Come visitare con i bambini uno dei musei più affascinanti ma anche impegnativi d’Italia e d’Europa? Noi ci siamo andati: ecco la nostra esperienza e i nostri consigli

Quando la storia quest’anno ha fatto capolino nel programma scolastico di terza elementare, mia figlia più grande non ha avuto dubbi: Da grande farò l’archeologa!. Ci è parso dunque il momento giusto per organizzare un weekend a Torino, includendo una tappa al Museo Egizio che, per valore e quantità dei reperti, è il più importante del mondo dopo quello del Cairo. Torino, poi, accoglie molto bene le famiglie, ma di questo vi abbiamo già parlato qui.

Prima di partire

Con l’hotel abbiamo prenotato online nel sito del museo anche la visita guidata: questa ormai è la modalità migliore per evitare la fila all’ingresso e poi alle casse, specialmente se si hanno dei bambini al seguito. Purtroppo però non c’è la possibilità di scegliere una visita ad hoc per ragazzi, l’unica possibile è quella destinata a visitatori adulti. Nel corso della nostra ricerca nel web abbiamo scoperto che è possibile di avvalersi di un’organizzazione privata, Musement, che invece propone dei tour appositamente studiati e costruiti per i bambini: la proposta sembra davvero ottima, ma per quattro persone ci è parsa un po’ troppo costosa e abbiamo preferito la visita proposta dal museo.

Il Museo Egizio di Torino: tre piani da scoprire

Arrivati a Torino, ci siamo diretti verso l’imponente palazzo dell’Accademia delle Scienze, che ospita il Museo Egizio. In biglietteria ci è stato consegnato un braccialetto azzurro, identificativo dei visitatori pronti per seguire la guida, e ci siamo radunati al centro della sala ad attendere Ilaria, giovane egittologa che ci ha guidato alla scoperta dei tesori dell’antico Egitto. Il percorso di scoperta di una delle civiltà più affascinanti e complesse dell’antichità è iniziato al secondo piano, snodandosi dall’epoca predinastica (4000 a.C.) a quella tardoantica (700 a.C.). A Vera, otto anni, per tenere alta l’attenzione durante le due ore di tour sono bastate la macchina fotografica (le foto sono consentite, ma senza flash) e un blocchetto con matita. Con Petra, quattro anni, invece, è stato un po’ più complicato: dopo due sale ha ceduto al sonno, svegliandosi solo verso la fine, per godersi quello che è sicuramente l’ambiente più spettacolare e sorprendente per i bambini ma anche per gli adulti, la Galleria dei Re. Ma andiamo con ordine: al secondo piano abbiamo fatto conoscenza con le divinità egizie, con i riti collegati alla morte, con le credenze inerenti all’Aldilà. Qui abbiamo potuto incontrare anche le prime mummie, vegliate da statue che ne raffiguravano l’aspetto in vita.

Chi sono gli Ushabti?

