Intervista a Nicholas Pizzo, storico e guida museale
Abbiamo intervistato Nicholas Pizzo, chiedendogli curiosità e approfondimenti sul suo mestiere di guida museale, ma anche la sua top 5 dei musei da visitare con i bambini. Alla fine dell’intervista, le nostre tip per organizzare una visita guidata in famiglia.
Dietro le quinte dei musei: il mestiere della guida con lo storico settecentista Nicholas Pizzo
Nicholas cammina tra sale chiuse al pubblico, attraversa porte misteriose con grandi mazzi di chiavi, dialoga con la storia leggendo libri, osservando ritratti e ambienti, studiando personaggi storici, muovendosi tra architetture e abiti d’epoca. Uno storico ha un potere straordinario: attraversare le epoche, metterle a confronto e poi raccontarle in modo da avvicinarle alle persone di oggi.
Come ricordava il celebre storico del Novecento Arnaldo Momigliano, il lavoro dello storico nasce dall’«interesse generale per le cose del passato e il piacere di scoprire in esso fatti nuovi riguardanti l’umanità».
Nicholas è un eccezionale storico settecentista ma anche una guida museale capace di rendere la storia… una storia bella da ascoltare! Per capire cosa c’è dietro una visita ben fatta — e perché il lavoro della guida è così speciale — lo abbiamo intervistato per voi.
Nicholas Pizzo è storico settecentista, guida museale e divulgatore. Con due pubblicazioni all’attivo e numerosi articoli per magazine come Marie Claire e 33 Magazine, dal 2018 collabora con musei e istituzioni culturali occupandosi di ricerca, valorizzazione e mediazione culturale.
Tra le collaborazioni e i luoghi citati: Brera, Teatro alla Scala, Gallerie d’Italia, Villa Litta a Lainate, Palazzo Reale, oltre a istituzioni come la Reggia di Colorno, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e Cambi Casa d’Aste a Genova. È molto seguito sui social, dove racconta storia sociale con particolare attenzione alla storia della donna, della moda e della sessualità, affrontando temi legati alla vita quotidiana nel Settecento e alle dinamiche della società dell’epoca.
Che bambino eri e qual è stato il percorso (e il momento decisivo) che ti ha portato a diventare l’esperto di Settecento che conosciamo oggi?
Sono sempre stato un bambino curioso, desideroso di conoscere e di avere risposte alle mie domande, anche alle più assurde. È una caratteristica del mio carattere che mi porto dietro ancora oggi e che mi aiuta nel mio lavoro, dalla ricerca alla divulgazione: io voglio sapere e approfondire, perché non riesco ad accontentarmi. È più forte di me.
Con il Settecento è lo stesso: tutto è iniziato guardando Sensualità a Corte e leggendo Paperina di Rivondosa dopo la scuola, per poi divorare saggi, biografie, tesi di dottorato e documenti d’archivio come un vero topo di biblioteca.
Qual è la cosa più “dietro le quinte” che hai visto in un museo o alla Scala che il pubblico non immagina?
Ho iniziato a lavorare nel settore nel 2018 e ricordo ancora la sensazione che provavo girovagando per le sale — anche quelle chiuse al pubblico — della Villa Nazionale Pisani a Stra, vicino a Venezia. Una sensazione di euforia mista ad ansia e, soprattutto, a privilegio che ancora oggi mi accompagna quando posso visitare in via esclusiva le sale chiuse di un palazzo, il dietro le quinte di un teatro storico come la Scala o le tele di una mostra tanto attesa mentre le stanno allestendo.
Non so bene come spiegarlo, ma in quei momenti mi sento importante, come se ci fossimo soltanto io e quel luogo che ho la fortuna di scoprire e conoscere più di chiunque altro.
Esistono davvero passaggi segreti o porte misteriose in posti come Brera, Palazzo Reale o Villa Litta? E qual è la più intrigante che puoi raccontare?
