Credo che un viaggio nel lontano e selvaggio west sia nell’immaginario comune, grazie ai film western per noi boomer e alla serie animata dei Dalton per i nostri bambini: chi non l’ha sognato almeno una volta? Cowboy, indiani, alieni e motori ruggenti: preparatevi a un affascinante itinerario che attraversa Arizona e Nevada, passando per la Route 66 e le gole del Grand Canyon.
Chi di voi ha letto qualche altro mio resoconto di viaggio, sa quanto mi piaccia programmare le cose con largo anticipo per avere il tempo di assaporare luoghi ed esperienze. Ecco perché trovarmi ad organizzare un viaggio a lungo desiderato in meno di due settimane mi ha spiazzato. E, a complicare le cose, i pochi giorni a disposizione per un viaggio che decisamente ne meriterebbe molti di più.
Ma quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare! Con tanta fatica ed entusiasmo e tante ore passate su internet a pianificare ogni dettaglio, siamo riusciti a vedere abbastanza da tornare senza rammarico. E senza che mai i miei ragazzi avessero l’impressione di essere di corsa.
Calico: il tipico villaggio western
Atterrati al mattino all’aeroporto di Las Vegas e presa l’auto a noleggio prenotata da casa, ci siamo subito diretti verso una delle ghost town meglio conservate degli Stati Uniti, Calico in California. Nelle circa due ore di viaggio i ragazzi si sono fatti una bella dormita e noi abbiamo cominciato a familiarizzare con un ambiente tanto affascinante quanto insolito.

Siamo arrivati a Calico giusti per l’ora di pranzo. Ci siamo subito diretti verso il saloon e… Zac! È stato come entrare in una macchina del tempo: tutto, ma proprio tutto, dalla sedia a dondolo sul patio ai vestiti della cameriera, mi ricordava le tante scene viste nei film da bambina in braccio a papà, grande appassionato del genere western.
Dopo aver mangiato uno dei polli fritti più strepitosi mai assaggiati ci siamo immersi in questa dimensione sospesa visitando le case e i negozi rimasti come pietrificati nel tempo. Se fossero arrivati cowboy e indiani a cavallo credo che non ci saremmo nemmeno sorpresi!
Las Vegas: passeggiata nel giardino tropicale
Le due ore necessarie per il rientro a Las Vegas sono state provvidenziali per un altro riposino in vista di una bella passeggiata serale. Sulla strips di Las Vegas, che non è esattamente una città a misura di bambino, tuttavia si possono scegliere diverse attività super adatte. Noi abbiamo optato per una passeggiata lungo la strip a partire dal nostro hotel, il “New York New York”, non prima di aver fatto una bel giro sulla montagna russa al suo interno fino al famigerato Venetian, con due tappe decisamente ideali per i più piccoli.
Due attività per bambini a Las Vegas
Per prima cosa una visita ai fenicotteri del Flamingo: un’oasi di pace nel cuore della Strip dove si trova un giardino tropicale in cui vivono i fenicotteri rosa e altri animali: andateci con i bimbi quando gli addetti nutrono gli animali, potete verificare gli orari sul sito dell’hotel. E’ un bel modo per fare una pausa al fresco e fuori dal caos della città. Ripartiti per la nostra passeggiata, seconda tappa allo spettacolo delle fontane danzanti del Bellagio. Davvero uno spettacolo unico di suoni e colori che si riflettono negli occhi incantati di grandi e piccini.
Historic Route 66: sulle tracce del film Cars
Quante volte abbiamo visto e letto Cars con Edoardo e Ludovico? Davvero tantissime… Perciò per arrivare al Gran Canyon per noi c’era una sola strada e non era la superstrada, ma un tratto della famosa route 66, passando per cittadine davvero carine come Kingman e Peach Springs.