Ciò che resta maggiormente impresso è però quanto svela il primo piano, dove si trova in particolare la ricchissima tomba di Kha, architetto che fu a capo dei lavori della necropoli e che lavorò al servizio del faraone Amenhotep III e della sua amata moglie Merit. Che stupore di fronte alla parrucca di Merit, fatta di veri capelli neri, perfettamente conservata! Ma anche per le vesti di lino di Kha, una più pesante per l’inverno e una più leggera per l’estate, e per i letti della coppia con tanto di poggiatesta: già, perché gli Egizi non utilizzavano il cuscino, bensì una piccolo piedestallo in legno che veniva ammorbidito – per quanto possibile – con bende di lino. Impressionanti anche le mummie delle “tre sorelle”, giovani donne figlie di un sacerdote, che vissero durante la XXV dinastia, nel VII secolo a.C.. Il loro legame di parentela viene svelato dalle iscrizioni geroglifiche sui sarcofagi, così come i loro nomi curiosi, Tapeni che significa “Topolina”, Tama cioè “Gatta” e Neferrenepet,“Buonanno”. Queste tre mummie sono state sottoposte ad una Tac, che ha evidenziato che tutte e tre morirono a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, probabilmente a causa di un virus o di un avvelenamento da cibo. Il volto della giovane posta al centro nella teca è stato sbendato e sono ben visibili i capelli e gli occhi chiusi: una scena da pelle d’oca. Un altro particolare che ci ha molto colpito (ma forse più noi adulti che i bambini) sono gli Ushabti ritrovati nelle tombe. Nell’antico Egitto, tutti erano tenuti a lavorare la terra e la morte non esonerava da questo dovere. Così, a partire dal Medio Regno, i corredi funerari vennero integrati dagli ushabti, statuine che avrebbero risposto alla chiamata al lavoro al posto del defunto. Nel Nuovo Regno, intorno al 1100 a. C., il numero ideale di ushabti era di 365, uno per ogni giorno dell’anno egizio. Si raggiungevano i 401 esemplari con le figure dei sorveglianti che, rappresentati con indosso gli abiti dei vivi e muniti di fruste e bastoni, si assicuravano che gli altri ushabti portassero a termine i loro doveri. Di solito, nelle tombe, gli ushabti venivano accuratamente sistemati in cofanetti decorati di legno o in terracotta o in urne.
Bello sarebbe avere pure oggi, e senza attendere di passare a miglior vita, una manciata di Ushabti pronti a sbrigare qualche faccenda per noi!

L’imponenza egizia

L’ultimo piano che abbiamo visitato è stato il piano terra, dove l’impatto visivo (le mie figlie dicono “effetto wow”!) è davvero sorprendente: qui, nella Galleria dei Re, si comprende davvero la grandezza della civiltà egizia, con la maestosità delle opere che sono giunte fino a noi. Grazie all’ambiente buio, agli specchi e ai giochi di luce, le statue appaiono ancora più imponenti: facciamo la conoscenza di alcuni dei più importanti faraoni (tranne Ramesse II, la cui statua era in partenza per il Badisches Landesmuseum di Karlsruhe, per la mostra Ramesse. Divino sovrano del Nilo) e delle divinità Ptah, Amon, Hathor e Sekhmet. Infine, prima di uscire, eccezionale è la presenza di un intero santuario rupestre, il Tempio di Ellesija(Thutmosi III) nella Sala Nubiana, donato nel 1966 dall’Egitto per ringraziare l’Italia del fondamentale apporto nel salvataggio dei monumenti minacciati dalle acque del Lago Nasser.

L’offerta per i bambini al museo egizio e i nostri consigli

I bambini al di sotto dei 5 anni entrano gratis, dai 6 ai 14 anni l’ingresso è al costo di 1 euro. I bagni (presenti in ogni piano espositivo) sono attrezzati per il cambio dei più piccoli e carrozzine e passeggini sono ammessi nel percorso espositivo. Più o meno tutti i fine settimana viene organizzata un’attività mattutina per le famiglie: lo scorso weekend è stata proposta “Animali o dei?”, per riconoscere l’aspetto degli dei e la forma che di volta in volta assume il loro smisurato potere. I ragazzi e i loro genitori hanno avuto l’opportunità di fare una passeggiata all’interno delle sale del Museo per scoprire le caratteristiche speciali di ogni forza divina. Noi purtroppo, essendo arrivati al museo nel pomeriggio, l’abbiamo persa…
Prenotate, quindi, con almeno due settimane d’anticipo se volete rientrare nelle attività per le famiglie in programma nel weekend. La visita giudata dura circa due ore, i tour tematici per famiglie novanta minuti: l’esperienza del Museo Egizio è eccezionale per i bambini, ma non piccolissimi. Noi la consigliamo dai 7 anni in poi. Una tappa merita il bookshop: qui vi si possono trovare pubblicazioni per tutte le età, dal simpatico Pimpa al Museo Egizio (Franco Panini Ragazzi, collana Musei in gioco), una guida facile per i più piccini, a racconti “in tema” come Faraone superstar di Jeremy Strong (Il battello a vapore).