Lo diceva Maria Montessori, lo dimostra uno studio recente e lo sostengono gli chef di grido: il contatto con il cibo favorisce la conoscenza e l’autonomia ed esalta le pietanze

“I nostri risultati suggeriscono che i bambini che durante lo svezzamento sono lasciati liberi di mangiare da soli con le mani, imparano ad autoregolarsi nell’assunzione di cibo, hanno un indice di massa corporea più basso e preferiscono gli alimenti sani. Ciò ha evidenti implicazioni nella lotta all’aumento dell’obesità nella società contemporanea”. Lo scrivono Ellen Townsend e Nicola Pitchford dell’Università inglese di Nottingham a conclusione del loro studio condotto su 155 bambini dai 20 mesi ai 6 anni e mezzo, recentemente pubblicato da BMJ Open. Uno studio che ha fatto clamore e che, anche nel piccolo delle nostre famiglie, ci spinge a dire: “Ma come, quante volte abbiamo ripetuto ai bambini che non si mangia con le mani? Ora dovremmo rimettere in discussione un pilastro dell’educazione a tavola?”.

Pare proprio di sì: lo aveva già capito Maria Montessori, secondo la quale il principale organo dell’intelligenza sono proprio le mani dei piccoli. Si dovrebbe dunque permettere al bambino di toccare la pappa, almeno fino al compimento dei tre anni e anche se già usa forchetta o cucchiaio, e solo in seguito introdurre qualche regola. Portare il cibo alla bocca, come fa con i sonagli e altri giochi, è infatti il suo modo di sperimentare.

Tatto e gusto sono lo strumento del bimbo per conoscere il mondo e per lui manipolare gli oggetti e la pappa non è solo un gioco, ma un passaggio fondamentale verso l’autonomia. Di più, è la prima esperienza di distacco dal pieno controllo materno. Quindi lasciare al nostro piccolo la libertà di mettere le mani nella pappa favorisce la sua crescita: mangerà più volentieri e non chiederà poi di essere ancora imboccato dopo i tre anni.

Pertanto, se vogliamo che impari a conoscere il mondo che lo circonda e a muoversi autonomamente in esso, accettiamo con leggerezza che infili il ditino nel passato di verdura e che si conceda qualche innocua sbrodolata.

E se a qualcuno, genitore, nonno o zio che sia, viene voglia di imitare il bambino, bando alle reticenze. Vi sono sostenitori eccellenti della modalità di cibarsi con le mani: da Chef Rubio a Ferran Adrià, che nel suo ristorante El Bulli di Roses (Girona, Spagna) propone il famoso menu degustazione, 44 (mini) portate durante le quali solo per sei volte appaiono sul tavolo le posate. Tutto il resto è da mangiare con le mani. E si tratta solo del più eclatante degli esempi di una crescente tendenza nell’alta ristorazione che valorizza l’importanza del tatto e del contatto diretto col cibo.