Certo che esistono, e credetemi: sono la parte più divertente di questo lavoro! Ricordo quando, con l’aiuto del fontaniere di Villa Litta a Lainate, sono salito nel punto più alto del belvedere, direttamente sopra il Ninfeo con i giochi d’acqua. Oppure quando, nella Villa Nazionale Pisani, ho avuto la fortuna di vedere il bagno pompeiano, da sempre chiuso al pubblico. Alla fine basta entrare in sintonia con i custodi o i guardiani e, con un po’ di fortuna, ti aprono le porte dei luoghi più insoliti di un palazzo. E credetemi: è una sensazione unica, ci si sente un po’ come un egittologo dentro una piramide… solo con qualche stucco e affresco in più.
Se potessi incontrare un personaggio del passato (magari del Settecento) per cinque minuti, chi sceglieresti e che cosa gli chiederesti?
È la domanda più complessa per uno storico: difficile rispondere, perché per un motivo o per l’altro vorrei poter parlare con qualsiasi personaggio del Settecento. Ribalto però la domanda e ti dico che porterei a cena Elisabeth Vigée Le Brun, Francisco Goya e Joshua Reynolds per farmi raccontare le storie più assurde sulla nobiltà.
Quanto hai studiato per arrivare qui… e quanto studi ancora oggi? Hai un “trucco” per ricordare così tante storie e trasformarle in una visita che incanta?
Non ho mai smesso di studiare. Questa passione è nata da autodidatta, ma l’ho poi approfondita all’università, prima a Bologna e poi a Venezia. In questo lavoro si studia sempre: quando ci si prepara per una mostra, quando si fa ricerca per un contenuto social, quando si deve verificare un dettaglio.
Non esiste un metodo valido per tutti, ma per quanto mi riguarda bisogna iniziare a vedere la storia non come una materia da imparare a memoria — altrimenti non si capisce nulla e si dimentica tutto — ma come una disciplina da comprendere per concetti, anche mettendo da parte le date.
Chiedetevi il perché delle cose mentre studiate, fatevi domande e, soprattutto, scrivete: anche male, ma scrivete. Appunti, disegni, schemi… qualsiasi cosa che vi aiuti a capire veramente un passaggio.
Qual è una domanda che non si dovrebbe mai fare a una guida? E, al contrario, qual è la domanda più curiosa (o inaspettata) che ti hanno fatto, magari proprio dei bambini?
Non credo esistano domande da non fare e domande invece “belle” da sentire. Credo piuttosto che ogni domanda possa essere un’occasione di dialogo e confronto. E a mio avviso, se mi stai chiedendo qualcosa significa che hai ascoltato. Considerando che, in media, la gente non ascolta ma parla e basta… questo vale tantissimo.
Se dovessi consigliare un museo in particolare da visitare in famiglia, con una guida, quale sarebbe? Dicci la tua top 5
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Complesso Monumentale della Pilotta (Parma) – Perfetto per le famiglie perché è un “mondo” dentro un unico luogo: si passa da spazi spettacolari come il Teatro Farnese a collezioni e ambienti diversi, così i bambini non si annoiano e ogni tappa diventa una scoperta. Con una guida il percorso prende ritmo e si trasforma in un racconto.
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Ca’ Rezzonico (Venezia) – Ideale se volete vivere il Settecento veneziano come un viaggio nel tempo: sale eleganti, dettagli, atmosfere. In famiglia funziona benissimo perché i più piccoli possono immaginare la vita di allora, mentre gli adulti colgono contesto e curiosità grazie alla guida.
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Reggia di Colorno (Colorno, Parma) – Una residenza che ha il fascino delle grandi storie di corte. Family friendly perché ricca di stanze e dettagli che catturano lo sguardo, ma anche perché con una guida è facile scegliere un percorso su misura, senza stancare i bambini e valorizzando ciò che li colpisce di più.
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Palazzina di Caccia di Stupinigi (Nichelino, Torino) – Scenografica e sorprendente: un museo che spesso fa dire “wow” appena si entra. In famiglia è un’ottima scelta perché offre tanti spunti visivi e narrativi; con una guida, simboli e curiosità diventano una vera caccia ai dettagli.
