattanti senza aria condizionata la situazione è la più delicata: non sudano in modo efficiente e non riescono a comunicare il disagio termico. Un termometro ambientale in camera è uno strumento utile: sopra i 26-27°C la notte diventa rischiosa, ed è il momento di cercare un ambiente più fresco altrove.
Cosa mangiare con il caldo: l’alimentazione cambia
Con l’aumento delle temperature conviene alleggerire l’alimentazione. L’Ospedale Bambino Gesù consiglia di ridurre i cibi grassi e pesanti, privilegiando carboidrati a rapida digeribilità, frutta e verdura. Insalate, zucchine, melanzane, peperoni, pomodori, melone, anguria e fragole apportano fino all’80-90% di acqua e sali minerali utili come potassio e magnesio. È utile mantenere l’abitudine dei pasti regolari, compresa la colazione: saltarla aumenta il bisogno calorico nelle ore successive.
Un’alternativa alla merenda del pomeriggio: frullati di frutta fresca o ghiaccioli fatti in casa con succo diluito, che idratano senza aggiungere zuccheri industriali. Un dettaglio spesso trascurato: la digestione di pasti abbondanti e ricchi di grassi aumenta la produzione interna di calore. Pranzi leggeri nelle ore più calde non sono solo più gradevoli, sono anche fisiologicamente più corretti.
I rifugi climatici: dove andare con i bambini quando casa è troppo calda
Nelle settimane di caldo estremo, molte città italiane mettono a disposizione gratuitamente una rete di spazi freschi e accessibili. Si chiamano rifugi climatici: biblioteche, musei, centri civici, parchi con alta copertura d’ombra, edifici pubblici climatizzati aperti a tutti, senza obbligo di consumazione o acquisto.
Per essere considerati tali, questi spazi devono rispettare criteri precisi: temperatura più bassa rispetto all’esterno, acqua potabile disponibile, sedute e servizi igienici. Per i parchi è richiesta un’ombreggiatura di almeno il 70% della superficie.
La mappa dei rifugi climatici italiani è cresciuta significativamente nell’estate 2026. Milano ha censito 116 spazi freschi distribuiti nei suoi nove municipi, tra parchi, biblioteche comunali e case di quartiere. Firenze ha aggiornato la propria rete a 44 siti, con biblioteche come Le Oblate, la Biblioteca Mario Luzi e la BiblioteCaNova Isolotto. Bologna conta 24 rifugi tra parchi ombreggiati come il Giardino Margherita e musei civici climatizzati. Roma ha sviluppato il Progetto Respiro, in collaborazione con l’Università La Sapienza, che mappa parchi e spazi pubblici. Napoli, in assenza di una rete comunale ufficiale, si affida alla mappatura dell’associazione Cleanap, con una trentina di punti freschi tra Villa Comunale, Parco Virgiliano e Giardini di Palazzo Reale.
Per le famiglie con bambini questi spazi sono particolarmente utili nelle ore centrali della giornata, quando uscire è sconsigliato e restare in una casa surriscaldata è rischioso. Il consiglio pratico: consultare il sito del proprio Comune per trovare il rifugio più vicino a casa.
Rifugi climatici contro il caldo estremo: il consiglio di Kidpass
Biblioteche e musei sono rifugi climatici naturali e, spesso, molto di più: mostre interattive, laboratori, angoli lettura per bambini. Nelle ore più calde dell’estate, un museo civico o una biblioteca comunale diventano una destinazione, non solo un riparo. Qui su Kidpass trovate le guide ai musei per bambini nelle principali città italiane, con informazioni su orari, prezzi e attività dedicate ai più piccoli.
Explora – Museo dei Bambini di Roma
Città della Scienza a Napoli
Riconoscere i segnali di allarme: quando chiamare il medico
La disidratazione lieve si manifesta con bocca secca, poca urina scura e concentrata, stanchezza e irritabilità. In questi casi è sufficiente portare il bambino in un ambiente fresco, farlo riposare e offrirgli piccoli sorsi frequenti di acqua o soluzione reidratante.
I segnali del colpo di calore sono diversi e richiedono intervento immediato:
• temperatura corporea elevata, spesso superiore a 39-40°C
• pelle molto calda e arrossata, ma senza sudore
• vomito persistente
• respiro accelerato
• confusione, difficoltà a rispondere, alterazione del comportamento
• marcata sonnolenza o perdita di coscienza
In presenza di questi sintomi, portare subito il bambino in un luogo fresco, rimuovere gli indumenti in eccesso, rinfrescare il corpo con panni bagnati e chiamare il 118 o recarsi al Pronto Soccorso più vicino senza attendere.
Caldo record e bambini: domande frequenti
Come capire se il mio bambino è disidratato?
I segnali più evidenti sono la bocca secca, le lacrime assenti quando piange, la fontanella infossata nei lattanti, l’urina molto scura e scarsa, e la stanchezza insolita. Nei bambini più grandi si aggiungono mal di testa e irritabilità. Se il bambino non urina da più di 8 ore, è un segnale da non ignorare.
Quanta acqua deve bere un bambino con il caldo intenso?
La SIPPS indica come riferimento di base 1,1 litri al giorno dai 4 ai 10 anni, e da 1,5 a 2 litri per gli adolescenti. Con temperature superiori ai 35 gradi e attività fisica, questa quantità deve aumentare. Per i bambini che praticano sport, la SIPPS consiglia di pre-idratarsi prima dell’attività (90-180 ml sotto i 40 kg di peso) e bere almeno 150-240 ml ogni 20 minuti durante lo sport.
Il condizionatore fa male ai bambini?
No, se usato correttamente. La temperatura consigliata dall’Ospedale Bambino Gesù è tra i 24 e i 25 gradi, con deumidificazione attiva. Il problema non è il condizionatore in sé, ma gli sbalzi termici bruschi tra ambienti freddi e calore esterno, e il flusso d’aria diretto sul corpo. Nei lattanti è bene non orientare la ventilazione verso la culla o il lettino.
Fino a che ora è sicuro portare i bambini fuori con il caldo?
La Società Italiana di Pediatria e la Simeup indicano di evitare l’esposizione prolungata nelle ore tra le 11 e le 17. Le uscite più sicure sono quelle entro le 10 di mattina e dopo le 18, in zone ombreggiate e ventilate.
Cosa fare se il bambino ha il colpo di calore?
Il primo intervento è portarlo immediatamente in un luogo fresco, togliergli i vestiti in eccesso e iniziare a rinfrescare il corpo con panni bagnati. Offrire piccoli sorsi d’acqua fresca se il bambino è cosciente. Se la temperatura non scende, se il bambino perde conoscenza, vomita in modo persistente o appare confuso, chiamare il 118 o recarsi al Pronto Soccorso senza attendere.
Dove trovo il rifugio climatico più vicino a casa mia?
Il punto di partenza è il sito del proprio Comune: Milano, Firenze, Bologna e molte altre città hanno mappe aggiornate dei propri spazi freschi. In alternativa, VDNews ha pubblicato una mappa nazionale dei rifugi climatici italiani aggiornata a giugno 2026. A Napoli, in assenza di una rete comunale, la mappatura è curata dall’associazione Cleanap.
I neonati allattati al seno hanno bisogno di acqua aggiuntiva con il caldo?
Nei primi sei mesi di vita, l’allattamento al seno è sufficiente anche con temperature elevate: il latte materno contiene circa l’87% di acqua. Dall’inizio dello svezzamento, intorno ai 6 mesi, si inizia a offrire piccole quantità di acqua tra un pasto e l’altro.





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