BlurM3Not, l’installazione interattiva del Cnr-Ifc che studia i comportamenti digitali dei ragazzi
Viviamo immersi nel digitale: lo smartphone è ormai un’estensione di noi stessi, i social media un luogo di incontro e confronto quotidiano.
Ma dietro gesti all’apparenza innocui — un messaggio non risposto, uno sguardo perso sullo schermo durante una conversazione, una ricompensa virtuale in un videogioco — si nascondono spesso dinamiche complesse, capaci di influenzare emozioni e relazioni reali.
Per aiutare a riconoscere e comprendere questi fenomeni, l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc) in collaborazione con Studio Sheldon hanno ideato “BlurM3Not”, installazione interattiva dedicata a comportamenti emergenti innescati da Internet, di cui sono spesso vittime proprio i più giovani.
Ghosting, phubbing, loot-boxing: i nomi possono forse suonare complicati, ma in realtà descrivono comportamenti diffusi nella vita digitale dei più giovani, che potenzialmente possono generare ansia e isolamento sociale. Per questo i ricercatori e le ricercatrici del Cnr-Ifc – hanno voluto approfondirne lo studio e stimolare, con l’esperienza di “Blur3MeNot”, un momento di confronto e di riflessione dedicato in particolare agli studenti delle scuole superiori.
Che cos’è il Ghosting?
Il “ghosting”, ad esempio, è il fenomeno per cui una persona interrompe improvvisamente ogni comunicazione con un’altra, senza spiegazioni né preavviso. Questo comportamento è diventato sempre più comune con l’avvento dei social media e delle app di messaggistica, facilitato dall’anonimato che favorisce la mancanza di responsabilità: un “comportamento digitale” che può avere effetti emotivi devastanti sulla persona che lo subisce, alimentando sentimenti di confusione, insicurezza e bassa autostima.
Che cos’è il phubbing?
Sempre legato all’atto di ignorare una persona è il “phubbing”, termine che deriva dalla fusione delle parole “phone” e “snubbing” descrivendo cioè l’allontanamento a favore del proprio smartphone: quante volte è capitato di trovarsi in mezzo ad altre persone, tutte concentrate sul proprio “piccolo schermo”? E’ proprio questo il fenomeno analizzato nella mostra: un comportamento che si è via via diffuso grazie ai dispositivi mobili, anch’esso caratterizzato da un impatto significativo sulle relazioni sociali e personali.
Che cos’è il loot boxing?
Infine, il “loot boxing” è una pratica comune nei videogiochi on line, in cui i giocatori e le giocatrici possono acquistare, con valuta reale o virtuale, casse premio che contengono oggetti virtuali casuali: un meccanismo che avvicina al gioco d’azzardo, poiché chi gioca non sa cosa otterrà fino all’apertura della cassa, e come tale pericolosamente vicino a creare dipendenza.
BlurM3Not: un riscontro diretto per ragazzi sulla vita digitale
“BlurM3Not”,” si rivolge in particolare ai ragazzi: il loro smartphone diventa il perno dell’esperienza di visita, che li invita a esprimere un proprio parere / giudizio su queste esperienze, facendo emergere in forma anonima un riscontro diretto sul fatto che conoscano questi comportamenti o ne siano mai stati vittime, e permettendo di vivere una riflessione comune e aperta su disagi spesso nascosti.
Come promuovere una vita digitale sana
“Promuovere una comunicazione aperta e onesta nelle relazioni è fondamentale per prevenire fenomeni come il ghosting e costruire connessioni più solide e rispettose. Piccoli gesti, come mettere via il telefono durante i pasti o le conversazioni, possono fare una grande differenza. Promuovere la presenza attiva e l’ascolto reciproco è essenziale per costruire e mantenere relazioni solide e gratificanti”, affermano gli ideatori, ricercatori e ricercatrici del Cnr-Ifc, un Istituto che ha fatto dello studio dei fenomeni sociali tra giovani comprese le dipendenze- una delle sue principali linee di attività.
Tra le più recenti installazioni, “BlurM3Not” è stata presentata nell’edizione 2025 del Festival della Scienza di Genova e a Pisa in occasione delle celebrazioni dei 25 anni dall’istituzione dell’Area della Ricerca del Cnr. Ma il viaggio continua, con l’obiettivo di avvicinare più studenti possibile e insegnare loro a vivere il mondo digitale con maggiore consapevolezza e serenità.
Articolo di Francesca Gorini – Ufficio Stampa Cnr
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