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Palazzo Reale (Genova) – Piace alle famiglie perché unisce arte e vita quotidiana: sale storiche, affreschi, arredi e oggetti che raccontano come si viveva davvero in un palazzo. Con una guida, i bambini seguono una storia semplice (“chi abitava qui?”, “a cosa serviva questa stanza?”) e gli adulti si godono l’approfondimento.
FAQ per famiglie: organizzare una visita con una guida
Visitare un museo o un palazzo storico insieme a una guida è un’esperienza diversa: non si tratta solo di “vedere” opere e sale, ma di imparare a osservare. Una guida dà ritmo alla visita, sceglie i dettagli che fanno la differenza, collega storie e contesti, e soprattutto crea un dialogo con il gruppo. Anche in famiglia è un valore aggiunto: aiuta adulti e bambini a condividere lo stesso racconto, mantiene alta l’attenzione dei più piccoli, rende la visita più leggera e partecipata, e trasforma le domande dei bambini in scoperte per tutti.
Come scelgo la guida giusta per una visita in famiglia?
Cerca una guida abituata a lavorare con bambini e famiglie: chiedi se propone un linguaggio adatto all’età, se usa domande/gioco e se sa modulare tempi e contenuti. Se il museo ha un servizio educativo interno, spesso è la via più semplice.
Meglio prenotare tramite museo o contattare una guida esterna?
Dipende dalla struttura. Molti musei richiedono la prenotazione e offrono guide interne o servizi didattici; in altri casi puoi rivolgerti a guide abilitate. In ogni caso, verifica sempre le regole del museo (ingressi, gruppi, costi, eventuali auricolari).
Quanto dovrebbe durare una visita guidata in famiglia?
Per famiglie con bambini, spesso funziona bene una durata tra 60 e 90 minuti. Se il museo è grande, è meglio fare meno sale ma con un racconto coinvolgente, piuttosto che correre ovunque.
Qual è l’età ideale per una visita con guida?
Non c’è un’età “giusta”: cambia l’approccio. Con bimbi piccoli serve più interazione e tempi brevi; con 7–10 anni si può fare una vera caccia ai dettagli; con preadolescenti e ragazzi funzionano curiosità, retroscena e collegamenti con la vita di oggi.
Cosa devo dire alla guida prima della visita?
Età dei bambini, interessi (arte, storie, misteri, personaggi), eventuali bisogni specifici, quanto tempo avete e se preferite un taglio più narrativo o più storico. Più informazioni date, più la visita può essere su misura.
Si può portare passeggino?
Molti musei sono accessibili, ma non sempre al 100% (scale, ascensori, sale strette). Controlla sul sito o chiama: spesso indicano percorsi consigliati, ascensori, depositi e alternative.
Merenda: si può mangiare in museo?
Di solito non nelle sale espositive. Alcuni musei hanno aree ristoro, cortili o spazi dedicati. Informati prima per organizzare una pausa senza stress (e porta un sacchetto per i rifiuti).
Zaini e giacche: dove li mettiamo?
Molti musei hanno guardaroba o armadietti, ma non sempre. Meglio chiedere in anticipo se è obbligatorio depositare zaini grandi o se ci sono limitazioni (soprattutto con bambini).
Foto e video sono permessi durante la visita?
Dipende dal museo e dalle opere. Spesso è consentito fotografare senza flash, ma non sempre. Verifica prima e spiega ai bambini le regole (flash e touch: no).
Come tengo alta l’attenzione dei bambini?
Scegli una visita che preveda domande e micro-sfide (“trova un dettaglio”, “scegli la tua opera preferita e dimmi perché”), alterna ascolto e osservazione e prevedi una pausa a metà, se possibile.
Se un bambino si annoia o vuole muoversi?
Succede: meglio una guida flessibile che sappia cambiare ritmo, accorciare, scegliere 3–4 opere “forti” e coinvolgere con curiosità. Anche sedersi due minuti davanti a un’opera può aiutare.
Cosa porto con me per una visita family friendly?
Acqua, snack (da consumare solo dove consentito), fazzoletti, una giacca leggera, e magari un piccolo taccuino per disegni o appunti (“la mia opera del giorno”).
Trova altri spunti utili nell’articolo: Bon ton al museo in famiglia





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