A Seligman per vedere Saetta e Cricchetto
Ma era a Seligman che noi puntavamo. A guardarla verrebbe da pensare a Seligman come una singola via con qualche negozio tipico delle città della mother road. Eppure è un luogo fantastico: percorrendo il miglio di strada che attraversa Seligman si trovano molte auto che ricordano il cartone animato, ma la più fotografata è sicuramente il mitico Cricchetto. Non ultima chicca, a Seligman si mangia ottimo cibo messicano. Un piatto di buonumore per affrontare l’ultimo pezzo di strada che ci porterà a dormire all’interno del visitor center del Grand Canyon.
Grand Canyon: il trekking più spettacolare
Il Grand Canyon è sicuramente il Parco Nazionale degli Stati Uniti più famoso e visitato da milioni di turisti ogni anno. Data la sua immensità ci sono ben tre accessi da cui poter osservare questa meraviglia della natura: il South Rim, il West Rim e il North Rim. Noi abbiamo scelto di entrare dal South Rim sia per la sua comodità (è facilmente inseribile nella maggior parte degli itinerari), che per la quantità di strutture ricettive.
Appena arrivati in hotel abbiamo scacciato la stanchezza del viaggio con una bella nuotata seguita da una veloce cena e via a nanna per prepararci all’intensa giornata successiva. Dormire all’interno del parco offre il vantaggio di poter iniziare la nostra escursione di buon mattino e di completare il giro entro il primo pomeriggio.
Tre linee di autobus svolgono altrettanti itinerari circolari che permettono di scendere nei vari punti di osservazione e risalire. Noi abbiamo scelto di percorrere la famosa Hermit Road lunga 11 km, facendo l’andata a piedi per goderci al meglio il paesaggio e la vista dei punti panoramici più significativi e riservandoci la comodità del bus per il rientro. Dopo una veloce pausa pranzo lasciamo il Grand Canyon in direzione di quella che per noi è stata l’esperienza più bella: la Monument Valley.
Monument Valley: uno scatto iconico nello scenario da film
La Monument Valley è una vasta area rocciosa modellata nei secoli dall’acqua e dal vento, di straordinaria spettacolarità, che il mondo ha potuto conoscere grazie al cinema ed è proprio in uno scenario da film che si ha la sensazione di essere quando si arriva in questa zona misteriosa.
Escursione nei luoghi degli indiani d’America
Siamo arrivati nel pomeriggio e siamo subito partiti per una escursione che ha riempito i nostri cuori di magia e gratitudine verso le bellezze del creato. La nostra bravissima guida Navajo ci ha permesso di conoscere in modo perfetto la cultura del suo popolo e sperimentare tutta la meraviglia e la magia della Monument Valley! Durante il tour abbiamo visitato siti di una bellezza mozzafiato come l’incredibile arco di Big Hogan, l’arco dell’occhio del sole e antichi petroglifi (arte rupestre), l’arco dell’orecchio del vento, le famose formazioni rocciose Totem Pole e Yei bi chei, John Fords Point e molti altri. Abbiamo visitato un tradizionale Navajo Hogan dove si assiste alla preparazione della lana e alla dimostrazione della tessitura di tappeti!
A cena dai Navajo
Mentre il sole inizia a sbiadire a ovest e le stelle iniziano a riempire i cieli della Monument Valley, veniamo ospitati nel villaggio dove i cuochi Navajo ci hanno preparato i tradizionali tacos Navajo con frittelle fatte in casa e bistecche alla griglia su un falò. Una cena nella più grande cornice all’aperto che si possa immaginare! La serata è proseguita con uno speciale programma di intrattenimento culturale Navajo. Una ballerina Navajo vestita in abiti tradizionali si è esibita in vari balli mentre un maestro di cerimonie raccontava storie vicino a un falò aperto e sotto un cielo pieno di stelle. L’esperienza che definirei davvero spirituale è culminata alla perfezione con il pernottamento nel famoso The View che ti permette di dormire completamente immerso in questa magia.

