“Quello che sei, io ero; quello che sono, tu sarai.”
(Lino Banfi interpreta Libero Martini, nella serie TV “Un medico in famiglia”)

Quanti hanno provato, guardando questa fortunatissima serie televisiva, a ripetere in velocità la frase di nonno Libero? E quanti di voi si sono confusi tra io e tu, tra sono e sarai, dando vita alle più estrose e divertenti combinazioni? “Quello che io sono, io ero; quello che tu sei, tu sarai”, “Quello che sarai io ero; quello che sono, tu sei”…

Fermatevi un attimo! Prima di ripassare tutto il verbo essere, prendete atto di una grande verità: queste due semplici frasi giocano tra presente e futuro, tra età diverse e modi di vedere la vita differenti, eppure c’è qualcosa che lega i due tempi, un filo che unisce chi sono io oggi e chi sarai tu domani.

Si tratta dello sguardo con il quale i bambini ci guardano:

I bambini non sono mai stati molto bravi nell’ascoltare gli adulti, ma non hanno mai mancato di imitarli.
(James Arthur Baldwin)

I grandi spesso vivono l’imbarazzo di essere scrutati, esaminati, scandagliati dai più piccoli. Sono i bambini i nostri più grandi ammiratori, con il nostro metro di altezza in più che ci rende gli umani più alti del pianeta, e le nostre buffe espressioni facciali quando ci avviciniamo per parlare con loro. E gli adulti di oggi sono chiamati a non deludere questo difficile compito, quello di educare, crescere e sostenere gli adulti del domani, per permettere loro di essere coraggiosi, curiosi, rispettosi e responsabili. Per compiere questo dovere, a volte, basta solo il buon esempio.

I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi.
(Carl Gustav Jung)

Per rimanere sempre umili di fronte allo sguardo dei bambini, anche i grandi devono dedicarsi alla difficile arte di lasciarsi guidare e di imparare (o re-imparare) da quello che i piccoli possono insegnarci. Non dobbiamo pensare di essere i soli a poter dare l’esempio: anche i bambini hanno qualcosa da dire, e la loro parola conta come la nostra, quando è detta con la spontaneità che li contraddistingue. Quando diciamo che i bambini non hanno filtri stiamo solo dicendo che i loro occhi sono in grado di cogliere quegli aspetti della vita che noi facciamo finta di non vedere, o che la routine quotidiana ha reso completamente invisibili.

Solo i bambini vedono le cose con perfetta chiarezza, perché non si sono ancora costruiti tutti quei filtri che ci impediscono di vedere le cose che non ci aspettiamo di vedere.
(Douglas Adams, dal libro “Dirk Gently, Agenzia Investigativa Olistica”)

È giusto, quindi, lasciare che la loro parola si faccia sentire: sono gli adulti di domani che imparano dai grandi a trovare il proprio posto nel mondo, e questo è possibile soltanto se gli adulti sono in grado di infondere fiducia e insegnare l’impegno, la costanza, la determinazione. Solo così i bambini di oggi saranno liberi di esprimersi e di poter gettare le basi per un futuro migliore.

“Perciò io, che sono una bambina in scadenza, penso
a) che i grandi non hanno più nulla da insegnarci;
b) che sarebbe meglio se noi prendessimo le decisioni, e i temi scolastici contro la guerra li scrivessero loro;
c) che dovrebbero smettere di fare i film dove la giustizia trionfa e farla trionfare subito all’uscita del film.
Ebbene sì, sono polemica.”
(Stefano Benni, dal libro “Margherita Dolcevita”)

Nel dialogo intergenerazionale, quando le voci degli adulti si uniscono con quelle dei bambini in un canto all’unisono per descrivere un mondo più ricco, più vivace, più colorato, non dobbiamo mai dimenticare che il compito dei grandi è quello di mettere i più piccoli nelle condizioni di poter esprimere se stessi, qualunque sia il ruolo che sono chiamati a ricoprire: genitori, nonni, zii, insegnanti, allenatori, educatori…

Questo è il nostro obbligo nei confronti del bambino: dargli un raggio di luce, e seguire il nostro cammino.
(Maria Montessori)

Ma non dimentichiamo mai la lezione più grande che possiamo imparare: nel grande gioco tra passato e futuro, quando tendiamo la mano ad un bambino per aiutarlo a rialzarsi dopo una caduta, o ci abbassiamo alla sua altezza per poter guardare il mondo alla loro dimensione, non dobbiamo mai smettere di trattare i più piccoli come persone, in grado di amare, desiderare, sognare e lottare per quello in cui credono, sia che si tratti di una nuvola di zucchero filato o della pace tra i popoli del mondo.

Tu puoi imparare dai tuoi figli più di quanto essi imparino da te. Attraverso te essi conoscono un mondo ormai passato, tu in loro ne scopri uno nuovo che sta nascendo.
(Friedrich Rückert)

 

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