La mattina seguente ci siamo svegliati all’alba per goderci un’altra avventura spettacolare: un giro a cavallo come i veri indiani tra i sentieri della valle accompagnati dal sole nascente… Di questa esperienza non vi racconto nulla perché è un’esperienza emozionale che non si può descrivere ma bisogna vivere.
Antelope Canyon: giochi cromatici sulle pareti levigate dal vento
Non poco a malincuore all’ora di pranzo siamo partiti per l’ultimo canyon in programma: Antelope Canyon uno dei monumenti naturali più belli e suggestivi degli Stati Uniti. Gestito dalla tribù Navajo, si trova in Arizona ed è senza dubbio uno dei canyon americani più ambiti e fotografati.

L’Antelope Canyon è uno slot canyon, ovvero una gola stretta ma sufficientemente ampia da essere attraversata da un paio di persone contemporaneamente (tranne in alcuni punti). Ma qual è la particolarità? Presto detto: nei millenni, le pareti del canyon sono state levigate e scolpite grazie all’azione di acqua e del vento. Inoltre, la luce penetra soltanto dalla parte superiore, originando notevoli giochi cromatici che conferiscono alle pareti di arenaria delle magnifiche sfumature arancioni e viola. Il canyon è suddiviso in varie sezioni non collegate tra loro e, cosa importante per visitarlo, è necessario prenotare un tour guidato e tenere conto che in alcuni periodi dell’anno è allagato e perciò non visitabile.
Death Valley: nel rovente paesaggio lunare
Il mattino seguente ci mettiamo in viaggio con l’ultimo lungo tratto di auto da percorrere con destinazione Death Valley.
Area 51, a caccia di alieni
Decidiamo di attraversare Amargosa, ossia la zona dove si trova la mitica area 51. Dopo ore passate in mezzo al nulla, trovare un negozio e una forma di vita umana o aliena che sia ha quasi dell’incredibile. Per i ragazzi pranzare circondati da gadget di alieni è stata sicuramente un’esperienza esaltante!

Mesquite Flat, un magnifico panorama tra le dune di sabbia
Entriamo nella death valley a pomeriggio inoltrato dalla parte di Rhyolite ma il caldo si fa davvero sentire. Visitiamo Mesquite Flat, quasi 40 km quadrati di dune di sabbia ondulate dalla forma in costante cambiamento. Sono le più famose tra le sette diverse dune presenti nel parco: un panorama da ammirare in silenzio e con calma se si resiste al caldo, e per questo proseguiamo verso Stovepipe Wells, un’oasi dove bere qualcosa e comprare dei souvenir.
Anche se la sera si avvicina il caldo non accenna a scemare perciò ci dirigiamo al nostro hotel nel bel mezzo della Death Valley a Furnace Creek e ci mettiamo in ammollo in piscina fino a buio inoltrato, ma anche adesso il caldo non demorde. A nanna presto perché domani è d’obbligo visitare quel che ci resta della valle della morte al mattino presto con temperature ancora abbordabili.
Badwater Basin, il punto più basso del Nord America
Ci svegliamo quindi di buon mattino e prima di colazione facciamo una bella passeggiata nel Badwater Basin, un bacino di un grande lago preistorico ormai prosciugato posto nel punto più basso del Nord America (ben 86 metri sotto il livello del mare). Lo scenario che si apre davanti agli occhi è quello di un orizzonte senza fine, un’immensa spianata ai piedi delle montagne che ricorda un paesaggio lunare, un luogo ai confini del mondo dove regna un profondo e palpabile silenzio. Appena arrivati penserete forse di essere improvvisamente approdati su un altro pianeta.
Zabriskie point, alla fine del viaggio
Rientriamo a Furnace per la colazione passando per Artist Palette, un caleidoscopio di colori e ci dirigiamo verso Las Vegas dove in serata ci aspetta il nostro volo di rientro passando per Zabriskie point forse il più noto dei paesaggi della Death Valley.
Arriviamo in aeroporto sicuramenti stanchi per questi giorni di spostamenti, ma immensamente felici e con un bagaglio di ricordi che ci porteremo negli occhi e nel cuore per sempre. La conquista del West… Un viaggio davvero da fare con i nostri ragazzi prima che crescano troppo.
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